Breve storia del mio silenzio
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Letto da:
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Alessandro Castellucci
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Di:
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Giuseppe Lupo
A proposito di questo titolo
L'infanzia, più che un tempo, è uno spazio. E infatti dall'infanzia si esce e, quando si è fortunati, ci si torna. Così avviene al protagonista di questo libro: un bimbo che a quattro anni perde l'uso del linguaggio, da un giorno all'altro, alla nascita della sorella. Da quel momento il suo destino cambia, le parole si fanno nemiche, anche se poi, con il passare degli anni, diventeranno i mattoni con cui costruirà la propria identità.
"Breve storia del mio silenzio" è il romanzo di un'infanzia vissuta tra giocattoli e macchine da scrivere, di una giovinezza scandita da fughe e ritorni nel luogo dove si è nati, sempre all'insegna di quel controverso rapporto tra rifiuto e desiderio di dire che accompagna la vita del protagonista.
Natalia Ginzburg confessava di essersi spesso riproposta di scrivere un libro che racchiudesse il suo passato, e di Lessico familiare diceva: "Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi di quanto abbiamo visto e udito."
Così Giuseppe Lupo - proseguendo, dopo "Gli anni del nostro incanto", nell'"invenzione del vero" della propria storia intrecciata a quella del boom economico e culturale italiano - racconta, sempre ironico e sempre affettuoso, dei genitori maestri elementari e di un paese aperto a poeti e artisti, di una Basilicata che da rurale si trasforma in borghese, di una Milano fatta di luci e di libri, di un'Italia che si allontana dagli anni Sessanta e si avvia verso l'epilogo di un Novecento dominato dalla confusione mediatica.
E soprattutto racconta, con amore ed esattezza, come un trauma infantile possa trasformarsi in vocazione e quanto le parole siano state la sua casa, anche quando non c'erano.
©2019 Grandi & Associati S.r.l. (P)2020 Audible StudiosBreve storia del mio silenzio di giuseppe lupo racconta molte storie: quella del protagonista, della sorellina, del babbo e della mamma degli intellettuali del tempo, del leggere, dello scrivere che come l'autore ci dice è "come spostarsi sugli atlanti".
Racconta anche di un silenzio si, ma un silenzio pacato, semplice che aleggia nella storia, nei rimproveri materni se non leggi tornerai come all'inizio, al tuo silenzio.
In tutto il libro c'è una sorta di venerazione per la scrittura, per l'intelligenza, per la ricerca, per la speranza del futuro.
Ci sono state pagine dove ho davvero pensato che il futuro potrà esserci solo grazie alla speranza di un mondo possibile e forse migliore.
"Se il novecento a cui noi apparteniamo avrà il futuro di essere riocrdato, se tua madre ed io avremo il futuro di essere ricordati, dipende da te."
Belle parole da dire ad un figlio alla ricerca del suo futuro.
L'amore per il futuro
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Lui, che per un periodo della sua vita era stato travolto dal silenzio, è riuscito a vincere il fantasma del foglio bianco e a pubblicare, grazie a Crovi e a De Michelis, il suo romanzo d’esordio che gli ha aperto le porte verso la letteratura.
Bellissime le atmosfere malinconiche e i sogni che fanno capolino tra un capitolo ed un altro.
Belle le descrizioni, i racconti d’altri tempi, gli affetti, la nostalgia di chi ha lasciato la propria terra, il sud, e la cerca altrove, per ritrovarla tra le pagine di grandi scrittori come Steinbeck o Faulkner.
Un lungo racconto di formazione, di viaggi, di affetti, di famiglia, ma soprattutto di grande amore per i libri e la letteratura.
Consigliatissimo!
Una narrazione tra classico e moderno
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Sono contenta di avere scoperto questo scrittore molto accurato nella scrittura e capace di creare suggestioni storiche e biografiche molto profonde.
Il libro è uno scorcio della storia italiana dagli anni ‘60 in poi con un costante raffronto tra sud e nord costruito attraverso la narrazione della sua infanzia in un paese della Lucania, per giungere gradualmente, in compagnia dei suoi ricordi, all’età adulta vissuta nell’agognata Milano simbolo di cultura e progresso.
Non è un libro di facile lettura perché alle volte si perde il filo del racconto. Spesso occorre riprendere la lettura tornando indietro nella pagina.
Tuttavia non si desiste dall’obiettivo di finirlo perché si sviluppa una forma di rispetto verso lo scrittore e, quindi, arrivare alla fine è un atto dovuto.
Non c’è da pentirsene! È un libro che vale.
Ho apprezzato molto la simbologia fatta di parole rimaste impresse nel tempo e di avvenimenti familiari che costituiscono la base della nostra forza e fragilità. Si tratta di simboli a cui tornare nei passaggi importanti della vita.
Ecco, di questo libro più di tutto mi piace il messaggio chiaro e razionale, quanto poetico e sentimentale, che siamo il frutto della nostra storia, delle persone con cui viviamo e dell’ambiente che ci circonda: impregnati degli effetti antropici e sociali della geografia.
La nostra storia
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SENZA SUGO
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Spiacente
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