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Sintesi dell'editore

L'infanzia, più che un tempo, è uno spazio. E infatti dall'infanzia si esce e, quando si è fortunati, ci si torna. Così avviene al protagonista di questo libro: un bimbo che a quattro anni perde l'uso del linguaggio, da un giorno all'altro, alla nascita della sorella. Da quel momento il suo destino cambia, le parole si fanno nemiche, anche se poi, con il passare degli anni, diventeranno i mattoni con cui costruirà la propria identità.

"Breve storia del mio silenzio" è il romanzo di un'infanzia vissuta tra giocattoli e macchine da scrivere, di una giovinezza scandita da fughe e ritorni nel luogo dove si è nati, sempre all'insegna di quel controverso rapporto tra rifiuto e desiderio di dire che accompagna la vita del protagonista.

Natalia Ginzburg confessava di essersi spesso riproposta di scrivere un libro che racchiudesse il suo passato, e di Lessico familiare diceva: "Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi di quanto abbiamo visto e udito."

Così Giuseppe Lupo - proseguendo, dopo "Gli anni del nostro incanto", nell'"invenzione del vero" della propria storia intrecciata a quella del boom economico e culturale italiano - racconta, sempre ironico e sempre affettuoso, dei genitori maestri elementari e di un paese aperto a poeti e artisti, di una Basilicata che da rurale si trasforma in borghese, di una Milano fatta di luci e di libri, di un'Italia che si allontana dagli anni Sessanta e si avvia verso l'epilogo di un Novecento dominato dalla confusione mediatica.

E soprattutto racconta, con amore ed esattezza, come un trauma infantile possa trasformarsi in vocazione e quanto le parole siano state la sua casa, anche quando non c'erano.

©2019 Grandi & Associati S.r.l. (P)2020 Audible Studios

Cosa pensano gli ascoltatori di Breve storia del mio silenzio

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  • daniela
  • 16/07/2020

troppo autoreferenziale e noioso

per fortuna che...me l hanno letto...lo avrei abbandonato presto! mi è parso molto costruito troppo letterario certo..scrivere e pubblicare un romanzo è davvero un bel sogno che si avvera...ma..il contenuto è veramente noioso

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  • Utente anonimo
  • 29/06/2020

Spiacente

Mi sono annoiata. Non ho trovato interessante ne il contenuto e tanto meno la forma

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  • anna
  • 03/10/2020

Noia noia noia

Difficilmente ho fatto tanta fatica a terminare l'ascolto di un libro. Il pretesto della memoria induce l'autore ad un affastellarsi di citazioni talvolta decontestualizzate e di cui ci si chiede a più riprese l'utilità. Intanto la narrazione si perde nella rievocazione di immagini che di evocativo hanno ben poco. Il lettore fa il possibile, ma nulla può contro la monotonia e l'inconcludezza del testo

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  • Ivy70
  • 24/07/2020

falsamente modesto

Scritto in prima persona. Per un po' ho avuto pietà del piccolo protagonista poi l'ho detestato. Pesante e a dispetto del titolo la storia non è breve. Non ne potevo piu...abbandonato!

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  • Utente anonimo
  • 22/07/2020

Noioso

Noiosa la voce, noiosa la storia noiosi i riferimenti cinematografici e letterali non riesco a finirlo

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  • marco
  • 08/07/2020

Mi aspettavo di più...

Racconto in prima persona, ben scritto, ma l'ho trovato piatto, a tratti falsamente modesto, quasi fuori luogo quando cita impossibili e inarrivabili sogni giovanili da scrittore , come fossero inopportuni per la sua storia personale. Certamente un artista, uno scrittore deve avere talento PROPRIO da esprimere e un pizzico di fortuna per pubblicare. Ma l'infanzia in una famiglia che gli dedica le giuste attenzioni, lo appoggia sempre e lo avvicina al mondo della cultura e dei libri con circoli letterare gestiti da genitori istruiti, che gli offrono la possibilità di laurearsi in una delle università private tra le più vivaci della metropoli milanese, non mi sembrano opportunità che hanno avuto tutti, per le quali sentirsi un "calimero" che si è fatto strada da solo.... Mi ha deluso.

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  • Cliente Amazon
  • 12/12/2020

pallosissimo

seppure il narratore é molto bravo, ho davvero faticato a finirlo. una noia mortale, storia piatta.

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  • Serena Reggiani
  • 23/10/2020

Che noia...

È la prima volta che fatico a finire di ascoltare un libro. Noia totale, nessun contenuto che ti spinga a dire “almeno lo finisco”.

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  • Utente anonimo
  • 18/08/2020

Una narrazione tra classico e moderno

Il romanzo di G. Lupo, letta mirabilmente dalla voce calda e suadente di A. Castellucci, narra con un velo di malinconia la storia di uno scrittore proveniente dal sud, dalla Lucania, ed emigrato al nord per studiare e per trovare le “parole” che dessero realizzazione ai suoi sogni di scrittore. Lui, che per un periodo della sua vita era stato travolto dal silenzio, è riuscito a vincere il fantasma del foglio bianco e a pubblicare, grazie a Crovi e a De Michelis, il suo romanzo d’esordio che gli ha aperto le porte verso la letteratura. Bellissime le atmosfere malinconiche e i sogni che fanno capolino tra un capitolo ed un altro. Belle le descrizioni, i racconti d’altri tempi, gli affetti, la nostalgia di chi ha lasciato la propria terra, il sud, e la cerca altrove, per ritrovarla tra le pagine di grandi scrittori come Steinbeck o Faulkner. Un lungo racconto di formazione, di viaggi, di affetti, di famiglia, ma soprattutto di grande amore per i libri e la letteratura. Consigliatissimo!

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  • Mary
  • 17/08/2020

La nostra storia

“Breve storia del mio silenzio” è il primo libro che leggo di Giuseppe Lupo. Sono contenta di avere scoperto questo scrittore molto accurato nella scrittura e capace di creare suggestioni storiche e biografiche molto profonde. Il libro è uno scorcio della storia italiana dagli anni ‘60 in poi con un costante raffronto tra sud e nord costruito attraverso la narrazione della sua infanzia in un paese della Lucania, per giungere gradualmente, in compagnia dei suoi ricordi, all’età adulta vissuta nell’agognata Milano simbolo di cultura e progresso. Non è un libro di facile lettura perché alle volte si perde il filo del racconto. Spesso occorre riprendere la lettura tornando indietro nella pagina. Tuttavia non si desiste dall’obiettivo di finirlo perché si sviluppa una forma di rispetto verso lo scrittore e, quindi, arrivare alla fine è un atto dovuto. Non c’è da pentirsene! È un libro che vale. Ho apprezzato molto la simbologia fatta di parole rimaste impresse nel tempo e di avvenimenti familiari che costituiscono la base della nostra forza e fragilità. Si tratta di simboli a cui tornare nei passaggi importanti della vita. Ecco, di questo libro più di tutto mi piace il messaggio chiaro e razionale, quanto poetico e sentimentale, che siamo il frutto della nostra storia, delle persone con cui viviamo e dell’ambiente che ci circonda: impregnati degli effetti antropici e sociali della geografia.