L'anno che a Roma fu due volte Natale
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Letto da:
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Luca Ghignone
A proposito di questo titolo
Villaggio Tognazzi, Torvaianica, sul litorale romano. Alfreda, un'accumulatrice seriale con i primi segni di demenza senile, ha reso il suo villino un tugurio invivibile, dove vive per inerzia tra insetti e cianfrusaglie. Sopra di lei abita il figlio Marco, un giovane fattone, profondamente insicuro, la cui unica occupazione è accudire la madre. Lo spettro di un'azione da parte dell'Ufficio d'igiene rende necessario svuotare in fretta la casa, pena lo sfratto. Alcuni sgangherati amici, assidui frequentatori del bar Vanda, si attivano per sgomberarla, ma la proprietaria si oppone. Da qualche tempo Alfreda soffre di disturbi del sonno durante i quali le appare Sandra Mondaini, che ha conosciuto ai tempi d'oro del Villaggio Tognazzi, quando era il ritrovo estivo del jet set culturale italiano. Alfreda, nei suoi deliri notturni, immagina di parlare con l'attrice, sofferente per la "separazione" dal marito Raimondo Vianello, che riposa a Roma mentre lei è sepolta a Milano. Anche Alfreda non si è mai ricongiunta al marito, scomparso in mare durante una pesca notturna e mai più ritrovato. Alfreda decide di mettere fine a quella "ingiustizia" e pone al figlio una condizione per lo sgombero del villino: trafugare la salma di Raimondo dal Verano e portarla al cimitero di Lambrate, da Sandra. Dopo le prime resistenze, Marco getta le basi del piano, aiutato da Carlo, un vecchio pescatore, e da Er Donna, il travestito più ambito della Pontina.
©2021 Società Editrice Milanese (P)2021 Audible StudiosLa lingua è un romanesco (il nuovo italiano) spurio, ricchissimo anzi infestato da ridondanti riferimenti neurofisiologici e inutili metafore nonché ripetuti richiami alla cultura pop anni 80 e 90.
Incomprensibile la candidatura allo Strega.
Nel complesso: lassemo perde.
sceneggiatura per commedia romanesca
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24 ore di una umanità allo sbando nel quale pullulano canne, linguaggio sessista e omofobo, riferimenti sessuali abbastanza inutili e, ciliegina sulla torta, una scena ai danni di un povero animale che si poteva tranquillamente evitare.
Tanti, ma davvero tanti riferimenti alla cultura pop anni 80. Divertenti per me che c'ero, ma inutili per salvare una storia che aveva anche delle possibilità ma che naufraga in divagazioni e sottoracconti. Al termine della lettura rimane solo una domanda: "e quindi?"
Gli riconosco però un pregio: è una perfetta sceneggiatura, praticamente già pronta, e in mano a un buon regista potrebbe pure essere un bel film.
Un bel libro, secondo me, no.
La lettura è ok, è il libro che manca!
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Il lato oscuro delle cose.
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In tanti, troppi casi il filo della narrazione viene spezzato da improvvise citazioni pop Anni 80; da figure retoriche grevi e triviali che spezzano la mimesi del lettore con il romanzo; da digressioni, tante e lunghe, che a volte sì, danno più tridimensionalità al contesto, ma più spesso intorpidiscono l'esperienza.
E poi c'è il problema più grande, il vero elefante nella stanza, ed è tutto imputabile alla versione audiobook: la scelta del lettore. Ho ascoltato altri lavori di Luca Ghignone in precedenza e ho avuto modo di apprezzarlo moltissimo, specie su "Uno, nessuno e centomila" di Pirandello. Il suo è uno stile asciutto e pacato, perfetto su altri lidi, ma non qui. Questo testo richiedeva un'interpretazione sporca, densa, a tratti eccessiva (mi viene in mente Luca Marinelli su Roth) e, soprattutto, un'inflessione romanesca credibile. Ghignone non è romano, e ogni volta che incontra un'espressione idiomatica (di cui il testo è ricchissimo), la lettura incespica e tituba, comprensibilmente, creando un effetto posticcio e irritante.
Non è spiegabile e francamente nemmeno ammissibile che Audible mostri questo livello di imperizia e di disinteresse nel gestire un proprio progetto, di fatto condannandolo a a una resa peggiorativa.
Proponete anche meno titoli, se serve, ma curateli come meritano. Altrimenti si spezza il legame di fiducia con il pubblico.
Scelta incomprensibile
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Voglio fare i complimenti
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