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Sintesi dell'editore

Villaggio Tognazzi, Torvaianica, sul litorale romano. Alfreda, un'accumulatrice seriale con i primi segni di demenza senile, ha reso il suo villino un tugurio invivibile, dove vive per inerzia tra insetti e cianfrusaglie. Sopra di lei abita il figlio Marco, un giovane fattone, profondamente insicuro, la cui unica occupazione è accudire la madre. Lo spettro di un'azione da parte dell'Ufficio d'igiene rende necessario svuotare in fretta la casa, pena lo sfratto. Alcuni sgangherati amici, assidui frequentatori del bar Vanda, si attivano per sgomberarla, ma la proprietaria si oppone. Da qualche tempo Alfreda soffre di disturbi del sonno durante i quali le appare Sandra Mondaini, che ha conosciuto ai tempi d'oro del Villaggio Tognazzi, quando era il ritrovo estivo del jet set culturale italiano. Alfreda, nei suoi deliri notturni, immagina di parlare con l'attrice, sofferente per la "separazione" dal marito Raimondo Vianello, che riposa a Roma mentre lei è sepolta a Milano. Anche Alfreda non si è mai ricongiunta al marito, scomparso in mare durante una pesca notturna e mai più ritrovato. Alfreda decide di mettere fine a quella "ingiustizia" e pone al figlio una condizione per lo sgombero del villino: trafugare la salma di Raimondo dal Verano e portarla al cimitero di Lambrate, da Sandra. Dopo le prime resistenze, Marco getta le basi del piano, aiutato da Carlo, un vecchio pescatore, e da Er Donna, il travestito più ambito della Pontina.

©2021 Società Editrice Milanese (P)2021 Audible Studios

Cosa pensano gli ascoltatori di L'anno che a Roma fu due volte Natale

Valutazione media degli utenti. Nota: solo i clienti che hanno ascoltato il titolo possono lasciare una recensione
Generale
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Lettura
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Storia
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  • Mpmenale
  • 08/05/2021

L'unica cosa positiva è stata il lettore

1) Dopo aver letto altri titoli in gara, non capisco perché questo sia candidato allo Strega. 2) C'è violenza gratuita sugli animali e devo ancora riprendermi dalla scena. Detesto queste cose, non serve, soprattutto se descritta nei dettagli. Lo scrivo perché so che ci sono persone che hanno bisogno di sapere se c'è violenza sugli animali prima di leggere un libro. 3) C'è linguaggio omofobo e sessista. 4) Vorrebbe essere divertente ma per me non lo è.

16 persone l'hanno trovata utile

  • Generale
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  • Storia
    1 out of 5 stars
  • Mario N.
  • 08/05/2021

Candidato al premio strega?

Romanzo faticoso interrompo l’ascolto fa il verso ad uno di Volo ma senza anima...con qualcosa di Piccolo ma con molta meno ironia.

5 persone l'hanno trovata utile

  • Generale
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  • Storia
    3 out of 5 stars
  • Maxgua
  • 10/08/2021

Scelta incomprensibile

Questo audiolibro ha due problemi, principalmente. Il primo è di natura stilistica e compete al romanzo: l'autore ha optato per un registro colloquiale, oltre che per i dialoghi anche per il narrato. È una scelta lecita e apprezzabile di per sé, che però finisce per disturbare la lettura anziché arricchirla.
In tanti, troppi casi il filo della narrazione viene spezzato da improvvise citazioni pop Anni 80; da figure retoriche grevi e triviali che spezzano la mimesi del lettore con il romanzo; da digressioni, tante e lunghe, che a volte sì, danno più tridimensionalità al contesto, ma più spesso intorpidiscono l'esperienza.

E poi c'è il problema più grande, il vero elefante nella stanza, ed è tutto imputabile alla versione audiobook: la scelta del lettore. Ho ascoltato altri lavori di Luca Ghignone in precedenza e ho avuto modo di apprezzarlo moltissimo, specie su "Uno, nessuno e centomila" di Pirandello. Il suo è uno stile asciutto e pacato, perfetto su altri lidi, ma non qui. Questo testo richiedeva un'interpretazione sporca, densa, a tratti eccessiva (mi viene in mente Luca Marinelli su Roth) e, soprattutto, un'inflessione romanesca credibile. Ghignone non è romano, e ogni volta che incontra un'espressione idiomatica (di cui il testo è ricchissimo), la lettura incespica e tituba, comprensibilmente, creando un effetto posticcio e irritante.

Non è spiegabile e francamente nemmeno ammissibile che Audible mostri questo livello di imperizia e di disinteresse nel gestire un proprio progetto, di fatto condannandolo a a una resa peggiorativa.

Proponete anche meno titoli, se serve, ma curateli come meritano. Altrimenti si spezza il legame di fiducia con il pubblico.

4 persone l'hanno trovata utile

  • Generale
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    2 out of 5 stars
  • Uccello Fantasma
  • 26/05/2021

sceneggiatura per commedia romanesca

Ennesima declinazione della romanità decadente, sfatta e delinquente, pronta per essere trasformata in film, ma siamo ben lontani da Sorrentino o dal Dogman di Garrone: siamo più dalle parti di commedia Netflix alla Smetto quando voglio.
La lingua è un romanesco (il nuovo italiano) spurio, ricchissimo anzi infestato da ridondanti riferimenti neurofisiologici e inutili metafore nonché ripetuti richiami alla cultura pop anni 80 e 90.
Incomprensibile la candidatura allo Strega.
Nel complesso: lassemo perde.

2 persone l'hanno trovata utile

  • Generale
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    1 out of 5 stars
  • Alice V.
  • 04/07/2021

Natale...dove?

non mi è piaciuto.
mi spiace, ma ho faticato ad ascoltarlo fino alla fine.
volgare, con uno scrivere che alterna termini forbiti ad un dialogo pessimo.
un continuo spot a prodotti vecchi e nuovi .

1 persona l'ha trovata utile

  • Generale
    3 out of 5 stars
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    2 out of 5 stars
  • raffaele
  • 25/05/2021

Inascoltabile.

il narratore è inascoltabile. Non si può millantare il dialetto romano o qualsiasi altro dialetto. Piuttosto sarebbe stato più professionale da parte del narratore rifiutarsi di fare tale orrore. Mi dispiace x lo scrittore.

1 persona l'ha trovata utile

  • Generale
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  • Storia
    3 out of 5 stars
  • Samuela
  • 16/05/2021

Un tuffo nei ricordi

Non è che non mi sia piaciuto, ma non ne ho capito il senso. Durante tutto l'ascolto ho pensato "dove vuole andare a parare?" finché il libro non è finito e mi ha lasciato senza risposta. Mi sono anche chiesta se fosse fatto apposta per pubblicare un seguito, vedremo.
Certo è che l'ho trovato piacevole, ambientato in zone che conosco abbastanza bene e ricco di riferimenti ai bei tempi andati della tv degli anni '90, e chi dice di non aver detto ad alta voce appresso al lettore lo slogan delle fruitjoy o del dado star, mente.
Per quanto riguarda il lettore voglio dire solo una cosa: ma che vi dice il cervello?! Far leggere un libro che ha praticamente tutti i dialoghi in romano a uno che chiaramente non è di Roma? (ma manco della provincia...) Nonostante la sua bravura e tutto l'impegno che ci ha messo si sente forte e chiara la forzatura, per il fastidio sono stata tentata più volte di interrompere.

1 persona l'ha trovata utile

  • Generale
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  • Lettura
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  • Storia
    4 out of 5 stars
  • DE MARCO MARIO
  • 04/07/2022

Il lato oscuro delle cose.

Perché una storia così costruita ha ragione d’essere? Il realismo qui in Italia è ancora fermo a Miracolo a Milano di De Sica? Lo scrittore recide senza nessun compiacimento la storia di una donna che ha un decadimento cognitivo. A me sembra che lo scrittore conosca bene la poetica di Vezzoli che espone per Prada e per il Louvre. Vezzoli cone il narratore marca il nostro immaginario collettivo che in un ex villaggio per è costituito dalla vita degli Altri che diventano il simbolo, la metafora del nostro dolore. Sorrentino è vicino a queste tematiche ricordale la ragazze che pur di vivere un momento di celebrità superavano ogni morale!!

  • Generale
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  • Lettura
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    2 out of 5 stars
  • Cliente A.
  • 10/04/2022

Abbandonato

Mi dispiace sempre abbandonare un libro ma questo davvero non mi è piaciuto.
La trama era anche carina e forse a rovinare tutto è la lettura troppo monocorde e didascalica

  • Generale
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  • Lettura
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  • Storia
    4 out of 5 stars
  • Cliente Amazon
  • 13/01/2022

Tra grottesco e verità

Una storia che sa dire anche molta verità. Racconta realmente luoghi che sono rimasti così, come narrati. Che con il passare degli anni hanno sempre lo stesso aspetto e odore.
Una storia al limite del grottesco, ma anche del reale. Strappa anche due risate. 👍🏻