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Sintesi dell'editore

Ricordi della casa dei morti fu scritto al termine della pena scontata da Dostoevskij in Siberia, dopo il 1859, e fu pubblicato tra il 1861 e il 1862. Infatti nel 1849 l’autore venne arrestato per partecipazione a società segreta con scopi sovversivi e condannato a morte, ma lo zar Nicola commutò questa condanna in lavori forzati a tempo indeterminato. Nel 1850 venne quindi deportato in Siberia, nella fortezza di Omsk. Nel febbraio del 1854 venne liberato per buona condotta, scontando il resto della stessa servendo nell'esercito come soldato semplice. Il romanzo è in parte autobiografico e in parte ispirato a situazioni che l'autore ebbe modo di osservare in prima persona. Tolstoj definì questo libro come l'opera di Dostoevskij più vicina al «modello dell'arte superiore, religiosa, proveniente dall'amore di Dio e del prossimo». Traduzione della Duchessa d’Andria. Cornice musicale: Boris Godunov di Mussorgskij.

Public Domain (P)2014 Silvia Cecchini

Cosa pensano gli ascoltatori di Ricordi della casa dei morti

Valutazione media degli utenti
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  • GIAN PIERO MARISCOTTI
  • 26/07/2021

Fedor è infallibile

Fedor non delude. Umanissimo, preciso, poetico e lucido, testimonianza ricca di particolari e scritta col cuore in mano.

1 persona l'ha trovata utile

  • Generale
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  • Ferruccio
  • 05/04/2021

Bel libro

Bella descrizione di persone, caratteri e sentimenti, il tutto fatto con grande maestria da uno scrittore bravissimo . Anche letto bene, si ascolta con piacere

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  • Utente anonimo
  • 01/10/2020

Un grande Dostoevskij

Un libro completamente diverso da tutti gli altri che Dostoevskij ha scritto, di grande importanza per il tema trattato e per il fatto che è autobiografico, un libro che ti inchioda e che non vedi l'ora di finire. Straordinario. Ottima la lettura.

  • Generale
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  • Storia
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  • Alex
  • 18/04/2020

Buono

Sono abituato alla voce dell'ottima Silvia che legge il nostro Fedor con l'intonazione giusta, senza enfasi esagerate e con la consueta chiarezza. Per quanto riguarda l'opera in sé, ammetto di averla trovata meno avvincente rispetto ai capolavori più conosciuti come "Delitto e castigo" o "I fratelli Karamazov". È un bello spaccato sul mondo della disciplina in Russia. Spunti interessanti ma non c'è traccia quasi delle conflittualità interiori che sono da sempre la.spina dorsale dell'opera di Dostoevskij quindi bono ma, per me, non ottimo.

  • Generale
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  • Stella
  • 15/12/2018

Dostoevskij non si smentisce mai

un magnifico momento (cit) durato tutto il libro. L'umanità che solo Dostojiekj riesce a cogliere e trasporre in un capolavoro. La Cecchini è superba. A onor del vero altri romanzi sono più appassionanti ma Anche questo è un capolavoro