Le radici della letteratura divertente vanno molto indietro nel tempo. Nella Grecia antica Aristofane trasformava la politica, i costumi e i personaggi pubblici del suo tempo in materia comica; molti secoli più tardi Jonathan Swift avrebbe utilizzato mondi fantastici e viaggi impossibili per fare satira della società e della natura umana. E nella letteratura inglese l’umorismo è diventato quasi una tradizione nazionale: da Jerome K. Jerome a P.G. Wodehouse, fino ad Alan Bennett, intere generazioni di scrittori hanno dimostrato che una figuraccia, un viaggio disastroso o una conversazione surreale possono dire sul nostro conto almeno quanto un grande dramma.
In Italia abbiamo sviluppato naturalmente le nostre varianti: il bar di provincia, la famiglia, le nevrosi quotidiane, la politica, il vicino di casa, il collega insopportabile. Stefano Benni, Mattia Torre, Paolo Nori e molti altri hanno trovato nel paradosso e nell’ironia un modo particolarmente efficace di raccontare quello che siamo.
E poi c’è l’audiolibro. La comicità vive di parole, ma anche di pause, ritmo, accenti e tempi perfetti. Una battuta letta da una voce capace di aspettare quella frazione di secondo in più può diventare ancora più irresistibile; una situazione assurda raccontata con serietà assoluta può farci ridere proprio perché nessuno, apparentemente, sta cercando di essere divertente.
Abbiamo quindi raccolto alcuni dei migliori audiolibri divertenti da ascoltare su Audible, dividendoli per tipo di sorriso: dall’umorismo britannico alla comicità italiana, dalla satira all’umorismo nero, fino ai gialli che riescono a mettere un omicidio accanto a una battuta ben riuscita.
Classici dell’umorismo: disastri che non invecchiano mai
Ci sono vacanze che rigenerano e vacanze che sarebbe stato meglio non organizzare. Quella raccontata da Jerome K. Jerome appartiene decisamente alla seconda categoria. Tre amici decidono di risalire il Tamigi in barca insieme al cane Montmorency, convinti probabilmente che qualche giorno all’aria aperta possa fare loro bene; ne nasce invece una successione di contrattempi, discussioni, piccole catastrofi e digressioni assolutamente inutili — e proprio per questo irresistibili.
Pubblicato alla fine dell’Ottocento, Tre uomini in barca (per tacer del cane) dimostra quanto certi aspetti dell’essere umano siano rimasti sorprendentemente immutati: la tendenza a sopravvalutare le proprie capacità, per esempio, o quella di trasformare una semplice commissione in un’impresa epica. Un ottimo punto di partenza per scoprire l’umorismo inglese nella sua forma più classica e autoironica.
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Bertie Wooster è ricco, benintenzionato e straordinariamente bravo a peggiorare qualsiasi situazione. Jeeves, il suo impeccabile valletto, possiede invece una qualità che a Bertie manca del tutto: il buon senso. In Alla buon’ora, Jeeves! amori da aggiustare, parenti ingombranti e piani apparentemente geniali producono una reazione a catena di equivoci. E quando tutto sembra ormai irrimediabilmente compromesso, sappiamo già chi dovrà intervenire.
Wodehouse costruisce la comicità come un meccanismo di precisione: dialoghi, malintesi e disastri sociali si incastrano uno nell’altro fino a trasformare l’alta società britannica in un meraviglioso teatro dell’assurdo. L'interpretazione meravigliosa di Paolo Cresta ti farà sentire come in un teatro, circondato da tutti i deliziosi personaggi.
Cosa succederebbe se la regina d’Inghilterra scoprisse improvvisamente la lettura e iniziasse a preferire i libri agli impegni istituzionali? È la premessa semplicissima e geniale di La sovrana lettrice, breve romanzo nel quale Alan Bennett immagina gli effetti potenzialmente sovversivi di una passione letteraria a Buckingham Palace. A interpretarlo in italiano è Paola Cortellesi, perfetta per restituire il tono asciutto e sofisticato dell’autore. Si sorride della monarchia, delle convenzioni e dell’apparato del potere, ma soprattutto di qualcosa che conosciamo molto bene: quel momento in cui un libro ci interessa molto più di quello che dovremmo fare.
Se ami questo tipo di humour, puoi continuare con la nostra selezione dedicata agli audiolibri di Alan Bennett.
Comicità italiana: bar, scuola e piccoli grandi drammi quotidiani
Arturo ha trentacinque anni, fa l’agente immobiliare e ha due grandi punti di riferimento nella vita: i dolci e, almeno fino a un certo momento, la tranquillità. Poi incontra Flora, figlia del proprietario della pasticceria che prepara i suoi sciù preferiti. Lei è brillante, intraprendente e molto cattolica; lui, in fatto di religione, decisamente meno coinvolto. Naturalmente Arturo evita accuratamente di precisarlo. Con ...che Dio perdona a tutti, Pif costruisce una commedia sentimentale nella quale innamorarsi significa anche fare i conti con le proprie convinzioni, le piccole ipocrisie e tutto quello che siamo disposti a fare pur di piacere a qualcuno. Il tono è quello che conosciamo bene: leggero, apparentemente ingenuo, capace però di infilare una domanda piuttosto seria proprio nel mezzo di una situazione assurda. A leggere il romanzo è lo stesso Pif, e la sua voce asciutta e inconfondibile rende l’ascolto ancora più naturale.
Ventotto futuri meccanici, auricolari che nessuno vuole togliere, studenti sdraiati sul banco, panini al tonno, petardi e gite scolastiche potenzialmente catastrofiche. Quando Valentina Petri entra per la prima volta in classe come “Quella Nuova”, scopre molto rapidamente che insegnare significa anche imparare a convivere con una quantità notevole di caos. Portami il diario racconta la scuola dall’interno, senza idealizzarla e senza trasformarla in una collezione di lamentele. Petri osserva studenti, colleghi e soprattutto se stessa con affetto e ironia, alternando episodi esilaranti a quei momenti inattesi in cui tra insegnante e ragazzi si crea finalmente un contatto. Nell’audiolibro è la stessa autrice a raccontare le proprie disavventure: difficile immaginare una voce più adatta per riportarci tra i banchi.
Napoli, 1947. Bisogna riportare in città il tesoro di San Gennaro, nascosto a Roma durante la guerra, e per farlo viene assemblata una coppia che difficilmente qualcuno avrebbe scelto come prima opzione: Giuseppe Navarra, arricchitosi con la borsa nera e conosciuto come il re di Poggioreale, e Stefano Colonna di Paliano, nobile vicepresidente della Deputazione di San Gennaro e ultraottantenne. I due partono a bordo della Lancia appartenuta a Mussolini con il tesoro al seguito, ma il viaggio verso Napoli si trasforma presto in qualcosa di molto meno lineare del previsto. Francesco Pinto usa questa strana missione per attraversare un’Italia appena uscita dalla guerra, popolata da personaggi improbabili, fame, espedienti e un’enorme voglia di ricominciare. Ci manda San Gennaro, letto da Massimiliano Cutrera, ha così qualcosa della commedia all’italiana: si ride, ma sullo sfondo resta sempre una realtà tutt’altro che leggera.
Il flipper, il biliardo, il telefono a gettoni, la pasta esposta da un numero imprecisato di giorni. E naturalmente loro: gli avventori. Con Bar Sport, Stefano Benni ha trasformato il bar italiano in un ecosistema popolato da personaggi, rituali e mitologie proprie, esagerando la realtà quel tanto che basta per renderla immediatamente riconoscibile. Ascoltare Bar Sport con la voce di David Riondino significa ritrovare quel tipo di comicità capace di nascere da un dettaglio insignificante e trasformarlo in epopea. Perché poche cose sono serie come una partita a biliardo quando la si sta raccontando al bar.
Per continuare nel suo universo surreale puoi esplorare anche la nostra guida agli audiolibri di Stefano Benni.
Mattia Torre aveva una capacità rara: osservare comportamenti perfettamente normali e farceli apparire improvvisamente assurdi. In mezzo al mare raccoglie testi e monologhi interpretati, tra gli altri, da Valerio Aprea, Geppi Cucciari e Valerio Mastandrea. Si parla di cibo, figli, ricchezza, potere, responsabilità e di quella notevole abilità tutta umana di attribuire a qualcun altro la colpa di ciò che ci succede.
L’effetto è quello della migliore satira: prima ridi del personaggio, poi ti rendi conto che qualcosa di lui ti assomiglia terribilmente.
Ridere di noi: adultità, famiglia e nevrosi contemporanee
Ci sono persone che affrontano una crisi sentimentale andando in terapia. Rob Fleming preferisce compilare classifiche. Trentacinquenne, ex DJ e proprietario di un negozio di dischi londinese non esattamente prospero, vive immerso nella musica e nelle proprie ossessioni finché la fidanzata lo lascia e lo costringe a porsi una domanda scomodissima: possibile che il problema, almeno qualche volta, sia lui?
Alta fedeltà è diventato un romanzo di culto proprio perché Nick Hornby riesce a trasformare immaturità, gelosia, nostalgia e paura di crescere in materiale comico senza togliere ai sentimenti la loro parte dolorosa. Tra dischi, ex fidanzate, liste mentali e interminabili discussioni musicali, Rob può risultare esasperante e familiarissimo nello stesso momento. Federico Zanandrea dà voce nell’audiolibro a una delle più riuscite incarnazioni letterarie dell’adulto che, davanti alla prospettiva di diventare davvero grande, preferirebbe ascoltare ancora un disco.
Se vivi con un gatto probabilmente hai già avuto il sospetto di non essere davvero il proprietario di casa. Federica Bosco porta questa teoria alle sue logiche conseguenze dando la parola a Sir Thomas, magnifico Maine Coon rosso convinto che gli esseri umani abbiano ben poche qualità oltre a quella, indubbiamente utile, di possedere il pollice opponibile. Dal suo privilegiato punto di osservazione, Sir Thomas racconta l’inettitudine della sua “Umana”, Federica, incaricata naturalmente di nutrirlo, intrattenerlo, spazzolarlo e soddisfare ogni altra esigenza felina possibilmente prima ancora che venga formulata. Il mio gatto mi detesta rovescia così una delle relazioni domestiche più conosciute osservandola dalla parte di chi è convinto di avere sempre ragione. A leggerlo è la stessa Federica Bosco: un ascolto particolarmente consigliato a chi sostiene ancora, contro ogni evidenza, che sia possibile “avere” un gatto.
A quale età si diventa ufficialmente adulti? Quando si trova un lavoro? Quando si comincia a parlare spontaneamente di mutui? Quando si possiede finalmente una cassetta degli attrezzi e si sa perfino cosa contiene? Giorgia Fumo parte da un sospetto piuttosto condivisibile: nessuno ci ha davvero spiegato come si faccia a diventare grandi. Decide quindi di affrontare il problema con gli strumenti che conosce meglio, quelli dell'ingegneria, e costruisce un improbabile quanto rigoroso corso di laurea in Vita Adulta.
In Ingegneria della vita adulta troviamo così materie come la Scienza delle Costruzioni dell'Autostima, la Termodinamica dell'Ufficio e la Progettazione e Manutenzione delle Relazioni Umane, complete di formule, grafici, teoremi e casi di studio. Dietro il gioco c'è però un ritratto molto preciso della vita contemporanea: lavoro, insicurezze, relazioni, aspettative e quella costante sensazione di stare improvvisando mentre tutti gli altri sembrano aver ricevuto le istruzioni. A leggere l'audiolibro è la stessa Giorgia Fumo, ingegnera e stand-up comedian: una combinazione particolarmente felice per un testo in cui il tono e i tempi comici fanno parte integrante dell'esperimento.
Non tutti i libri divertenti cercano la battuta. A volte l’umorismo nasce semplicemente dal modo in cui guardiamo le cose. In La piccola Battaglia portatile, letto dallo stesso Paolo Nori, lo scrittore torna agli anni dell’infanzia della figlia Battaglia e raccoglie episodi, domande, conversazioni e piccoli cortocircuiti familiari. È un libro tenero, buffo e a tratti malinconico, nel quale il comico convive con lo stupore di osservare una bambina costruire il proprio modo di interpretare il mondo. La dimostrazione che si può ridere senza bisogno di alzare la voce.
E poi ci sono le famiglie, naturalmente: uno dei più inesauribili laboratori comici mai inventati. In L’idiota di famiglia Igor, traduttore dalla vita piuttosto precaria, deve fare i conti con il padre — l’imponente “Herr Professor” — e con il ritorno a Viareggio. Ma sotto l’ironia, i rancori e le dinamiche familiari emerge progressivamente qualcosa di più doloroso. Dario Ferrari costruisce così una tragicommedia sul rapporto tra genitori e figli, sulla vecchiaia e sulle parti che interpretiamo dentro una famiglia. Si ride, ma non sempre comodamente: ed è proprio lì che il libro diventa interessante.
Se questo è il tuo territorio preferito, trovi altre voci nella selezione di audiolibri di autori comici e satirici.
Satira e umorismo nero: quando ridere è una forma di autodifesa (e la vita vera è già abbastanza assurda)
Il protagonista del romanzo di Marco Presta non fa molto per rendersi simpatico. È scorbutico, misantropo, ostinato, ha una certa propensione a rubare penne e guarda il resto dell’umanità con una dose piuttosto generosa di disprezzo. Eppure ha anche una figlia con cui fare i conti, una passione segreta per la portinaia e soprattutto Armando, l’amico che riesce a trascinarlo in una missione completamente incompatibile con il suo carattere: far innamorare due giovani del quartiere.
È proprio nello scontro tra cinismo dichiarato e sentimenti molto più teneri di quanto il protagonista vorrebbe ammettere che Un calcio in bocca fa miracoli trova la sua comicità. Marco Presta, storica voce del Ruggito del Coniglio, scrive e interpreta personalmente il suo “vecchiaccio”, restituendogli tutto il sarcasmo, l’irriverenza e le improvvise crepe emotive. Si ride parecchio, ma non sempre per motivi rassicuranti.
A dieci anni dal proprio trapianto di fegato, Francesco viene invitato a una rimpatriata con un centinaio di persone trapiantate e le loro famiglie. La sua prima reazione non è precisamente entusiasta. Poi entra in gioco sua madre e, come spesso accade quando entra in gioco una madre, la possibilità di dire di no si riduce drasticamente. Francesco sale quindi sul torpedone. Comincia così una gita popolata da medicine indispensabili, acciacchi, fobie, battute, soste e personaggi che sembrano usciti da una commedia. Ma dietro l’umorismo di Torpedone trapiantati c’è una questione enorme: cosa significa ricevere una seconda possibilità e sentirsi, in qualche modo, obbligati a farne buon uso? Francesco Abate riesce a raccontare malattia, fragilità e gratitudine evitando tanto la retorica quanto il tono solenne. La lettura di Jacopo Cullin accompagna un libro che può far ridere e stringere la gola a distanza di poche battute.
Una crociera extralusso ai Caraibi: relax assoluto, cibo senza limiti, divertimento organizzato, ogni desiderio anticipato prima ancora che il passeggero possa formularlo. Cosa potrebbe andare storto? Per David Foster Wallace, praticamente tutto. Una cosa divertente che non farò mai più, interpretato da Giuseppe Battiston, nasce dall’esperienza dello scrittore su una nave da crociera e diventa una corrosiva esplorazione dell’industria del divertimento, del lusso e dell’ossessione per essere felici a comando.
Il risultato è intelligente, nevrotico, esagerato e spesso esilarante: una dimostrazione perfetta di come osservare troppo attentamente la realtà possa essere una delle migliori tecniche comiche possibili.
David Sedaris possiede uno dei talenti più utili che uno scrittore comico possa desiderare: riesce a trasformare le proprie umiliazioni in ottimo materiale narrativo. Famiglia, infanzia, lavori improbabili, relazioni e tentativi più o meno riusciti di imparare una lingua diventano nei suoi racconti occasioni per osservare le stranezze degli altri e, soprattutto, le proprie. In Me parlare bello un giorno l'umorismo nasce spesso dall'autobiografia e dall'autoironia: Sedaris può essere tagliente, sarcastico e perfino crudele, ma raramente risparmia se stesso. È questo equilibrio a rendere i suoi racconti così irresistibili: ridiamo delle debolezze umane sapendo benissimo di farne parte.
Il titolo fa riferimento a uno degli episodi più celebri della raccolta, legato al periodo trascorso dall'autore in Francia e alle sue difficoltà con la lingua: una situazione potenzialmente frustrante che, nelle mani di Sedaris, diventa naturalmente materiale comico. Nell'edizione italiana disponibile su Audible la voce è quella di Giancarlo Ratti, che restituisce ritmo e sfumature a un umorismo nel quale il modo in cui una frase viene pronunciata conta quasi quanto la frase stessa.
Benjamin Malaussène ha una professione insolita: viene pagato per prendersi le colpe. Lavora in un grande magazzino parigino come capro espiatorio ufficiale, incaricato di impietosire i clienti quando qualcosa va storto. Come se non bastasse, deve occuparsi di una famiglia caotica. E nel grande magazzino iniziano a esplodere delle bombe.
Con Il paradiso degli orchi comincia la saga dei Malaussène, dove giallo, farsa familiare, critica sociale e humour nero convivono senza chiedere permesso. Nell’audiolibro italiano è Claudio Bisio a dare voce all’universo strampalato di Pennac.
Gialli divertenti: un delitto, qualche indizio e molte battute
Berthe Gavignol ha centodue anni, cinque mariti alle spalle e una mira ancora decisamente rispettabile. La incontriamo all’alba in un piccolo villaggio francese mentre spara prima contro il vicino e poi contro i poliziotti arrivati sul posto. Non è esattamente il comportamento che l’ispettore André Ventura si aspetta da una signora della sua età. Durante l’interrogatorio viene fuori una vita molto più movimentata del previsto, e con essa una domanda: Berthe è una criminale, una serial killer o semplicemente una donna che ha deciso di non lasciare agli altri il compito di stabilire come dovesse vivere? La centenaria con la pistola usa il giallo per raccontare libertà, vecchiaia ed emancipazione con una protagonista dalla lingua affilata e pochissima pazienza per le convenzioni. Elisabetta Cesone le dà voce nell’edizione audio, rendendo ancora più gustoso uno dei personaggi più imprevedibili di questa selezione.
Due killer professionisti, incarichi apparentemente semplici e un problema imprevisto: anche chi uccide per mestiere può avere dei dubbi. Omicidi Srl, letto da Gigio Alberti, parte dagli ingredienti del noir per costruire una storia fatta di contrattempi, paradossi morali e situazioni grottesche. Sullo sfondo, una Milano dove denaro e avidità fanno sembrare quasi ragionevole anche l’assurdo. È il territorio ideale di Alessandro Robecchi: crime e satira sociale si incontrano, mentre l’umorismo diventa il modo più efficace per raccontare un mondo che di serio ha già fin troppo.
Se assassini e ironia sono la combinazione che cercavi, puoi proseguire con i nostri audiolibri tra giallo e humor.
In un bar di un paese della costa toscana ci sono quattro pensionati, molto tempo libero e moltissime opinioni. Quando nei dintorni viene ritrovato il cadavere di una ragazza, ignorare l’indagine diventa praticamente impossibile. Con La briscola in cinque Marco Malvaldi inaugura la serie del BarLume, mescolando il giallo classico con battute, pettegolezzi, dialetto e osservazione dei caratteri.
Il mistero conta, certo. Ma altrettanto importante è ascoltare quattro anziani commentare l’intero genere umano seduti al tavolino di un bar.
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Se hai passato abbastanza tempo a Cabot Cove da considerare Jessica Fletcher una specie di mentore, il titolo probabilmente ti ha già convinto. In Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher, letto dalla stessa Alice Guerra, l’immaginario della signora più pericolosamente vicina a qualsiasi omicidio televisivo diventa il punto di partenza per un racconto ironico e contemporaneo. È un ascolto perfetto per chi ama crime, cultura pop e comicità, soprattutto quando il confine tra investigare e farsi gli affari degli altri diventa molto sottile.
E se preferisci detective dilettanti, villaggi inglesi e delitti accompagnati da tè e humour britannico, dai un’occhiata anche alla nostra guida ai migliori cozy crime, dove trovi anche la serie Il club dei delitti del giovedì di Richard Osman.
Una carrellata di altri audiolibri divertenti da ascoltare su Audible
Audible Original per fare due risate
Quale audiolibro divertente scegliere?
Dipende, naturalmente, da cosa ti fa ridere. Se ami l’umorismo britannico, le figuracce e i dialoghi perfettamente calibrati, Jerome K. Jerome, Wodehouse e Bennett sono difficili da battere. Se preferisci riconoscerti nelle piccole assurdità italiane, prova Benni, Torre o Nori. Per chi ama un sorriso un po’ più scuro ci sono Wallace, Pennac e Robecchi; mentre Malvaldi dimostra che perfino un'indagine per omicidio può funzionare benissimo tra una partita a carte e una discussione al bar.
E poi ci sono tutti gli altri modi possibili di ridere. Se quello che cerchi è soprattutto amore, equivoci e dialoghi brillanti, puoi passare alla nostra selezione delle migliori commedie romantiche da ascoltare.
Perché non esiste un solo tipo di libro divertente, proprio come non esiste un solo tipo di risata. C’è quella rumorosa, quella amara, quella che arriva con qualche secondo di ritardo e quella che ci sorprende proprio nel momento in cui la situazione, sulla carta, non avrebbe niente di divertente. Ed è forse questa la cosa che la letteratura comica sa fare meglio: ricordarci che prendere sul serio la vita non significa necessariamente prenderla sempre sul serio.
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