Chi è Alan Bennett?
Nato nel 1934 a Leeds (Regno Unito), Alan Bennett ha attraversato quasi un secolo di storia. Scrittore, drammaturgo, attore e sceneggiatore, potremmo definirlo con le stesse parole che Omero usò per Ulisse: polýtropon, ovvero “dal multiforme ingegno”. Sicuramente ti sarà capitato di leggere — o di sentire citare da qualche amico — uno degli esilaranti romanzi di Bennett, come l’indimenticabile La signora nel furgone, da cui è stato tratto anche un adattamento cinematografico diretto da Nicholas Hytner. Una storia vera di solitudine, ma anche di convivenza e rinascita: la protagonista è la leggendaria Miss Mary Shepherd, una senzatetto eccentrica (dal carattere burbero) che, nel 1974, parcheggia il suo furgone giallo nel vialetto di Bennett, al numero 23 di Gloucester Crescent, a Londra. Quella che doveva essere una sistemazione temporanea si trasforma in una convivenza durata quindici anni con la donna che diventò, a tutti gli effetti, coinquilina dello scrittore.
L’audiolibro è narrato da Corrado Guzzanti, un motivo in più per ascoltarlo subito se cerchi una lettura comica capace di far riflettere su temi politici ancora oggi molto attuali nel dibattito pubblico. Basti pensare alle crisi abitative: quanto sarà lontana la possibilità che altre donne anziane scelgano modi di vita alternativi, vista l’impossibilità di arrivare a fine mese? La comicità di Alan Bennett, oltre a divertire, serve anche a questo: a farci vedere quanti e quali sono i diversi modi di guardare la realtà, anche nelle situazioni più drammatiche. Più facile a dirsi che a farsi, direbbe chi ha il cuore chiuso, eppure è indubbio che la narrativa ha spesso rappresentato un’àncora di salvezza per chi l’ha saputa ascoltare.
In particolare, l’umorismo british — che noi italiani spesso fatichiamo a cogliere appieno — è un elemento centrale nei romanzi di Alan Bennett, da cui si sprigionano riflessioni profonde che, tra ironia e leggerezza, ci aiutano a sopportare le difficoltà del mondo contemporaneo e a guardarlo con occhi diversi. Nei suoi romanzi, lo sguardo attento di Alan Bennett si posa sugli ultimi e sui marginali, troppo spesso ignorati dalla società (e da molti intellettuali “snob”). È uno sguardo capace di creare situazioni paradossali, sempre raccontate con ironia, senza mai perdere di vista le contraddizioni che emergono dalle crepe del sistema.
Alan Bennett: il genio dell’umorismo British tra ironia e irriverenza
Figlio di un macellaio di Leeds, Alan Bennett studiò storia all’Exeter College di Oxford, dove si laureò e lavorò per alcuni anni come ricercatore e docente di storia medievale, prima di abbandonare il mondo accademico per dedicarsi al teatro.
Negli anni Sessanta, divenne celebre come co-creatore di Beyond the Fringe, una rivista satirica ideata insieme a Dudley Moore, Peter Cook e Jonathan Miller, presentata con grande successo al Festival di Edimburgo. L’esperienza fu rivoluzionaria per l’epoca: la satira corrosiva contro la società e le istituzioni britanniche segnò una netta rottura con la tradizione comica precedente, lanciando una nuova generazione di autori intelligenti e irriverenti. È da quel momento che prende avvio la carriera di Bennett come “fustigatore del potere istituzionale”, un ruolo che ha mantenuto con coerenza per tutta la vita, pur diventando egli stesso, ironicamente, una delle figure più rispettate e amate della cultura britannica. Nel 1968 debuttò come drammaturgo con la sua prima commedia Forty Years On. Tra le sue opere più celebri si annoverarono Una questione di attribuzione (1988), andata in scena al Royal National Theatre di Londra insieme ad An Englishman Abroad, e La pazzia di Re Giorgio (1991), che Bennett sceneggiò anche per il film omonimo del 1994.
Nel 2004 andò in scena The History Boys (Gli studenti di storia), che vinse sei Tony Awards a Broadway e da cui nel 2006 fu tratto un film di grande successo. Tra i lavori più celebri di Alan Bennett figura la celebre serie di monologhi televisivi Talking Heads (da non confondere con la band new wave di David Byrne), che comprende capolavori come Una patatina nello zucchero, La grande occasione e Un letto fra le lenticchie. Questi monologhi(tradotti in italiano con il titolo di Signore e Signori), scritti tra il 1988 e il 1998, hanno conquistato il pubblico anche in Italia, soprattutto grazie alle indimenticabili interpretazioni di Anna Marchesini. Ma non solo: ora potrai immergerti nuovamente in queste straordinarie storie ascoltandole con la voce narrante di Vanessa Scalera e Corrado Guzzanti, che donano nuova vita e intensità a questi racconti emozionanti e ironici.
I monologhi di Signore e Signori (Talking Heads) raccontano le vite di persone comuni che affrontano solitudini, difficoltà emotive e segreti nascosti dietro una facciata di normalità. Spesso le protagoniste sono donne che lottano con paure e rimpianti profondi, ma anche protagonisti maschili alle prese con i propri tormenti quotidiani.
Per esempio, in Una patatina nello zucchero seguiamo Graham, un uomo depresso che vive con una madre autoritaria, mentre in Un letto fra le lenticchie Susan, moglie di un vicario, cerca di sfuggire alla sua infelicità attraverso una relazione extraconiugale. In La sua grande occasione, Lesley è un’aspirante attrice ingenua che si illude di una carriera promettente, e in Una donna come tante Peggy, donna severa, affronta il proprio declino tra realtà e negazione. Signore e singori è, dunque, un audiolibro tragicomico consigliato, capace di strappare sorrisi amari e riflessioni profonde, consigliato soprattutto per chi ama storie intense e dal tono ironico ma cariche di umanità.
Ecco un altro audiolibro tragicomico che ti farà ridere e riflettere.
Nudi e crudi, con la voce narrante di Paola Cortellesi, è un romanzo breve di Alan Bennett pubblicato nel 1996. Racconta la storia di una coppia benestante che, tornando a casa, scopre che il loro appartamento è stato completamente svaligiato, con ogni oggetto, persino i più insoliti, portati via. Tra ironia e piccoli drammi personali, Bennett esplora le reazioni umane di fronte all’imprevisto. Sei pronto a scoprire come si affronta un furto… quando sembra non esserci nulla da rubare?
Last but not least, un altro libro di Alan Bennett da non perdere su Audible è La sovrana lettrice, letto con grande sensibilità da Paola Cortellesi, che restituisce tutta l’umanità, la britishness e la vivacità di una regina appassionata di libri, trasformando l’ascolto in un’esperienza coinvolgente e profondamente piacevole.
La sovrana lettrice racconta una storia sorprendente e divertente: durante una cena ufficiale, la regina d’Inghilterra, solitamente nota per il suo silenzio, sorprende tutti chiedendo se il presidente francese ha mai letto Jean Genet. Questo curioso episodio è solo l’inizio di una trasformazione inaspettata. Per puro caso, la sovrana scopre il piacere della lettura e, da quel momento, i libri diventano per lei una passione irresistibile. Inizia così a contagiare con il suo entusiasmo chiunque incontri, scatenando una serie di eventi esilaranti e riflessioni profonde sul potere della cultura.
Una curiosità: Alan Bennett è cresciuto in una famiglia praticamente tutta al femminile — madre, quattro sorelle e nonna — e ha raccontato che suo padre “non riusciva a trovare lo spazio” per inserirsi nel continuo chiacchiericcio femminile di casa. Questa esperienza ha influenzato molto il modo in cui Bennett scrive personaggi femminili complessi e pieni di sfumature, che spesso sono al centro delle sue storie.
Tutto quello che (forse) non sapevi sullo humor inglese
1. Cos’è esattamente lo humor inglese?
È un tipo di umorismo basato sulla sottigliezza, l’autoironia e l’ambiguità. Spesso non cerca la risata fragorosa, ma un sorriso intelligente, giocando con ciò che non viene detto, le contraddizioni del quotidiano e l’assurdo nascosto nella normalità.
2. Perché l’ironia è così centrale nella cultura inglese?
Per gli inglesi, l’ironia è una forma di controllo emotivo e una strategia sociale: permette di affrontare situazioni imbarazzanti o scomode senza perdere la compostezza. È anche un modo per criticare senza offendere, e ridere di sé senza rinunciare alla dignità.
3. È vero che lo humor inglese è difficile da capire per chi non è britannico?
Può esserlo, soprattutto perché gioca su riferimenti culturali, silenzi significativi e un certo senso dell’assurdo. Ma i temi — solitudine, ipocrisia, goffaggine sociale — sono universali. Una volta colto il tono, può diventare irresistibile.
4. Qual è la differenza tra humor inglese e altri tipi di comicità?
A differenza dell’umorismo americano, spesso più diretto e performativo, quello inglese predilige il non detto, l’understatement, la comicità dei fallimenti quotidiani. Non vuole insegnare, ma osservare. Non cerca l’applauso, ma lo sguardo complice.
5. Chi sono gli autori e le autrici più rappresentativi dello humor inglese?
Dagli eleganti Oscar Wilde e P.G. Wodehouse fino a voci più recenti come Alan Bennett, Nick Hornby e Helen Fielding, lo humor inglese ha sempre raccontato la vita con ironia e profondità. Che ne dici di ascoltare i migliori audiolibri di scrittori e scrittrici inglesi su Audible?
Leggi anche: I migliori romanzi di Nick Hornby da leggere e ri-leggere.
Audible e la migliore narrativa inglese in formato audiolibro
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