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Romanzi coming of age: crescere verso cosa? Da Siddhartha alla narrativa contemporanea

Romanzi coming of age: crescere verso cosa? Da Siddhartha alla narrativa contemporanea

Che cosa significa diventare adulti? Trovare un lavoro, innamorarsi della persona giusta, conquistare un posto nella società? Oppure capire chi siamo, anche a costo di rifiutare il mondo che ci circonda? E se crescere significasse semplicemente sopravvivere a qualcosa che ci ha cambiati per sempre?

È difficile trovare un romanzo che renda queste domande più evidenti di Siddhartha di Hermann Hesse. Il protagonista abbandona la casa paterna, incontra asceti e mercanti, conosce il desiderio, la ricchezza, la paternità, la perdita. Eppure il punto d’arrivo non è quello che ci aspetteremmo da una tradizionale storia di formazione: Siddhartha non deve imparare a inserirsi nella società. Deve, al contrario, liberarsi delle risposte ricevute dagli altri per arrivare a una conoscenza che possa chiamare davvero sua. È un coming of age? Sì, ma di un tipo particolare. Ed è proprio per questo che Siddhartha può essere un ottimo punto di partenza per capire quanto sia cambiato, nel corso dei secoli, il modo in cui la letteratura racconta la crescita.

La domanda più interessante infatti forse non è “quando si diventa adulti?”, ma “ci si forma per diventare cosa, esattamente?”.

Coming of age e romanzo di formazione sono la stessa cosa?

Non proprio, anche se oggi le due espressioni vengono spesso usate quasi come sinonimi. Coming of age è una definizione molto ampia: indica una storia in cui un personaggio attraversa una soglia decisiva tra una condizione iniziale e una nuova consapevolezza di sé e del mondo. Non è nemmeno obbligatorio che il protagonista sia adolescente: alcune delle storie di formazione più interessanti continuano ben oltre i vent’anni.

Il Bildungsroman, o romanzo di formazione, ha invece una storia più precisa. Il termine fu coniato all’inizio dell’Ottocento e il suo grande modello viene generalmente individuato ne Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister di Goethe, pubblicato tra il 1795 e il 1796. Nel modello classico il protagonista attraversa esperienze, errori, amori e incontri che dovrebbero condurlo verso una personalità adulta relativamente stabile e, soprattutto, verso una qualche forma di integrazione nella società. Ma è proprio questa destinazione a cambiare nel tempo.

Nell'Ottocento crescere significa spesso trovare il proprio posto nel mondo. Nel Novecento quel mondo comincia invece a essere messo in discussione: il giovane protagonista può scoprirlo ipocrita, violento o semplicemente incompatibile con ciò che desidera. Con Hesse la formazione diventa ricerca interiore; con molta narrativa del secondo Novecento entra in scena la perdita dell'innocenza; nelle storie legate a guerra, povertà e migrazione crescere può diventare una necessità imposta dalle circostanze.

E oggi? Sempre più spesso il punto d'arrivo si fa sfocato. L'università non garantisce un'identità, il lavoro non garantisce stabilità, l'amore non coincide necessariamente con il matrimonio, lasciare la casa dei genitori non è più una soglia universale. La letteratura contemporanea sembra così raccontare una formazione che continua anche quando, anagraficamente, dovremmo già considerarci adulti. Ecco perché romanzi scritti a distanza di due secoli possono raccontare la stessa domanda dando risposte completamente diverse.

Crescere significa trovare il proprio posto: David Copperfield

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Se Goethe rappresenta uno dei punti di partenza teorici del Bildungsroman, David Copperfield ne è una delle incarnazioni narrative più riconoscibili. Dickens segue il protagonista dall'infanzia difficile fino all'età adulta: povertà, violenza familiare, lavoro, amicizia, amore, errori e vocazione professionale diventano tasselli di un percorso che conduce David verso la costruzione di una vita propria. Qui la crescita ha ancora un orizzonte relativamente leggibile. Le difficoltà devono essere attraversate per arrivare da qualche parte: una professione, una famiglia, una posizione nel mondo.

Ed è interessante ascoltare questo romanzo oggi anche per un'altra ragione: quasi due secoli dopo, Barbara Kingsolver riprenderà esplicitamente la sua struttura per chiedersi che cosa accade quando quel meccanismo smette di funzionare (ci torneremo).

La formazione di  una donna secondo Charlotte Brontë: Jane Eyre

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Pubblicato nel 1847, Jane Eyre complica già parecchio l'idea di formazione come semplice integrazione sociale. Jane cresce da orfana, attraversa privazioni, scuola, lavoro e innamoramento, ma diventare adulta per lei significa soprattutto conquistare autonomia morale. Non accetta infatti qualsiasi posto la società sia disposta a concederle: vuole poter scegliere senza rinunciare alla propria dignità.

Il coming of age femminile apre così inevitabilmente questioni di indipendenza economica, matrimonio, desiderio e libertà che il modello originario non poteva affrontare nello stesso modo.

Crescere può significare disobbedire: Le avventure di Huckleberry Finn

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Huckleberry Finn rappresenta quasi il contrario del giovane che deve imparare a diventare un rispettabile membro della società. Huck fugge; scappa dal padre violento, dalle regole, dall'educazione che gli adulti cercano di imporgli e si mette in viaggio lungo il Mississippi insieme a Jim, uno schiavo in fuga. La sua formazione contiene un paradosso fondamentale: la società gli insegna alcune cose che, per diventare moralmente adulto, dovrà imparare a rifiutare.

È una svolta enorme nella storia del genere. La maturità non coincide più necessariamente con l'adattamento e a volte crescere significa capire che il mondo adulto ha torto. Non è un caso che la figura del giovane ribelle che non vuole lasciarsi normalizzare continui poi a riapparire nella letteratura americana, fino a Holden Caulfield de Il giovane Holden di J.D. Salinger. Con il Novecento, però, la ribellione acquisterà una nuova tonalità: non tanto l'avventura verso un mondo più grande, quanto la diffidenza nei confronti dell'idea stessa di diventare adulti.

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Crescere verso l'interno: perché Siddhartha è diverso

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 E torniamo al nostro punto di partenza. Pubblicato nel 1922, Siddhartha sembra inizialmente seguire una struttura familiare: un giovane lascia la casa paterna per cercare la propria strada. Ma presto Hesse cambia completamente il significato del viaggio. Siddhartha incontra Gotama, il Buddha, ma decide di non diventare suo discepolo. Vive da asceta e poi abbandona l'ascetismo, scopre il desiderio, il denaro e il successo, salvo accorgersi che nemmeno quelli possono offrirgli ciò che cerca. Ogni volta che sembra aver trovato una risposta, deve ripartire. La formazione, quindi, non consiste nell'accumulare insegnamenti, ma nel fare esperienza e poi liberarsi persino dell'esperienza. Nessun maestro può consegnare a Siddhartha la saggezza già pronta.

Rispetto al Bildungsroman classico è quasi un'inversione, qui non bisogna imparare a occupare il proprio posto nel mondo, ma smettere di credere che esista un posto prestabilito da occupare. Per questo, più che una storia sull'adolescenza, Siddhartha è un romanzo sulla possibilità di continuare a formarsi durante tutta la vita.

Chi vuole restare nell'universo di Hesse può proseguire con Demian, disponibile in italiano su Audible e forse ancora più riconoscibile come coming of age: Emil Sinclair attraversa il conflitto tra il mondo “luminoso” dell'infanzia e quello oscuro, ambiguo e affascinante che gli si apre crescendo.

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Crescere significa scoprire che gli adulti possono avere torto: Il buio oltre la siepe

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C'è poi una forma di crescita che avviene quando l'infanzia entra improvvisamente in collisione con la Storia. Scout osserva il mondo degli adulti da una piccola città dell'Alabama segregazionista. Attraverso il processo nel quale suo padre Atticus difende un uomo nero accusato ingiustamente, la bambina scopre che legge, giustizia e morale non coincidono necessariamente. La sua formazione è quindi soprattutto civile e morale.

La perdita dell'innocenza non nasce dal primo amore o dalla separazione dalla famiglia, ma dalla scoperta delle contraddizioni della comunità a cui appartiene. Diventare grandi significa imparare a vedere ciò che prima non si riusciva — o non si voleva — vedere. Nel Novecento il romanzo di formazione diventa così sempre più spesso uno strumento per raccontare non solo l'individuo, ma anche razzismo, classe sociale, discriminazione, guerra e violenza politica.

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Quando non puoi scegliere se crescere: Nel mare ci sono i coccodrilli

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A volte, però, parlare di “formazione” sembra quasi un lusso. Nel mare ci sono i coccodrilli nasce dalla storia vera di Enaiatollah Akbari, ricostruita insieme a Fabio Geda: a nove anni lascia l'Afghanistan, attraversa Pakistan, Iran, Turchia e Grecia e arriva infine in Italia.

Qui il viaggio che nel Bildungsroman tradizionale rappresentava la scoperta del mondo diventa qualcosa di radicalmente diverso. Non c'è una famiglia dalla quale emanciparsi per mettersi alla prova: c'è una casa che bisogna abbandonare per restare vivi. È uno dei modi in cui la narrativa contemporanea ha ampliato la vecchia struttura del coming of age. Guerra, migrazione e sradicamento possono accelerare violentemente il passaggio all'età adulta, trasformando la crescita in una lotta per conservare qualcosa dell'infanzia mentre tutto obbliga a lasciarsela alle spalle.

Dickens, due secoli dopo: Demon Copperhead

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Ed eccoci di nuovo a David Copperfield. Barbara Kingsolver costruisce Demon Copperhead (vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa 2023) proprio come una rivisitazione contemporanea del romanzo di Dickens, spostando la vicenda nella Virginia degli Stati Uniti di oggi. Demon nasce da una madre adolescente in una roulotte e attraversa affidamento familiare, povertà, lavoro minorile, abbandono scolastico, sport, primi amori e dipendenza.

La parentela con Dickens rende evidente quanto sia cambiata l'idea di formazione. David Copperfield attraversa le avversità per conquistare progressivamente una posizione nella società; Demon vive invece in un sistema che dovrebbe accompagnarlo nella crescita ma continua a fallire: famiglia, scuola, servizi sociali e comunità non costituiscono necessariamente una rete capace di condurlo verso un futuro stabile. Non basta più diventare rispettabili, prima bisogna riuscire a non essere distrutti.

Crescere o tirarsi fuori dal gioco? Trainspotting

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Nel romanzo di formazione tradizionale, per quanto accidentato sia il viaggio, alla fine esiste un mondo adulto nel quale entrare. Trainspotting parte dall'ipotesi opposta: e se quel mondo non fosse affatto desiderabile?

Pubblicato da Irvine Welsh nel 1993, il romanzo segue Renton, Sick Boy, Spud e gli altri giovani della periferia di Edimburgo tra eroina, disoccupazione, sesso, amicizia e autodistruzione. La celebre invettiva “Choose life” elenca sarcasticamente ciò che dovrebbe costituire una vita riuscita — lavoro, famiglia, beni di consumo, sicurezza — per poi respingerlo in blocco. Il punto non è che l'eroina rappresenti una scelta migliore: il romanzo mostra con brutalità quanto possa diventare devastante. È piuttosto significativo che, per questi personaggi, non scegliere la vita prevista dalla società sembri inizialmente più sopportabile che entrarci.

Trainspotting può essere letto allora come una sorta di anti-Bildungsroman. I suoi protagonisti non cercano il modo di diventare membri maturi della comunità, ma provano continuamente a sottrarsi alle sue aspettative, e spesso anche alle responsabilità necessarie per diventare adulti. Crescere e non crescere diventano due forze in conflitto. Renton vorrebbe uscire dalla dipendenza, ma anche dal mondo dal quale la dipendenza gli permette di fuggire.

E se crescere significasse imparare ad amare? Persone normali

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Connell e Marianne iniziano la loro storia negli anni della scuola e continuano a cercarsi durante l'università e oltre. Cambiano le loro condizioni sociali, il rapporto con gli altri, la percezione di sé; ma non esiste una scena precisa in cui possiamo dire: ecco, adesso sono finalmente diventati adulti. È interessante perché il libro racconta una crescita che passa soprattutto attraverso relazioni, classe sociale, desiderio e vulnerabilità.

Rooney sembra suggerire che una parte fondamentale della formazione consista nel capire come ciò che facciamo agli altri modifica anche noi stessi. Ma nessuna lezione è definitiva; Connell e Marianne migliorano, ricadono negli stessi errori, si avvicinano, si allontanano. L'identità adulta appare provvisoria, negoziabile, e questa è forse una delle caratteristiche più riconoscibili del coming of age contemporaneo.

La formazione che continua dopo i vent'anni: La vita giovane

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Se servisse un romanzo recente per chiudere il cerchio, La vita giovane di Mattia Insolia, uscito in audiolibro nel febbraio 2026, sarebbe quasi perfetto. Teo ha ventotto anni e ha trascorso quasi un decennio cercando di mettere distanza tra sé e l'adolescenza; quando torna nella città in cui è cresciuto per il matrimonio di due vecchi amici, ritrova il gruppo del liceo e, insieme a loro, qualcosa che nessuno è riuscito davvero a lasciarsi alle spalle. La domanda implicita posta dal romanzo — «Che adulti siamo diventati?» — è significativa proprio perché arriva molto dopo l'età in cui i Bildungsroman classici avrebbero probabilmente già chiuso la storia.

A ventotto anni i personaggi hanno lavori, relazioni, città in cui vivere. Eppure la formazione non è terminata, il passato resta aperto, i sogni dell'adolescenza devono essere confrontati con ciò che si è realmente diventati e alcune ferite continuano a chiedere una risposta. Il traguardo del coming of age contemporaneo, insomma, potrebbe essere proprio questo: accettare che non esista più un traguardo unico.

Allora, che cos'è davvero un romanzo coming of age?

Forse è più utile definirlo attraverso una domanda che attraverso una lista di caratteristiche. Che cosa deve imparare un personaggio per poter dire di non essere più la persona che era all'inizio della storia?

Per Goethe e Dickens la risposta poteva essere trovare il proprio posto nel mondo. Per Jane Eyre, conquistare il diritto di scegliere quel posto. Per Huck Finn, avere il coraggio di disobbedire alla società. Per Siddhartha, smettere di cercare fuori da sé una verità già confezionata. Per Scout, vedere l'ingiustizia nascosta dietro la normalità. Per Demon Copperhead, sopravvivere abbastanza a lungo da poter immaginare un futuro. Per Connell, Marianne e i protagonisti di La vita giovane, capire che diventare adulti non coincide necessariamente con l'arrivo in una destinazione stabile.

È questo che rende il coming of age uno dei filoni più longevi della letteratura: cambiano le epoche, ma soprattutto cambia ciò che immaginiamo debba esserci alla fine della crescita. Se continuiamo ad ascoltare queste storie ben oltre l'adolescenza, è perché diventare adulti può essere un evento, ma continuare a diventarlo embra essere un lavoro che dura tutta la vita.

Se cerchi storie concentrate più specificamente sull'adolescenza, le prime volte e la scoperta dell'identità, puoi continuare con la nostra selezione dedicata ai romanzi sull'adolescenza.


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