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Molti inconsci per un cervello

Perché crediamo di sapere quello che non sappiamo

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Molti inconsci per un cervello

Di: Paolo Legrenzi, Carlo Umiltà
Letto da: Gianni Quillico
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A proposito di questo titolo

Per secoli, la mente umana è sembrata trasparente. Si sapeva che qualcosa sfuggiva al controllo della coscienza, ma si trattava di messaggi inviati dagli dèi. Poi, tutto cambia. Con Freud è l'inconscio che spiega l'origine e il significato dei sogni, ma anche le sviste e i lapsus della vita quotidiana.

Un inconscio che tutti noi conosciamo, ma che non è l'unico. Incontreremo qui altri inconsci; quello, pervasivo, che chiamiamo cognitivo e che è l'esito dell'evoluzione naturale del cervello. E ancora: la mole enorme di informazioni che ci sommerge attraverso gli schermi dei nostri computer ha creato una sorta d'inconscio artificiale, fonte di trappole insidiose per il nostro giudizio.

Conoscere i molteplici inconsci e capire come interagiscono significa smascherare i meccanismi che ci possono ingannare, e che ci illudono di essere più consapevoli di quanto in realtà siamo.

©2018 Società editrice il Mulino Spa (P)2021 Audible Studios
Psicologia Psicologia e salute mentale

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Fastidioso l’uso del termine “uomo” per riferirsi al genere umano.
Io non sono un uomo, sono una persona, e mi dà fastidio che si dica per es. “l’uomo si è interrogato sull’età della terra” on”l’uomo è comparso sulla terra”. “Solo l’uomo è capace di creare strumenti” Le donne non sono comparse sulla terra? Le donne non si sono interrogate sull’età della terra? Non sono capaci di creare strumenti?
Soprattutto perché i due autori hanno avuto ampie opportunità di apprendere l’uso di un linguaggio inclusivo in ambito accademico, questo linguaggio non è accettabile nel 2018.
Il lettore, poi, sembra quasi voler rimarcare questo errore stilistico, enfatizzando la parola uomo quando la pronuncia.
Peccato.

Il linguaggio non è inclusivo. Anche la donna fa parte del genere umano.

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