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Conversazione con Primo Levi

Se c'è Auschwitz, può esserci Dio?

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Conversazione con Primo Levi

Di: Ferdinando Camon
Letto da: Moni Ovadia, Gad Lerner
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Il lager nazista è l'emblema più tragico del secolo appena finito; l'esperienza che più costringe noi contemporanei, e soprattutto noi europei, a riflettere sugli aspetti bui della condizione umana, sul male e le sue radici. In questa conversazione - terminata pochi mesi prima della morte di Levi - Ferdinando Camon e l'autore di Se questo è un uomo affrontano l'argomento in tutta la sua vastità, ciascuno alla luce delle proprie convinzioni e della propria formazione (non sfugge al lettore l'insistenza sul concetto di "colpa" in una discussione in cui uno degli interlocutori è di matrice cattolica).

La "colpa" di essere nati; la responsabilità di chi obbedisce; se la storia sia fatta dai capi o dai popoli; popolo ebreo e Stato di Israele; lager nazista e lager comunista; le SS e la polizia di Stalin; se Auschwitz sia la prova della non-esistenza di Dio; scienza e letteratura; se scrivere possa guarire. In questo dialogo intenso e serrato tutte le questioni vengono toccate, e nel suo svolgersi non mancano i momenti di acuto e doloroso disaccordo. Ma anche qui, forse soprattutto qui, si misura la ricchezza di esiti di un confronto appassionato.

©1995 Guanda (P)2022 Adriano Salani Editore
Giudaismo Guerre e conflitti Militare Moderna Seconda guerra mondiale

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Avevo da tempo letto tutti gli scritti di Primo Levi e questo tassello mi mancava. Credo sia fondamentale per capire. E ho trovato anche una rivelazione importantissima in merito alla morte di Levi e non la rivelo: ascoltala.

Da ascoltare assolutamente

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Questa intervista rappresenta un modello di uomo a cui tutti vorremmo rendere. Rigoroso, serio e spietato, ma illuminante come pochi. Formativo.

La grandezza

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Una conversazione tra un intervistatore di cui si percepisce tanto l’ansia di provare a capire quanto l’ammirazione per chi ha davanti, e un uomo dalle cui labbra non è indecoroso pendere. Pieno di umanità, di acutezza, di pietà e di rigore morale insieme.
La lettura lascia a desiderare per il tono affannato e stridente di Lerner. Nel complesso, però, riesce a ricreare l’immagine di due uomini, un saggio e un allievo, a confronto.

Intenso

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impossibile non affezionarsi a Primo Levi, dalle cui parole emerge il lato più meraviglioso dell'essere umano, superstite di quanto di peggio l'essere umano ha saputo fare. Grazie per averlo riportato ancora un poco qui con noi. Sempre lo porteremo nel cuore.

Un profondo sospiro, e amore.

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Il libro è molto interessante specie nella parte in cui Levi si interroga sul coinvolgimento del popolo tedesco nel genocidio degli ebrei e sulla capacità del nazismo (e in particolare di Hitler) di ottenere consenso popolare con false promesse e manipolazione di sentimenti irrazionali (importanza dei mezzi di comunicazione di massa per perseguire tali intenti).

la tragedia di Auschitz

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