• Santa messa per i miei fucilati

  • Le spietate rappresaglie italiane contro i partigiani in Jugoslavia dal diario di un cappellano militare
  • Di: Pietro Brignoli
  • Letto da: Amedeo Osti Guerrazzi, Riccardo Bocci
  • Durata: 3 ore e 11 min
  • 4,7 out of 5 stars (14 recensioni)

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Santa messa per i miei fucilati copertina

Santa messa per i miei fucilati

Di: Pietro Brignoli
Letto da: Amedeo Osti Guerrazzi,Riccardo Bocci
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Sintesi dell'editore

Santa messa per i miei fucilati è una testimonianza pressoché unica delle rappresaglie compiute dall'esercito italiano nel 1942-43 nei territori occupati della Slovenia e della Croazia. Il diario è stato scritto giorno dopo giorno da don Pietro Brignoli, un cappellano militare al seguito delle truppe italiane che nell'aprile del 1941 avevano invaso il Regno di Jugoslavia. Nelle pagine del suo quaderno Brignoli registra scrupolosamente le quotidiane fucilazioni di civili e presunti partigiani, eseguite spesso in maniera del tutto arbitraria.

Il diario, qui presentato e commentato dallo storico Amedeo Osti Guerrazzi, è un testo ormai irreperibile nelle librerie.

©2021 tracce s.r.l.s. (P)2021 tracce s.r.l.s.

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  • Utente anonimo
  • 09/12/2021

Meraviglioso, ma *

Il libro è stupendo, l'autore, aldilà della trama, tocca col suo pensiero vette pastorali e persino occasionalmente teologiche di statura munifica.

Tuttavia mi trovo a dover porre un *, un asterisco: ben conscio, ahimé, delle motivazioni carrieristiche e di "pertinenza ambientale accademica", la definirò così, alla base di tale stato di cose (voglio rifiutarmi infatti di pensare d'un accademico così rinomato una incapacità di analisi del testo che non sia, per così dire, volontaria), il libro è "piagato" dalla surrealità contenuta nei commenti del Dott.Amedeo Osti Guerrazzi.

Lo dico senza disprezzo ma con incredulità. Il tentativo costante, del tutto pleonastico ancorché inutile, di sottolineare le colpe del fascismo e la loro mancanza di indirizzo nelle parole dell'autore, quasi a voler dar fregio di purismo etico antifascista sono, appunto, inutili.

Il commento finale, poi, in cui il Dottore vorrebbe (o parrebe volere) esporre Don Pietro come personaggio "spurio", non pronunciatamente antifascista, fino a definirlo "nazionalista" e a suggerirne una qualsivoglia convergenza ideologica col fascismo, è totalmente priva di fondamento e AMPLIAMENTE smentita dal testo.

A che vale leggere e non capire? Dunque, a che è valso l'episodio in cui Don Pietro osteggia le teorie razziali? Ed il paragrafo sullEsposizione Universale (che peraltro contiene esplicita denuncia alla retorica fascista; intellettuali antifascisti militanti hanno fallito spesso nell'esporla tanto esplicitamente nella sua nudità di valori), a che è valsa?

Le posizioni assunte ESPLICITAMENTE dall'autore, al contrario, lo pongono in posizione ideale diametralmente opposta a quella fascista.

Persino la dichiarazione stessa dell'autore a ritenere errato per un sacerdote l'occuparsi di politica, intenzione a cui Don Pietro si è attenuto per tutto il racconto, sia in bene che in male, pare essere sfuggita al Dottor Amedeo.

Mi risulta difficile stimare degno di alta considerazione accademica chi pare cadere in difficoltà tanto grossolane nell'atto di estrapolare la posizione autoriale da un testo, peraltro assai scarno e diretto.

Per il resto, STRACONSIGLIO questo libro e, per dovere di verità, non esito a lodarne invece l'introduzione che ne fa il Dottor Amedeo Osti Guerrazzi, unitamente alle valenze che specificatamente nell'introduzione, e solo in quella, ne adduce questi.