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Sintesi dell'editore

"Lo Svedese" è un soprannome magico al liceo di Newark, New Jersey. Appartiene a Seymour Levov, il ragazzo che tutti vorrebbero essere. Alto, biondo, atletico, ebreo, Levov eccelle nel baseball e - nell' America degli anni '50 - è destinato ad eccellere nella vita: il successo professionale, quello famigliare, la villetta borghese.

Ma la lunga ed estenuante guerra del Vietnam squasserà l'America e coinvolgerà personalmente Seymour, nel modo più tremendo: l'amata figlia Merry, diventata una violenta radicale, sparirà con l'accusa di terrorismo. È il rovesciamento, la caduta, la fine senza appello dell'American dream che lo scrittore Nathan Zuckerman, abbagliato fin da ragazzo dalla solarità senza ombre dello Svedese, sente la necessità di narrare.

Philip Roth ci mostra il lato oscuro - del singolo, della società, della vita - in quello che è un grande romanzo politico ma anche emotivo. L'affresco epico di un paese e di un'epoca in un libro sulla memoria.
©1998 Einaudi (P)2016 Emons Italia srl

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Interpretazione

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Storia

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  • Utente anonimo
  • 12 04 2018

Senza risposte

È un'opera importante, quasi maestosa. Non l'avrei mai conosciuta se non avessi sfruttato l'occasione di Audible.
Popolizio è strabiliante. Bravo da morire.

5 su 5 utenti hanno ritenuto utile questa recensione

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  • daniela martino
  • 26 10 2017

Il crollo del sogno americano - ottimo Popolizio

Quasi 500 pagine per 18 ore di ascolto. Ci voleva un lettore di grande esperienza per un libro così importante; Massimo Popolizio rende efficacemente lo sgomento, la rabbia, l'incredulità, l'epicità dei personaggi e degli scenari. Il libro è bellissimo. Parte lentamente, poi le cose accadono ma l'incedere del racconto non è mai veloce perché qui si va in profondità. Consiglio l'ascolto

9 su 11 utenti hanno ritenuto utile questa recensione

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  • Utente anonimo
  • 23 11 2018

flusso di coscienza

esaustivo flusso di coscienza con molti spunti di riflessione riguardo alla trama non molto avvincente

1 su 1 utenti hanno ritenuto utile questa recensione

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  • Utente anonimo
  • 21 06 2018

didascalico

Bravo il lettore. Il libro non mi è piaciuto. È un romanzo a tesi. Quella della incomunicabilità e del fraintendimento fra le persone: la fine crosta della razionalità può essere, in ogni momento e senza rimedio possibile, spazzata via dal caos sul quale poggia. Tesi condivisibile ma "dimostrata" lungo tutto il romanzo in maniera troppo didascalica. Il finale, dove tutto crolla, lo trovo forzato e messo lì ad hoc.

1 su 1 utenti hanno ritenuto utile questa recensione

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  • Silvia
  • 08 11 2018

Strepitosa interpretazione

L'interpretazione è eccezionale!Il libro è molto interessante anche se onestamente gli ultimi 10 capitoli li ho trovati un po' ripetitivi su concetti già ampiamente esposti per cui poteva finire prima, cmq grazie alla lettura di popolizio sono riuscita a finirlo

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  • Mattia Modonutti
  • 25 10 2018

ridondante

libro che non ha rispecchiato le aspettative. scritto bene, letto divinamente, ma il contenuto mi ha deluso. eccessivamente ripetitivo.

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  • luigi bonifazi
  • 04 10 2018

Povero svedese!

Intendiamoci: gran bel libro. Merita una lettura cartacea piuttosto che una lettura, sia pure ben fatta. Non riesco a confrontarlo ai grandi classici. Thomas Mann con i Buddenbrook realizza uno spaccato vero della sua società. Questo è un racconto ben documentato, un dramma psicologico del protagonista che ti coinvolge per le grandi introspezioni, per la miriade di sfaccettature della tragedia familiare. Passa in secondo piano il dettaglio (anche se presente) della società americana. Non ho saputo apprezzare fino in fondo l'identità ebraica della famiglia. Non mi è sembrata rilevante nel contesto.

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  • Aemenel
  • 22 09 2018

Un viaggio bellissimo

Un'opera che é un viaggio nella storia dell'America, di una famiglia, di un padre e di mille interrogativi. Una narrazione brillante e ricca, che non annoia mai nonostante la lunghezza del testo.

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  • Cliente Amazon
  • 15 09 2018

profonda e dissacrante analisi della società

una calamita....non vedevo l'ora di essere in macchina per ascoltare ancora un altro capitolo.
ottima l interpretazione

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  • Pastorec
  • 06 09 2018

AFFABULZIONE IPNOTIZZANTE

CAPOLAVORO!!! Roth è il vero narratore, Popolizio oramai è un grande del nostro teatro che riesce a restituire, come nessun altro, il clima e le sensazioni vivide e forti della cosmogonia rothiana