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Acido solforico

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Acido solforico

Di: Amélie Nothomb
Letto da: Liliana Bottone
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A proposito di questo titolo

Un nuovo reality show dal nome chiaro e inequivocabile: "Concentramento", basato proprio su regole che ricordano il momento più terribile della storia dell'umanità.

Per le strade di Parigi si aggira una troupe televisiva con il compito di reclutare i concorrenti che, volenti o nolenti, vengono caricati su vagoni piombati e internati in un campo all'interno del quale altri interpretano il ruolo di kapò.

Parte così il gioco, che vede, come da copione classico, l'occhio vigile delle telecamere registrare puntualmente e precisamente la vita di tutti i giorni, e il momento di massima audience si registra quando i telespettatori, da casa, decidono l'eliminazione-esecuzione dallo show di un concorrente attraverso il televoto...

©2005 Les éditions Albin Michel S.A. Per la versione italiana: Voland Edizioni. Tradotto da Monica Capuani (P)2018 Audible Studios
Narrativa contemporanea Narrativa di genere Narrativa letteraria

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Più rilevanti
La narratrice è stata molto brava a far emergere gli aspetti psicologici e relazionali delle due protagoniste ben delineati dall'autrice.

Molto intenso

Si è verificato un problema. Riprova tra qualche minuto.

L’idea è geniale, ed è portata avanti in modo intelligente ed incisivo per quasi tutta la durata del romanzo.
Il finale, però, l’ho trovato raffazzonato ed affrettato. Peccato...
Ottima la lettura

Una grande idea

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È così, essere eroi è per nulla.
È una bella storia che fa riflettere. consigliato

Bello

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la storia è interessante, scritto nel 2005, colpisce come anticipava l'attualità dei reality e della manipolazione di massa

un'originale allegoria dei reality televisivi

Si è verificato un problema. Riprova tra qualche minuto.

Questa storia distopica è atroce perché riporta l’attenzione su tanti indizi della nostra contemporaneità che ci fanno temere possa diventare reale.
“Concentramento” è un programma televisivo.
I concorrenti vengono reclutati a caso e suddivisi fra kapò (decisamente simili alle SS) e prigionieri.
Umiliazioni fisiche, privazione di cibo e dignità e sostituzione del nome con un codice.
Tutto rimanda chiaramente al capitolo più buio dell’umanità vestendolo da “gioco” televisivo simile al grande fratello.
Ma si arriva ad uccidere, anche con il televoto.
Il limite fra la follia e la realtà è sottile e solo in fondo la protagonista prova a rompere la quarta parete e dialogare per chiedere si smetta.
Il nome è un concetto chiave di questa narrazione, un nome desiderato per dare concretezza al soggetto amato, un nome concesso in cambio di misericordia. Un nome che spacca e al contempo unisce.
Quando sembra che si possa arrivare ad un epilogo in cui la schiava protagonista diventa l’eroina la narrazione crolla in un colpo di scena che spiazza: davanti alla crudeltà peggiore il pubblico non reagisce. Si esalta.
A rovesciare le sorti della trasmissione sarà un personaggio inaspettato ma non riceverà perdono e stima, fino in fondo la coerenza di Nothomb condannerà chi si piega al desiderio del potere da esercitare sugli altri.
Viene da chiedersi se anche noi oggi siamo come gli spettatori del libro mentre assistiamo al genocidio di Gaza continuando con le nostre vite come se nulla fosse.

Crudele, adeguato ai nostri tempi

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