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Gli scrittori del Novecento italiano e la guerra

Gli scrittori del Novecento italiano e la guerra

Gli scrittori del Novecento italiano e la guerra

Tornata prepotentemente a impadronirsi del dibattito pubblico, la guerra, in diverse sue (sempre terribili) espressioni, sarà al centro del nostro articolo. Errata corrige: non la guerra, ma le guerre, e con esse gli scrittori che nel corso della storia del '900 vi hanno preso parte, si sono opposti o hanno combattuto, cadendo talvolta al fronte. Le guerre attuali, non solo quelle presenti nel dibattito quotidiano (sul fronte russo-ucraino e israelo-palestinese, certo, se di guerra si può parlare), ma anche quelle che si continuano a combattere con troppo silenzio in Sudan, in Etiopia, in Yemen, in Somalia, in Afghanistan, in Siria, in Myanmar, in Repubblica Democratica del Congo, dovrebbero essere sempre presenti nelle nostre vite. Resistendo alla logica di “occhio non vede, cuore non duole”, dovremmo invece tenere bene a mente la sofferenza silenziosa delle vittime, la complessità dei conflitti e il ruolo fondamentale della memoria collettiva nel non dimenticare chi ha lottato, perso o resistito.

Per farlo, ti suggeriamo di partire dalle guerre del passato e dagli scrittori e scrittrici che, prendendovi parte, opponendosi o morendo al fronte, hanno contribuito con le loro opere a raccontarle e, dunque, a fare in modo che la memoria di quegli eventi, delle loro vittime e dei loro protagonisti, continui a vivere nelle coscienze delle generazioni successive.

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Letteratura di guerra: l'importanza della narrazione

La letteratura di guerra oscilla tra cronaca storica, interpretazione personale e invenzione narrativa. Lo scrittore deve affrontare la difficile sfida di rappresentare la violenza e il dramma umano senza sacrificare la dimensione artistica o morale, trasformando l’esperienza bellica in testimonianza universale e riflessione sul senso della condizione umana. Uno dei primi a narrare la guerra fu Erodoto (circa 484-425 a.C.) con le Storie, in cui descrisse le guerre tra Greci e Persiani, mescolando cronaca, mito e riflessione sulla natura umana. A lui seguì Tucidide (460-395 a.C.) con la Guerra del Peloponneso, che si distinse per rigore storiografico e analisi politica e psicologica dei protagonisti, offrendo una delle prime vere interpretazioni della guerra come fenomeno complesso.

Nel I secolo a.C., Giulio Cesare (100-44 a.C.), con i suoi Commentarii de Bello Gallico, inaugurò una tradizione in cui l’esperienza militare diretta diventava fonte di narrazione letteraria, combinando cronaca dettagliata, strategia militare e attenzione alla figura del comandante.

Durante il Medioevo, non mancarono storici e cronisti di guerre reali, come Goffredo di Viterbo (circa 1120-1196) con Pantheon, che raccontava le guerre dei re longobardi e dell’Impero, con finalità didattiche e morali. Contemporaneamente, la narrazione di guerre immaginarie ebbe grande fortuna, come nella celebre Chanson de Roland (XI secolo), poema epico che esaltava le gesta di Carlo Magno e dei suoi paladini, mescolando eroismo e mitizzazione dei conflitti.

Questo excursus mette in luce la duplice natura della letteratura di guerra: fedele alla realtà dei fatti e al contempo soggetta a interpretazioni e trasformazioni artistiche, che ne ampliano il valore culturale e morale.

E tu? Quale pensi debba essere la relazione tra gli scrittori e la narrazione dei conflitti bellici? Quanto ritieni importante che l’attenzione, soprattutto in periodi storici di guerra, si focalizzi su racconti ispirati a fatti reali piuttosto che su storie di cozy crime o chick-lit? La tua opinione per noi è importante. Intanto ti presentiamo un breve excursus storiografico sulla letteratura e la guerra, seguita dalle opere dei grandi scrittori del Novecento italiano che hanno narrato (e vissuto) la guerra.

Ti raccontiamo la vita di questi scrittori non per evocare lo spirito della guerra nel nostro presente, ma per esorcizzarlo a ogni latitudine del mondo.

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Scrittori italiani e la guerra: audiolibri consigliati

Gabriele D’Annunzio (Pescara, 1863 – Gardone Riviera, 1938)

Gabriele D’Annunzio partecipò come volontario alla Prima guerra mondiale e fu noto per l’impresa di Fiume, durante la quale guidò la marcia sulla città ribelle, e per il celebre volo su Vienna, un’azione simbolica di propaganda contro l’Austria. La sua esperienza militare alimentò la sua poetica eroica e il culto dell’azione. Chi non si è mai soffermato a studiare le peripezie del poeta vate? Chi non ha mai tentato, seppur con la fantasia, di vivere e immaginare di scorazzare lungo le vie di Fiume?

D’Annunzio, poeta ammirato anche da Mussolini, inizialmente ricevette il sostegno del futuro dittatore, che vedeva in lui un simbolo del nazionalismo italiano. Col tempo, però, Mussolini prese le distanze: D’Annunzio, troppo indipendente e anticonformista, non si piegò mai completamente al regime fascista. Pur condividendo alcuni ideali nazionalisti, mantenne la propria libertà di pensiero e comportamento, entrando così in contrasto con il consolidarsi del potere fascista. Ne ha parlato ampiamente lo scrittore italiano Antonio Scurati nella sua serie completa M.

Leggi anche: M. di Antonio Scurati: guida completa dalla serie letteraria alla miniserie TV.

Oltre alla guerra e alla scrittura, D'annunzio amava circondarsi di bellezza: arredava case e ville con oggetti rari, quadri e statue, e conduceva uno stile di vita sontuoso, da vero esteta. Su Audible puoi ascoltare i migliori audiolibri di Gabriele D'annunzio come Le vergini delle rocce.

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Per approfondire gli audiolibri di Gabriele D'annunzio leggi:Il Vate eccentrico da scoprire attraverso i suoi libri.

Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 1888 – Milano, 1970)

Soldato sul Carso durante la Prima guerra mondiale, Giuseppe Ungaretti partecipò attivamente alla campagna interventista, arruolandosi nel 19º Reggimento di fanteria della Brigata "Brescia" quando, il 24 maggio 1915, l'Italia entrò in guerra. Visse così in trincea esperienze drammatiche come il freddo, la fame e la morte dei compagni. La sua poesia nasce da questi eventi, è intrisa di paura, dolore e solidarietà in versi intensi e modernissimi. La poetica di Ungaretti utilizza un linguaggio essenziale, scandito da parole rarefatte e versi brevi che trasmettono emozioni profonde. In Veglia emerge la veglia accanto ai compagni morti sul Carso, in Fratelli il senso di fratellanza e di comune sofferenza; in Solitudine e Vanità affiora la riflessione sull’esistenza e sulla precarietà della vita. Nei componimenti come I fiumi, Ungaretti intreccia memoria personale e identità collettiva, trasformando il ricordo in esperienza poetica universale.

Il professor Luigi Gaudio presenta la poetica di Ungaretti in questo podcast consigliato anche agli studenti delle scuole superiori.

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Emilio Lussu (1890-1975)

Militante politico, scrittore e partigiano sardo, Emilio Lussu partecipò come ufficiale alla Prima guerra mondiale sul fronte italiano, un’esperienza che segnò profondamente la sua vita e la sua produzione letteraria. Fu decorato più volte per il suo coraggio in guerra, prese parte come dirigente politico alla Guerra civile spagnola e alla Resistenza italiana.

La sua opera più famosa, Un anno sull’altipiano (1938), racconta con intensità e realismo le vicende del fronte durante la guerra, denunciando la follia dei comandi militari e l’eroismo dei soldati comuni. Scritto tra il 1936 e il 1937 in un sanatorio svizzero, il libro narra la Prima guerra mondiale sull’altopiano di Asiago, mettendo in luce l’assurdità del conflitto e della gerarchia militare. Lussu, ex ufficiale della Brigata Sassari, fonde episodi reali e romanzati, criticando duramente i generali e mostrando le sofferenze dei soldati in trincea. L’opera riflette anche la sua maturata coscienza antimilitarista e rimane un caposaldo della letteratura italiana sulla Grande Guerra.

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Dopo la Prima guerra mondiale, Lussu si impegnò attivamente per i diritti dei reduci e delle comunità sarde, fondando il Partito Sardo d’Azione e opponendosi al fascismo con iniziative politiche e militari. Nel secondo dopoguerra fu protagonista della costruzione della Repubblica italiana, partecipando alla Resistenza, alla nascita del Partito d’Azione e ai governi di unità nazionale, promuovendo autonomia regionale, giustizia sociale e riforme democratiche. La sua esperienza bellica e politica lo rese un convinto sostenitore della libertà e dell’antifascismo fino alla fine della sua vita. Di Lussu e della sua compagna di vita Joyce Lussu, ne ha parlato anche Silvia Ballestra nel suo bel libro consigliato, finalista al Premio Strega: La Sibilla.

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Carlo Emilio Gadda (Armungia, 1890 – Roma, 1975)

Ufficiale durante la Prima guerra mondiale, catturato a Caporetto; la guerra influenzò profondamente il suo stile narrativo complesso e denso. Carlo Emilio Gadda fu un convinto sostenitore dell’intervento dell’Italia nella Prima guerra mondiale e nel maggio 1915 partecipò alle manifestazioni in favore della guerra contro l’Austria-Ungheria. Poco dopo si arruolò volontario come sottotenente nel reparto mitragliatrici del 5º reggimento alpini, svolgendo servizio sulle montagne dell’Adamello e sulle alture vicentine.

Dopo la rotta di Caporetto, nell’ottobre 1917, fu catturato dai nemici ai piedi del monte Krasji e deportato in Germania, a Celle, in una baracca soprannominata “dei poeti”, dove conobbe altri intellettuali come Bonaventura Tecchi, Camillo Corsanego e Ugo Betti. Queste esperienze di prigionia furono poi raccontate nel capitolo Compagni di prigionia del suo libro Il castello di Udine.

Durante il conflitto Gadda tenne un diario minuzioso, il Giornale di guerra e di prigionia, in cui descrisse con crudo realismo le difficoltà della vita al fronte e dei prigionieri, criticando l’incompetenza dei comandi e il degrado morale della guerra. Nei suoi scritti emergono già i temi centrali della sua opera: l’orrore della guerra, il caos della realtà, l’affetto per il fratello e il disprezzo verso le gerarchie militari. Il ritorno in Italia, alla fine del gennaio 1919, fu segnato dalla perdita del fratello Enrico, morto in un incidente di guerra nel 1918, che Gadda ricordava come “la parte migliore e più cara di me stesso”.

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Su Audible, di Carlo Emilio Gadda puoi ascoltare uno dei suoi romanzi più noti: Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, narrato da Fabrizio Gifuni,

Elsa Morante (Roma, 1912 – Roma, 1985)

Tra le più importanti scrittrici italiane del Novecento, Elsa Morante visse la Seconda guerra mondiale a Roma e ne La Storia racconta le devastazioni sui civili e le ferite invisibili lasciate dai bombardamenti. Prima donna a ricevere il Premio Strega nel 1957 con L'isola di Arturo, è autrice de La Storia, inserito tra i cento migliori libri di tutti i tempi dal Club norvegese del libro nel 2002. Nata a Roma, trascorse l’infanzia nel quartiere Testaccio; figlia di una maestra ebrea, Irma Poggibonsi, e dell’impiegato siciliano Francesco Lo Monaco, fu riconosciuta alla nascita da Augusto Morante, già marito della madre. Crebbe con tre fratelli e la complessa storia familiare fu raccontata nelle memorie del fratello Marcello.

Giovanissima iniziò a scrivere racconti e filastrocche per bambini, pubblicati su periodici come Corriere dei Piccoli, Meridiano di Roma e Oggi. Nel 1941 uscì la raccolta Il gioco segreto, seguita da Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina (1942). Nel 1936 conobbe Alberto Moravia, che sposò nel 1941; insieme frequentarono i maggiori intellettuali del dopoguerra. Durante la guerra si rifugiarono a Fondi per sfuggire ai nazifascisti, esperienze narrate ne La Storia.

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Dopo la guerra pubblicò Menzogna e sortilegio (1948, Premio Viareggio) e nel 1957 L'isola di Arturo, vincitore del Premio Strega. Negli anni Sessanta si dedicò anche al cinema e alla critica cinematografica, collaborando con Pasolini e Zeffirelli. Nel 1974 uscì La Storia, ambientato a Roma durante la guerra, che ebbe grande successo ma anche critiche aspre. Il suo ultimo romanzo fu Aracoeli (1982), per cui ottenne il Prix Médicis. Morante morì nel 1985 a 73 anni. Postumi sono stati pubblicati il Diario 1938, raccolte di racconti dimenticati e lettere, conservate presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Primo Levi (Torino, 1919 – Torino, 1987)

Primo Levi, nato a Torino nel 1919 in una famiglia ebraica, studiò chimica all’Università di Torino nonostante le leggi razziali fasciste. Durante la Seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza in Valle d’Aosta, ma fu catturato nel dicembre 1943 e deportato ad Auschwitz, dove lavorò nel campo di Buna grazie alle sue conoscenze chimiche e ad alcuni incontri fortunati. Sopravvissuto alla liberazione del campo nel gennaio 1945, intraprese il lungo viaggio di ritorno in Italia, raccontato ne La tregua. Tornato a Torino, riprese il lavoro di chimico e iniziò a scrivere, pubblicando nel 1947 Se questo è un uomo, testimonianza della brutalità del lager e della disumanizzazione vissuta, divenendo una delle voci più importanti della memoria della Shoah.

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Su Audible puoi ascoltare il cofanetto dedicato a Primo Levi nel quale sono contenunti i suoi libri più importanti come il toccante Se questo è un uomo letto da Roberto Saviano.

Su Audible le voci che hanno raccontato la storia dell’Italia

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