Il regista
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Letto da:
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Jerry Mastrodomenico
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Di:
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Daniel Kehlmann
A proposito di questo titolo
Los Angeles, anni trenta. Con l’avvento del nazismo il regista Georg Wilhelm Pabst lascia la Francia dove sta lavorando e si trasferisce negli Stati Uniti. È uno dei grandi maestri del cinema tedesco d’avanguardia, ha diretto le più importanti star del muto e portato al successo Greta Garbo rendendola immortale, ma in America è solo uno come tanti. Incapace di adattarsi ai meccanismi dello studio system, dopo aver girato un film che si rivela un fiasco, non vede più un futuro a Hollywood e abbandona il sole della California per tornare in Europa. Mentre fa visita alla madre in Austria, ormai annessa alla Germania, scoppia la guerra e ripartire diventa impossibile. Bloccato nel Terzo Reich, G.W. Pabst si confronta con la natura brutale del regime. Goebbels, il ministro della Propaganda a Berlino, vuole il genio del cinema, non accetta un no come risposta e fa grandi promesse. Anche se Pabst crede ancora che saprà resistere a queste avance, che non si sottometterà ad alcuna dittatura diversa da quella artistica, si è già cacciato in un guaio irrimediabile.
Arte e potere, bellezza e barbarie, Il regista mostra di cosa è capace la letteratura.
©2024 Feltrinelli (P)2024 FeltrinelliLentamente prende quota, anche se non aiutato da uno stile che non si distingue particolarmente dalla massa.
Acquista invece ritmo più avanti, nella parte che racconta il ritorno del regista e della sua famiglia in Austria, sotto il regime nazista .
Qui la storia assume risvolti più inquietanti, l’autore riesce a generare una certa creepy suspence e una valida dose di intrigo. In particolare, cerca di tratteggiare la pervadente rapacità del nazismo attraverso la sua capacità di far filtrare la violenza e la sopraffazione in tutte le venature non solo della vita bellica, ma anche quotidiana. In questo, l’autore riesce benissimo a trasmettere il messaggio attraverso la figura del figlio del regista, il quale comprende istintivamente la natura della sopraffazione e il dualismo carnefice-vittima in una società permeata della cultura di violenza, in cui bisogna immediatamente sapere chi sottomettere o malmenare, per assurgere a un ruolo di dominatore e non di vittima. È chiaro il messaggio: nella società dei più forti, la gentilezza e l’umanità vengono percepiti come debolezza; mai bisogna mostrarsi comprensivi, umili, in definitiva umani.
Vincente la scelta di dissimulare fra le righe di alcune pagine un sottile umorismo, che avrebbe giovato in tutto il racconto.
Una perla l’incontro tra il regista e il ministro della propaganda e del cinema, surreale e esilarante.
Altre tematiche serpeggiano più o meno sottotraccia in questa biografia romanzata. Tra le più evidenti, quella che riguarda il ruolo dell’arte nel mondo e in relazione alla politica e alla denuncia. Si può fare dell’ottima arte in un regime fascista, cercando di rimanere neutrali rispetto alle circostanze? Oppure questo compromette l’artista? In che cosa consiste poi l’integrità di un autore? È più compromessa se riesce ad esprimersi e gli viene riconosciuta importanza in un regime dittatoriale, oppure se lavora in una democrazia, ma è schiavo delle pretese economiche e della scarsa cultura dei produttori e delle meccaniche capitalistiche?
Un po’ lento all’inizio, poi appassionante
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Un romanzo semplicemente fantastico
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Mai successo…peccato davvero
Lettore pessimo
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