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Viaggio al termine della notte

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Viaggio al termine della notte

Di: Louis-Ferdinand Céline
Letto da: Stefano Fresi
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A ottant'anni dalla sua pubblicazione e a cinquanta dalla morte del suo autore, Viaggio al termine della notte si impone come il romanzo che ha saputo meglio capire e rappresentare il Novecento, illuminandone con provocatoria originalità espressiva gli aspetti fondamentali.
«Céline è stato creato da Dio per dare scandalo», scrisse Bernanos quando nel 1932 il romanzo diventò un successo mondiale, suscitando entusiasmi e contrasti feroci.
Lo «scandalo Céline», che dura tuttora, è la profetica lucidità del suo delirio, uno sguardo che nulla perdona a sé e agli altri, che ha il coraggio di affrontare la notte dell'uomo così com'è.
L'anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l'ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell'Africa coloniale, la New York della «folla solitaria», le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale.
Totalmente nuovo, nel panorama francese ed europeo, è stato poi il modo insieme realistico e visionario, sofisticato e plebeo con cui Céline ha saputo trasfigurare questa materia incandescente. Per lui, in principio, è l'emozione, il sentimento della vita: di qui l'invenzione di un linguaggio che ha tutta l'immediatezza del «parlato» quotidiano, capace di dar voce, tra sarcasmi e pietà, alla tragicommedia di un secolo.

Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del Novecento: è in realtà un'opera potentemente comica, esilarante, in cui lo spettacolo dell'abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell'incubo.
Oggi il Viaggio, nella classica traduzione di Ernesto Ferrero, scrittore particolarmente attento al «colore» dei linguaggi, si offre a nuove generazioni di lettori con l'intatta freschezza di un «classico» che non finisce di stupire per la sua modernità.

©1977 Corbaccio (P)2025 Adriano Salani Editore
Classici Narrativa di genere Narrativa letteraria Narrativa storica

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Tutte le stelle
Più rilevanti
Non è il caso di giudicare una delle maggiori opere letterarie novecento ma è doveroso sottolineare la bravura del lettore,Stefano Fresi che è riuscito a rendere perfettamente lo spirito del libro.

Un capolavoro

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Un grande capolavoro scritto da un uomo che non merita nessun complimento, è questo che non riesco a spiegarmi.

Scritto da un genio!

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Del romanzo non dirò nulla, è il capolavoro che sappiamo … ma vorrei lasciare un’ottima recensione per il lettore, straordinario! Giusta intonazione, giusto ritmo, giusto equilibrio tra lettura e interpretazione, bravissimo!

Un capolavoro letto magistralmente

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L’unico consiglio che mi sento di dare, con il senno di poi, è di leggere o ascoltare questo romanzo con meno interruzioni possibili. Solo così, con un unico respiro, si può davvero andare a fondo. Le prime cento pagine sono la cosa più memorabile che abbia letto, ma bisognerebbe avere la perseveranza di continuare, di non fermarsi, fino al suono del rimorchiatore allo scalo.

Che non se ne parli più

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Un affresco ruvido, a tratti scabroso, che merita a pieno l'attenzione di cui gode. Quella di Stefano Fresi non è una lettura bensì una interpretazione, magistrale aggiungerei, appassiona anche durante passaggi poco avvincenti.

Emblematico

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