I discepoli del fuoco
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Letto da:
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Alessandro Zurla
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Di:
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Alfredo Colitto
Bologna, dicembre 1311. Mondino de' Liuzzi, medico anatomista, viene incaricato dal podestà di far luce su una morte strana e orribile: un membro del Consiglio degli Anziani è stato rinvenuto carbonizzato in casa sua, eppure nella stanza nulla fa pensare a un incendio. Perfino la poltrona su cui l'uomo era seduto è rimasta quasi integra, mentre il corpo è bruciato in modo irregolare. I piedi sono illesi, un braccio è interamente ustionato, tutto il resto è ridotto in cenere.
Mondino fa trasportare le spoglie nel suo studio per esaminarle. Non riesce a svelare la dinamica dei fatti, ma sollevando con il coltello da dissezione la pelle bruciata del braccio scopre i resti di un tatuaggio: un mostro alato, con la testa di leone e il corpo avvolto nelle spire di un serpente. La mattina seguente il cadavere scompare. Qualche tempo dopo, un frate francescano viene ritrovato morto nel quartiere dei bordelli. In tasca ha un disegno molto simile al tatuaggio individuato da Mondino.
L'indagine sulle due vittime rivela l'esistenza di una setta di adoratori di Mithra, dio persiano del sole e del fuoco, venerato anche dai Romani sotto il nome di Sol Invictus. Con l'aiuto di Gerardo da Castelbretone, un ex Templare con cui ha stretto amicizia, Mondino viene a sapere che la setta ha un folle progetto per "salvare" l'anima dell'intera città… distruggendola con il fuoco purificatore.
©2022 Mondadori (P)2022 Mondadoripiacevole relax
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Ottimo romanzo storico
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Giallo appassionants
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SPOILER
Ricostruzione storica un po' meno accurata. anche l'identificazione fra il Mitraismo Persiano e quello Romano attraverso lo Zurvanesimo è un passo eccessivo, ma concediamo che, nell'economia della storia, si colloca bene: alla fin fine si tratta di un romanzo e non di un trattato di storia delle religioni, quindi accettiamo di buon grado la ricostruzione.
La spiegazione dell'utilizzo dei suoni per la sollecitazione delle sfere è un po' confusionaria e poco chiara. Non è neppure troppo necessaria all'evoluzione della storia, se non per dare uno scopo all'identificazione attraverso la Manus Guidonis, che appare, però, superflua e troppo forzata nell'economia della storia.
Errata la ricostruzione della Goliardia. La Goliardia di stampo medievale non era quella degli studenti universitari, ma quella delle Nationes, che non erano solo Ultramontana e Citramontana, Il Rettore dell'Università era uno ed era uno studente, Ai Tempi di Mondino (fine 1200, si tratta di un personaggio storico), l'univeristà non funzionava come descritto e la dissezione dei cadaveri era normalmente praticata a Bologna, senza grossissimi problemi.
L'inno goliardico non è attestato fino alla fine del 1700 e la sua prima strofa, quella citata nel racconto, non è attestata nel medioevo, nel quale si trovano tracce solo della seconda e della terza strofa in notazioni musicali non goliardiche con melodie differenti.
Ma teniamo tutto per buono per la costruzione del romanzo.
Del resto Dan Brown ha fatto di peggio ne Il Codice da Vinci, eppure il romanzo è un capolavoro.
Quindi, invitando i lettori a verificare sempre cosa riportato nei romanzi storici, che diventano, in questo modo, mezzi di divulgazione, ricordiamo che anche gli errori, che spesso consapevoli, sono accettabili in un romanzo. Basta che poi il lettore approfondisca e non ne prenda il contenuto come oro colato.
Nel complesso la ricostruzione del periodo regge bene e la società che ne viene fuori è estremamente strumentale al romanzo, quindi perfetta.
Lettura consigliatissima.
INTERPRETAZIONE DEL LETTORE
Un po' troppo piatta nelle interpretazioni, Buona nella parte discorsiva e nel cantato.
STORIA ACCATTIVANTE E CONSIGLIATA
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Meraviglioso
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