Cose che non si raccontano
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Rosa Palasciano
A proposito di questo titolo
Non è mai il momento giusto per fare un figlio. Prima vogliamo vivere, viaggiare, lavorare. Antonella vuole diventare una scrittrice: la sua è un'ambizione assoluta, senza scampo. Per questo a vent'anni, per due volte, interrompe volontariamente la gravidanza. Quando anni dopo si sente invece pronta, con un compagno a fianco, è il suo fisico a non esserlo. E cosí inizia l'iter brutale dell'ostinazione, dell'ossessione, della medicalizzazione. Certi supplizi, le aspirazioni inconfessate, la felicità effimera e spavalda, la sofferenza e la collera. Si direbbe una storia già scritta, ma qui non c'è nulla di consueto: è come raccontare da dentro una valanga, con la capacità incredibile, rotolando, di guardarsi e non crederci, e sfidarsi, condannarsi, sorridersi per farsi coraggio.
In un crescendo di indicibile potenza narrativa, Antonella Lattanzi descrive (sulla sua pelle) la forza inesorabile di un desiderio che non si ferma davanti a niente, ma anche i sensi di colpa, l'insensibilità di alcuni medici, l'amicizia che sa sostenere i silenzi e le confidenze piú atroci, il rapporto di coppia sempre sul punto di andare in frantumi, la rabbia ferocissima verso il mondo (e le donne incinte). Tenendo il lettore stretto accanto a sé, incollato alla pagina, con un uso magistrale del montaggio, capace di creare una suspense da thriller. La cosa strabiliante è che pur raccontando una storia eccezionale, e cruda, questo romanzo riesce in realtà a parlare in modo vero, e profondamente attuale, di tutte le donne - madri e non madri - che in un punto diverso della loro vita si sono chieste: desidero un figlio? Qual è il momento giusto? Dovrò rinunciare a me stessa, alle mie ambizioni? E perché tutte restano incinte e io no?
«Ho una diga nella testa dove stanno nascoste tutte le cose che fanno davvero troppo male. Quelle cose, io non voglio dirle a nessuno. Io non voglio pensarle, quelle cose. Io voglio che non siano mai esistite. E se non le dico non esistono».
straziante
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Non so se leggerai le nostre recensioni, non so se ti aiuteranno i nostri abbracci. Mi ha coinvolto tantissimo : come donna che ha rimandato la maternità per realizzare il proprio lavoro. Come madre che ha visto morire la prima figlia, tanto faticosamente concepita, per un distacco di placenta. Come medico che ha letto quanta cattiveria hai subito, e di rimando come paziente che ha subito tale cattiveria: no, anche se medico io stessa, nessuna pietà in questi reparti di ostetricia crudeli e talvolta criminali.
Mi è piaciuto come è stato scritto, interpretato, carnalmente offerto alla nostra pietà. Ho condiviso i ragionamenti magici, i sensi di colpa, l'odio per il mondo. Ci sono passata anch'io e io stessa mi sono ritenuta responsabile e punita dal Cielo per la morte di mia figlia.
Sono cattolica, osservante, non condivido l'aborto, la procreazione assistita, figuriamoci la riduzione dei feti, ma rispetto il dolore, la disperazione di una donna che è dilaniata dalla sofferenza. Antonella spero che tu ti faccia aiutare. Ti abbraccio.
Coinvolgente
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Meglio di quanto mi aspettassi
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Duro
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Cicatrici
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