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Lo sbilico

Di: Alcide Pierantozzi
Letto da: Fabrizio Rocchi
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A proposito di questo titolo

Alcide ha quarant'anni, a volte dorme ancora con sua madre, prende sette pasticche al giorno (cinque la mattina e due dopo cena), ed è considerato «un paziente lucido, vigile, collaborativo, dall'eloquio fluido». È un essere umano «difettoso» tra i tanti, ma i suoi difetti stanno tutti dentro quattro pagine di diagnosi controfirmate da uno dei piú famosi psichiatri italiani: «disturbo bipolare», «spettro dell'autismo», «dissociazione dell'io», «antipsicotici», «pensieri di mancata autoconservazione»... Dal suo esilio in una cittadina dell'Abruzzo, dove ogni cosa sembra da sempre uguale a sé stessa, Alcide ci racconta il tempo melmoso delle sue giornate. Le ore in spiaggia, o a sfinirsi in palestra, dove va per riguadagnare in muscoli quello che ha perso in lucidità mentale. Soprattutto ci racconta - con tutta la chimica che ha in testa - cosa accade quando l'equilibrio psichico s'incrina: l'innesco della paranoia, la percezione che si sdoppia, il modo in cui il tempo fermo di un'attesa non è mai davvero fermo, perché è lí che arrivano i pensieri. Nel suo resoconto si alternano momenti di un prima a Milano, la città che da sola sembrava poterlo tenere in vita, e di un prima ancora, un'infanzia in cui tutto faceva già troppo male ma a salvarlo c'erano la nonna, la bicicletta, tutto uno zoo di animaletti di campagna. Nel presente, invece, c'è la vita con sua madre, che è insieme origine, scandaglio e unico argine possibile delle sue psicosi. E poi c'è l'ossessione per le parole: la ricerca quotidiana in biblioteca, nei dizionari, nei libri, dei termini esatti, che sappiano ridurre l'irriducibile, nominare l'innominabile. Questa è la storia di uno sperdimento, una storia che possiede il dono e la condanna di saper parlare davvero a chiunque. A chiunque, almeno una volta, non si sia riconosciuto nel proprio riflesso allo specchio; a chiunque abbia sentito la realtà passargli accanto come un vento laterale; a chiunque abbia messo in dubbio la fondatezza dei propri pensieri e dei propri desideri. Sono pagine brucianti, che Alcide Pierantozzi ha scritto come se il suo corpo fosse un sismografo, registrando il disagio psichico nella sua forma piú pura, descrivendo la violenza - poetica e brutale - di una mente smarrita che cerca di trovare una stabilità impossibile, ma che sempre, sempre, prova a salvarsi. Lo sbilico dà voce a un bisogno collettivo fortissimo: quello di nominare con precisione il malessere psicologico, l'alienazione, la medicalizzazione e la solitudine. Un'impresa che può fare soltanto la grande letteratura. «Noi matti non abbiamo solo il diritto di essere soccorsi dai sani, ma anche il dovere di inceppare ogni giorno il mondo per metterlo in discussione ai loro occhi».

©2025 Giulio Einaudi editore (P)2025 Giulio Einaudi editore
Arte e letteratura Autori Narrativa di genere Narrativa letteraria

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Mi ha emozionata in più punti. Grazie per questa testimonianza, è stato un viaggio interessante

Da ascoltare

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Chi è davvero "normale"? Quali sono i pensieri di chi la società non accetta? Fino a che punto ci si può identificare con i suoi pensieri? Ci sono traumi che non si possono superare? L'autore possiede un dono: la capacità di scegliere le parole per dirlo. Lo fa, scrive, non dà una risposta, e per questo ci brucia gli occhi e il cuore, irrimediabilmente. Un libro prezioso, per più di un motivo. La lettura invece risente di qualche errore di pronuncia quando si tratta di mettere gli accenti al posto giusto. Ma comunque la forza della narrazione vince.

Intenso e tosto

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Trovo l’autore di questo libro BRAVISSIMO!!!
Adesso andrò alla ricerca di tutti gli altri suoi libri.

Stupendo!

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L’autore è in realtà un poeta ma non lo sa. Nell’oceano di sofferenza che prova trova il modo giusto per concedere una tregua alle sofferenze di chi legge. Liberatorio

Bellissimo

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Libro intensissimo sia nei contenuti che nella scrittura. Disarmante la lucidità, l’onestà e l’intelligenza con cui descrive tutto!

Disarmante

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