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I convitati di pietra

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I convitati di pietra

Di: Michele Mari
Letto da: Andrea Moretti
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A proposito di questo titolo

22 luglio 1975: la data fatidica in cui una classe del liceo, festeggiando con una cena il primo anniversario dell'esame di maturità, decide di stipulare un accordo di sangue e denaro. Ognuno dei trenta ex alunni verserà tutti gli anni una cifra, e il capitale sarà investito in modo da generare - col trascorrere dei decenni - un'autentica fortuna. Il meccanismo è semplice: la riffa terminerà quando saranno rimasti in vita soltanto tre compagni di classe, e a quel punto i superstiti potranno godere del montepremi...

Ma i rancori sopiti, gli amori taciuti, le promesse e le invidie nate sui banchi di scuola s'infiammano un anno dopo l'altro. E quando ogni 22 luglio si rivedranno a cena, si informeranno dei malanni altrui per prevedere il prossimo di loro che passerà a miglior vita. Fino a trasformare i protagonisti di questa storia in giocatori seduti al tavolo di un'immaginaria roulette, «per i quali indovinare un numero significa desiderarlo, se non altro per poter continuare a giocare». E si sa che ogni gioco ha le sue regole e i modi per aggirarle: scommesse clandestine, tresche, sospetti, tentativi di omicidio, improbabili macumbe e soprattutto il Caso, che agisce scompigliando anche il piano meglio architettato.

Michele Mari, mai così divertito e divertente, segue i suoi personaggi fino al 2050 e oltre, grazie a un ingranaggio affabulatorio che inchioda il lettore alla pagina. Del resto tutti noi abbiamo vissuto la singolare ambiguità delle cene di classe, fatte di momenti prodigiosi in cui il tempo sembra essersi arrestato, anche se appena si scrosta la nostalgia quello che rimane è il disincanto di individui che poco hanno da spartire fra di loro. Senza rinunciare alle ossessioni che lo hanno fatto amare dal suo pubblico (i fumetti, il cinema, la mania tassonomica), questa volta Mari racconta la giovinezza, l'epoca in cui ci si crede immortali, e prendendo la rincorsa si sofferma a indagare le inquietudini della vecchiaia. Tra Compagni di scuola e Final Destination, un romanzo a orologeria, il cui ticchettare incessante riflette sul tempo a nostra disposizione. «Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro».

©2025 Giulio Einaudi editore (P)2025 Giulio Einaudi editore
Narrativa di genere Narrativa letteraria

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Frega che da come comincia la storia ci si aspetti un giallo o un thriller, invece se si coglie il lato ironico e grottesco della cosa (suggeriti anche dallo stile di scrittura) ci si può fare accompagnare in un bel viaggio curioso e intrigante

Ironia e grottesco

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Ma quanti elenchi fa??
Che peccato, era un’idea originale!
Sviluppata senza emozione o coinvolgimento, solo fatti uno dopo l’altro

Bella idea sviluppata male

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Forse non è il libro di Mari che ho amato di più ma resta un autore altissimo. Quanto alla lettura, che è ottima, non riuscirò mai a capire perché i lettori non si informino sugli accenti. Onestamente 'lìtote' con accento sdrucciolo grida vendetta.

Sottile perfidia

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Seppur geniale, intrigante ed avvincente l’idea che lega una classe di liceali ad una riffa ad vitam, i risvolti personali, etici ed anche squisitamente criminali non appagano quasi mai i (quasi) infiniti assist che una trama del genere potrebbe servire.
Un’idea bella (compresa la dedica a Gene Hackman) ma che fino in fondo non balla.

Quando un’idea non basta.

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Libro letto bene, interessante e capace di partire da una bella intuizione. Personalmente ho trovato troppo insistita l’ossessione per Hackman e le lunghe porzioni inerenti la sottomissione e il sesso.

Intuizione iniziale unica, ma narrazione…

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