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Quello che so di te

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Quello che so di te

Di: Nadia Terranova
Letto da: Aurora Peres
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A proposito di questo titolo

C’è una donna in questa storia che, di fronte alla figlia appena nata, ha una sola certezza: da ora non potrà mai più permettersi di impazzire. La follia nella sua famiglia non è solo un pensiero astratto ma ha un nome, e quel nome è Venera. Una bisnonna che ha sempre avuto un posto speciale nei suoi sogni. Ma chi era Venera? Qual è stato l’evento che l’ha portata a varcare la soglia del Mandalari, il manicomio di Messina, in un giorno di marzo? Per scoprirlo, è fondamentale interrogare la Mitologia Familiare, che però forse mente, forse sbaglia, trasfigura ogni episodio con dettagli inattendibili.

Questa non è solo una storia di donne, ma anche di uomini. Di padri che hanno spalle larghe e braccia lunghe, buone per lanciare granate in guerra. Di padri che possono spaventarsi, fuggire, perdersi.

Per raccontare le donne e gli uomini di questa famiglia, le loro cadute e il loro ostinato coraggio, non resta altro che accettare la sfida: non basta sognare il passato, bisogna andarselo a prendere. Ritornare a Messina, ritornare fra le mura dove Venera è stata internata e cercare un varco fra le memorie (o le bugie?) tramandate, fra l’invenzione e la realtà, fra i responsi della psichiatria e quelli dei racconti familiari.

Nadia Terranova ci consegna con queste pagine il suo romanzo più personale e più intenso, che ci interroga sul potere della memoria, individuale e collettiva, e sulla nostra capacità di attraversarla per immaginare chi siamo.

©2025 Guanda (P)2025 Adriano Salani Editore
Narrativa di genere Saghe Vita familiare

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Personalmente non l'ho apprezzato perché è l'ennesima storia familiare che pone l'accento solo sulle fatiche, sulle prove della vita (presenti in ogni vita) e non si lascia spazio alla bellezza, alla gioia. Figlio del nostro tempo, questo libro è l'ennesimo tassello di una narrazione, ormai costante e radicata, che presenta la vita familiare, matrimoniale e genitoriale come una gabbia che limita la propria felicità e la piena affermazione di sé.

Triste racconto famoliare

Si è verificato un problema. Riprova tra qualche minuto.

Secondo me, non è uno dei testi più belli dell'autrice, comunque si intravede il grande studio fatto, anche sofferto, nel ricostruire una vita passata. Mi piace il confronto tra ricordi tramamdati a voce e verità. In tutte le famiglie ci saranno incongruenze, come quelle scoperte dall'autrice. Resta un ottimo racconto

Necessità di ritrovare le radici

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Mi è piaciuta la storia in generale e come l'autrice abbia raccontato ila sua vita in maniera scorrevole. A volte ripetitivo e fastidioso in alcuni punti .n

Il potere di una nuova vita.

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Ho trovato interessante la storia su ospedali psichiatrici, maternità, pazzia o presunta tale, intreccio tra figure femminili della stessa famiglia ma un po' pesante e ripetitiva la narrazione

Bella storia, narrativa un po' ripetitiva

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La storia mi ha un po’ angosciato. La ricerca spasmodica di comprensione della vita di questa donna che perseguita , suo malgrado, l’esistenza della nipote.
La storia e la memoria: due vie necessarie x arrivare a capire e a capirsi.
Interessante, ma angosciante

Chi sono io?

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