Atmosfera
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Barbara Villa
A proposito di questo titolo
Joan Goodwin è sempre stata ossessionata dalle stelle. Riflessiva e riservata, è soddisfatta della sua vita come docente di Fisica e Astronomia alla Rice University e come zia di Frances, una ragazzina decisamente sveglia per la sua età. Questo almeno fin quando scopre da un annuncio che la NASA è in cerca delle prime donne scienziate per il programma Space Shuttle. In quel preciso istante, inizia a desiderare molto di più: vuole essere fra le poche persone ad andare nello spazio.
Scelta fra centinaia di candidati nell'estate del 1980, Joan inizia l'addestramento come astronauta insieme a un gruppo di colleghi eccezionali: il pilota Top Gun Hank Redmond e lo scienziato John Griffin, sempre gentili e disponibili, anche quando la posta in gioco è alta; Lydia Danes, specialista di missione, che ha sgobbato troppo per arrivare dov'è e non si può permettere di fallire; l'affettuosa Donna Fitzgerald, impegnata a nuotare tra i suoi stessi segreti; e Vanessa Ford, ingegnere aeronautico in grado di aggiustare qualsiasi motore e pilotare qualsiasi velivolo, magnetica e misteriosa.
Mentre si preparano per il loro primo volo, Joan scopre un amore e una passione che non avrebbe mai immaginato, e comincia a mettere in dubbio tutto ciò che ha sempre creduto di sapere sul suo posto nell'universo. Ma nel dicembre del 1984, durante la missione STS-LR9, tutto cambia in un istante.
©2025 Mondadori Libri (P)2025 Mondadori LibriChe libro ❤️
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Meraviglioso
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Spettacolare
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Ritrovo in questo romanzo lo stile dell’autrice, gradevole ma non proprio sovversivo: un sacco di arrovellamenti romantici, molti ragionamenti dei protagonisti sui propri sentimenti, roba così.
Unito, ancora una volta, ai conflitti familiari.
La differenza, questa volta, sta nell’ambientazione e nell’intreccio: Jenkins Reid ha scelto una cornice dannatamente intrigante che incolla alle pagine senza pietà, facendo dimenticare anche qualche carenza di profondità, stile e realismo.
Un po’ Top Gun e un po’ Appollo 13, ma tutto declinato in chiave femminile e femminista, funziona anche da questo punto di vista; collocando la trama negli anni ‘80 e in un mondo prettamente maschile, l’autrice riesce a stipare il racconto di temi femministi che risultano particolarmente centrati.
Senza sottovalutare che l’approccio femminile all’argomento sembra mitigare molto le potenzialità tossiche della narrazione, che è ambientata in una organizzazione extra-patriottica e anche impregnata di “valori americani” (soprattutto nella prima parte), ma per fortuna senza scadere nel fastidioso integralismo che a volte conosciamo nella cultura USA.
Più ancora della tematica queer, emerge il conflitto lavorativo, sociale, personale a cui sono costrette queste donne scienziate che hanno grandi obiettivi di carriera.
Quel che mi pare non funzionare è lo sbilanciamento tra i due temi, l’argomento romantico e quello “NASA-related”.
Le parti che riguardano l’esplorazione spaziale sono francamente buttate via, brevissime e abbozzate. All’autrice è forse mancata ricerca e passione sull’argomento.
Se l’incrocio storia sentimentale/passione lavorativa è qui decisamente sbilanciato a favore della prima, con una ratio circa 65% vs. 35%, avrei molto volentieri preferito un’inversione del rapporto, con la storia sentimentale spostata decisamente in secondo piano.
Una nota a parte riguarda il finale, per cui consiglio di non proseguire a chi non vuole spoiler.
Più o meno capisco chi è il destinatario dei libri di Taylor Jenkins Reid, e il fatto che un finale aperto (o senza lieto fine) sarebbe stato di rottura, se considerato in quest’ottica.
Stiamo parlando, però di un rapporto omosessuale nella prima metà degli anni ‘80, in piena guerra fredda e all’epoca di Reagan e Anita Bryant; stiamo raccontando di due impiegate presso un’organizzazione governativa, di stampo quasi militare.
La conclusione più probabile, cioè che le due protagoniste rinunciassero alla storia d’amore per perseguire una vita standardizzata, “in the closet”, sarebbe stata non solo più realistica; ma anche un modo per rendere onore, per ricordare generazioni e generazioni di persone queer che - prima della nostra - hanno dovuto sacrificare aspirazioni di vita, relazioni stabili, vite sincere per l’acrimonia e la rigidità di una società invadente e giudicante.
Tutto sommato, un buon intrattenimento (e molto più appassionante degli altri libri dell’autrice).
Solito stile dell’autrice, ma in una cornice molto più interessante
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stupendo
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