• Progettazione giardini: trend che cambieranno il futuro
    Jan 10 2026

    Quando inizia un nuovo anno, soprattutto oggi, valela pena fermarsi un attimo e guardare avanti.
    Non per fare previsioni astratte, ma per capire che cosa ci aspetta nel futuro del garden design. Cosa sta già cambiando. E cosa, nel giro di pochissimo tempo, diventerà consuetudine.

    Oggi vorrei quindi offrirvi qualchespunto concreto per orientare le scelte future di chi deve progettare o ripensare il proprio giardino o terrazzo.

    Siamo nel 2026 e basta guardare fuori dalla finestraper accorgersene: il paesaggio non è più lo stesso. Il clima è diverso, le stagioni sono meno prevedibili, il modo in cui viviamo gli spazi esterni è cambiato radicalmente.

    E allora non parliamo più di fare il giardino.
    Parliamo di attivare un ecosistema.

    In questa puntata voglio portarvi dentro lo scenario delgarden design del futuro imminente: un futuro che non è teorico, ma che sta già prendendo forma nei progetti, neicantieri, nelle richieste dei clienti.
    Se state pensando di progettare o ripensare il vostro spazio esterno, questa puntata è il punto giusto da cui partire.

    Il design del verde ha smesso di essere solo unaquestione estetica.
    È diventato una necessità ambientale, climatica e – diciamolo – anche psicologica.

    Come ricordava William McDonough, uno dei padri deldesign sostenibile, il progetto è sempre una dichiarazione di intenti. E oggi la nostra intenzione è chiara: non vogliamo più dominare la natura, vogliamo collaborare con lei.

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  • Chronos Design: progettiamo il giardino come esperienza del tempo
    Dec 20 2025

    Come ho scritto spesso nel mio taccuino, laprogettazione di un giardino non è solo una questione estetica, ma un atto creativo che fonde il design, la funzionalità e la natura con i suoi ritmi. E qui vale la pena fermarsi un istante, e parlare del tempo.
    Perché il tempo, in progettazione, spesso è stato il grande escluso. Misuriamo superfici, volumi, costi, ma raramente ci chiediamo quando uno spazio verrà realmente vissuto. Infatti c'è un paradosso nel nostro mestiere. Progettiamo spazi pensando alla luce del giorno, ai colori vibranti che il soleesalta tra le aiuole. Eppure, se ci riflettiamo, la maggior parte di noi vive il giardino proprio quando il sole cala. È una contraddizione evidente. Secondo uno studio del Landscape Research Group dell’Università di Sheffield,oltre il 65% del tempo di fruizione dei giardini privati avviene dopo le 18:00, soprattutto nei mesi estivi. Al rientro dal lavoro, durante una cena estiva, o in quei momenti di silenzio prima di chiudere la giornata. Eppure, continuiamo a progettare come se il giardino fosse un luogo esclusivamente diurno.Il giardino che avete davanti agli occhi alle dieci di sera è lo stesso che avete progettato per le dieci del mattino? Quasi mai. Ed è proprio in questo “quasi mai” che nasce il problema progettuale. Ecco perché oggi parliamo di Chronos-Design. Non è solo un termine tecnico, è una filosofia: è l’arte di progettare uno spazio che non vada "in pausa" col tramonto, ma che impari a parlare un linguaggio diverso, fatto di ombre, riflessi e profumi invisibili. Non si tratta ovviamente di illuminare il giardino con luci artificiali ma di valorizzare gli aspetti naturali della notte.

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  • HEALING GARDEN: LA PROGETTAZIONE DIVENTA TERAPIA
    Dec 6 2025

    Immaginate di essere in una struttura di cura dovel'aria è ferma, la luce è artificiale e i suoni sono meccanici. Ora, immaginate di aprire una porta e trovarvi di fronte un giardino: l’aria fresca, il sole tra le fronde, il profumo della lavanda e la corteccia ruvida di un albero sotto le dita. Immediatamente il battito cardiaco rallenta e la pressionescende. Non è magia, è scienza. Nel mondo della progettazione giardini e dell'architettura del paesaggio, oggi assistiamo a una rivoluzione silenziosa ma potente in cui non parliamo più solo di estetica o decorazione, ma di Healing Gardens, ovvero giardini curativi, e Giardini della Memoria. L'idea che la natura curi non è una semplice intuizione romantica, ma si basa sull'Evidence Based Design, la progettazione basata sulle evidenze scientifiche. Già negli anni ’80, lo psicologo ambientale Roger Ulrich dimostrò che i pazienti con una vista sul verde guarivano più velocemente e richiedevano meno antidolorifici rispetto a chi vedeva solo muri di mattoni. Studi successivi hanno confermato che lanatura riduce lo stress psicofisiologico in meno di cinque minuti attivando la Biofilia, la nostra innata attrazione biologica verso il mondo naturale. Un progetto di gardendesign ben strutturato può ridurre i sintomi d’ansia fino al 50%, diventando parte integrante del percorso di guarigione. Per progettare un giardino davvero rigenerantenon basta inserire qualche pianta ornamentale, ma è necessario rispettare ingredienti precisi che la ricerca ha individuato. Un giardino terapeutico richiede innanzitutto un contatto diretto con la natura viva, fatta di vento,luce e cielo, evitando l'uso di piante artificiali. Il giardino deveessere leggibile per offrire una percezione di controllo che riduca l'ansia, permettendo all'utente di capire subito dove andare o dove sedersi. È fondamentale favorire un movimento dolce attraverso percorsi liberi da barriere, ideali per camminare e riattivare il corpo. Il garden design deve inoltre bilanciare socialità e privacy, offrendo sia angoli appartati per la solitudine sia spazi per la convivialità, il tutto arricchito da stimoli sensoriali calibrati come profumi e suoni naturali, evitando però eccessi che potrebbero risultare disturbanti. Una delle sfide più affascinanti per chi si occupa di progettazione giardini è creare spazi dedicati ai malati di demenza o Alzheimer, dove il design incontra la neuroscienza. Poiché questi pazienti spesso manifestano il wandering,ovvero il vagabondaggio compulsivo, trovare un cancello chiuso o un vicolo cieco genererebbe in loro frustrazione e ansia. La soluzione progettuale è il cosiddetto "Loop Infinito", un percorso circolare che permette al paziente di camminare e tornare al punto di partenza in totale sicurezza senzamai sentirsi perso. In questi contesti si applica la "Terapia dellaReminiscenza" utilizzando le piante come macchine del tempo: si scelgono varietà legate alla memoria a lungo termine, come il rosmarino, la salvia o le ortensie, evitando specie esotiche che potrebbero creare confusione cognitiva.La sicurezza botanica rimane la priorità assoluta, motivo per cui tutte le piante selezionate devono essere atossiche e commestibili, escludendo categoricamente specie pericolose come l'oleandro.

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  • PROGETTARE IL GIARDINO: LA SCELTA DELLO STILE
    Nov 22 2025

    L’importanza di scegliere uno stile

    Proprio come l’arredamento di casa, il giardino habisogno di una direzione.
    È un processo personale: ciò che scegliete dice molto di voi.Per me il giardino e credo per tutti i garden designer, dovrebbe riflettere la personalità di chi lo vive, nonquella di chi lo progetta. Lo stile è ciò che rende uno spazio coerente con: la vostra casa, il paesaggio, la luce, il vostro modo di vivere. Lo stile formale: ordine, ritmo, architettura Se amate la geometria, la simmetria e un senso dicalma visiva, lo stile formale è il vostro terreno. È uno stile che richiede disciplina: linee rette, prospettive, ripetizioni, struttura sempreverde. Le piante chiave sono quelle che “stanno in forma”: Buxus sempervirens, Taxus baccata, Ilex crenata, siepi, elementi topiari. Con lauro nobilis, carpino, ligustrum È un giardino che rassicura, che guida lo sguardo, che porta ordine nel caos della vita quotidiana.
    E può essere modulato: da un semplice asse monocromatico fino a composizioni più complesse.

    Se invece vi piace che la natura si esprima con piùlibertà, forse vi riconoscete nello stile informale, di ultima concezione. Qui la parola chiave è movimento: erbacee cheoscillano col vento, piante che cambiano nei mesi, linee sinuose, esplosione di texture. Le essenze protagoniste sono: Stipa tenuissima, Pennisetum alopecuroides, Gaura, Salvie, Nepeta, Calamagrostis. È lo stile dei prairie (preiri) garden, I prairie garden sono giardini ispirati alle praterie naturali del Nord America. In pratica: un mix di erbacee perenni ed erbe ornamentali che crea un paesaggio morbido, naturale, in movimento continuo. Sono diventati famosi grazie al garden designer Piet Oudolf, il padre del movimento “New Perennial”. Piace perché è un giardino che vive, respira,cambia ogni giorno. E allo stesso tempo è sostenibile, ecologico, pieno di impollinatori e biodiversità. È un modo di portare la natura nel giardino senza forzarla.

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  • PROGETTARE IL GIARDINO IMMERSIVO: LUCE PROFUMI SUONI
    Nov 16 2025

    Negli ultimi trent’anni, progettando giardini daMilano alla Sardegna, dalle colline del Piemonte ai piccoli terrazzi urbani, ho capito una cosa semplice:
    un giardino non funziona quando è decorativo; funziona quando comunica e coinvolge.
    E comunica attraverso ciò che percepiamo, in modo diretto, naturale. Oggi ti porto dentro questo modo diprogettare: il giardino come esperienza, come regia, come costruzione di stimoli sensoriali calibrati per guidare lo sguardo e le sensazioni.

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  • I GIARDINI DEI TEMPLI BUDDHISTI IN THAILANDIA
    Nov 7 2025

    In Thailandia, il giardino non è solo un luogo dibellezza. È un cammino, una soglia, un’esperienza spirituale.
    Nei templi buddhisti, l’architettura e il paesaggio si fondono in un linguaggio simbolico che parla di equilibrio, di impermanenza, di pace interiore.
    Ogni pietra, ogni stagno, ogni fruscio di foglia diventa parte di una meditazione sul tempo e sulla vita. In questa puntata voglio portarti dentro questi giardini sacri, non come turista, ma come progettista.
    Perché i giardini dei templi thailandesi ci insegnano molto su come la forma possa servire lo spirito, e su come la natura diventi architettura. Il giardino come cammino spirituale. Nel buddhismo, il giardino è una rappresentazione simbolica del cosmo. Il tempio non è mai isolato, ma immerso nel paesaggio: circondato da stagni, boschi, colline, sentieri che conducono alla meditazione.
    Tutto è studiato per invitare alla lentezza, alla consapevolezza del gesto. Il termine “Wat”, che indica il tempio buddhista,significa letteralmente “recinto sacro”. All’interno di questo perimetro convivono edifici, statue, alberi e specchid’acqua. È una città spirituale in miniatura, un mondo ordinato dove l’uomo e la natura dialogano. Qui il progetto del paesaggio non serve a stupire, ma a risvegliare. Ogni percorso, ogni visuale, è pensata per favorire la meditazione e ricordare l’interdipendenza di tutte le cose.

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  • LA PISCINA NEL PAESAGGIO: ARCHITETTURA DELL' ACQUA
    Oct 25 2025

    Oggi parleremo di acqua.
    In particolare della piscina come elemento di architettura e paesaggio, come parte viva del giardino.
    Non solo un segno estetico, ma una forma di equilibrio,
    dove si riflette la casa, la luce e il tempo. C’è un momento, in ogni giardino, in cui l’acqua smette di essere un semplice elemento naturale… e diventa architettura. Non parlo di una piscina come status symbol, ma di un’architettura liquida — uno specchio che riflette il cielo, la casa, e il modo in cui vogliamo vivere lo spazio. Una piscina ben progettata non è un semplice oggetto. È parte del paesaggio vivoche respira. Negli anni Cinquanta, la piscina ha cambiato pelle.
    Non più soltanto un lusso, ma una parte integrante del giardino. Maestri come Pietro Porcinai, Thomas Church avevano già intuito che l’acqua poteva diventare parte del linguaggio architettonico. Porcinai, per esempio, progettò vasche che si fondevano con il prato, come se fossero nate insieme al paesaggio. Church scriveva: “Il progetto è una sola unità, che integra la casa e il giardino con il libero fluire di chi lo attraversa.” E aveva ragione.
    Un giardino, una piscina, un’ombra, un percorso — tutto deve scorrere come una melodia. Quando la piscina non nasce come parte strutturale dell’edificio, il suo rapporto con gli spazi esterni diventa fondamentale.
    Non basta scegliere i materiali giusti: serve uno studio di comunione visiva e funzionale tra casa, giardino e acqua.
    La forma stessa della vasca — la sua direzione, la sua proporzione — definisce come il paesaggio verrà percepito.
    Un rettangolo disposto lungo l’asse principale, ad esempio, guida lo sguardo e suggerisce un movimento, mentre una forma orizzontale o trasversale può creare una chiusura, un punto di sosta visiva.
    Ogni piscina, qualunque sia la sua dimensione, dialoga con ciò che la circonda: con i percorsi che la collegano alla casa, con le alberature che la incorniciano, con le visuali che vanno protette o, talvolta, schermate.
    In questo dialogo sta la vera progettazione paesaggistica: trovare l’equilibrio tra ciò che deve emergere e ciò che deve restare sottinteso.

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  • RAIN GARDEN: LA PIOGGIA DIVENTA PROGETTO
    Oct 20 2025

    Benvenuti nel mondo della progettazione giardini e del garden design contemporaneo. Io sono Luciano Caprini, garden designer. Oggi parliamo di qualcosa che, di solito, viene percepito come un problema: la pioggia. Quella che ristagna nel prato, che scava le ghiaie, che inonda i vialetti. Eppure, se la guardiamo con occhi diversi, proprio da lì può nascere una nuova visione della progettazione del verde: un giardino più intelligente, più vivo, più poetico.
    Negli ultimi anni le piogge sono cambiate: lunghi periodi di siccità, poi temporali violenti e improvvisi. Il terreno non riesce più ad assorbire, le superfici sono troppo compatte, e il risultato è sempre lo stesso: acqua che scorre via portando con sé fertilità e biodiversità. Lo sapevi che, in Italia, ogni giorno vengono impermeabilizzati più di due ettari di suolo? Due ettari che smettono di far respirare la terra. E allora nasce una risposta di garden design intelligente: il Rain Garden, un piccolo ecosistema che trasforma la pioggia in risorsa, diventando parte integrante della progettazione del verde sostenibile.

    Il Rain Garden è una conca verde progettata per raccogliere, filtrare e restituire l’acqua al terreno. Non è una palude, né un laghetto: è un giardino che dialoga con l’acqua. Quando piove, si riempie e lavora. Quando torna il sole, si asciuga e respira. Semplice. Naturale. Ma dietro questa semplicità si nascondono forze profonde e benefici misurabili. Studi dimostrano che i rain gardens riducono il deflusso superficiale di oltre il 30–40% rispetto a superfici erbose normali. Filtrano nutrienti, metalli pesanti e particolato fine, trattenendo fino all’80% delle impurità sospese e migliorando la qualità dell’acqua che rientra nel suolo. Non è solo estetica. È progettazione del verde che diventa idraulica applicata al paesaggio.
    Nel mio lavoro di progettazione giardini, il rain garden nasce sempre da un principio semplice: rallentare. Restituire tempo alla terra. Si individua un punto lontano dall’edificio, in un’area naturalmente ribassata, dove convogliare l’acqua dei pluviali o delle superfici drenanti. Si scava una depressione di 30–40 cm e si crea una stratigrafia di sabbia, ghiaia e terra vegetale. Il resto lo fanno le piante. Funziona su quasi tutti i terreni, tranne quelli molto compatti: basta alleggerirli con sabbia silicea e compost. La manutenzione è minima un taglio annuale delle graminacee. Nei miei progetti di garden design amo inserire passerelle in legno o pietra naturale che attraversano la zona umida, così il rain garden diventa un luogo da vivere, non soltanto una soluzione tecnica. Il rumore dei passi sul legno bagnato, il profumo della terra dopo la pioggia: piccoli dettagli che rendono il giardino vivo.

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