RAIN GARDEN: LA PIOGGIA DIVENTA PROGETTO
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Benvenuti nel mondo della progettazione giardini e del garden design contemporaneo. Io sono Luciano Caprini, garden designer. Oggi parliamo di qualcosa che, di solito, viene percepito come un problema: la pioggia. Quella che ristagna nel prato, che scava le ghiaie, che inonda i vialetti. Eppure, se la guardiamo con occhi diversi, proprio da lì può nascere una nuova visione della progettazione del verde: un giardino più intelligente, più vivo, più poetico.
Negli ultimi anni le piogge sono cambiate: lunghi periodi di siccità, poi temporali violenti e improvvisi. Il terreno non riesce più ad assorbire, le superfici sono troppo compatte, e il risultato è sempre lo stesso: acqua che scorre via portando con sé fertilità e biodiversità. Lo sapevi che, in Italia, ogni giorno vengono impermeabilizzati più di due ettari di suolo? Due ettari che smettono di far respirare la terra. E allora nasce una risposta di garden design intelligente: il Rain Garden, un piccolo ecosistema che trasforma la pioggia in risorsa, diventando parte integrante della progettazione del verde sostenibile.
Il Rain Garden è una conca verde progettata per raccogliere, filtrare e restituire l’acqua al terreno. Non è una palude, né un laghetto: è un giardino che dialoga con l’acqua. Quando piove, si riempie e lavora. Quando torna il sole, si asciuga e respira. Semplice. Naturale. Ma dietro questa semplicità si nascondono forze profonde e benefici misurabili. Studi dimostrano che i rain gardens riducono il deflusso superficiale di oltre il 30–40% rispetto a superfici erbose normali. Filtrano nutrienti, metalli pesanti e particolato fine, trattenendo fino all’80% delle impurità sospese e migliorando la qualità dell’acqua che rientra nel suolo. Non è solo estetica. È progettazione del verde che diventa idraulica applicata al paesaggio.
Nel mio lavoro di progettazione giardini, il rain garden nasce sempre da un principio semplice: rallentare. Restituire tempo alla terra. Si individua un punto lontano dall’edificio, in un’area naturalmente ribassata, dove convogliare l’acqua dei pluviali o delle superfici drenanti. Si scava una depressione di 30–40 cm e si crea una stratigrafia di sabbia, ghiaia e terra vegetale. Il resto lo fanno le piante. Funziona su quasi tutti i terreni, tranne quelli molto compatti: basta alleggerirli con sabbia silicea e compost. La manutenzione è minima un taglio annuale delle graminacee. Nei miei progetti di garden design amo inserire passerelle in legno o pietra naturale che attraversano la zona umida, così il rain garden diventa un luogo da vivere, non soltanto una soluzione tecnica. Il rumore dei passi sul legno bagnato, il profumo della terra dopo la pioggia: piccoli dettagli che rendono il giardino vivo.