Un'ottima famiglia
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Gaia Girace
"Tore my shirt to stop you bleedin'... Na na na..." La canzone di Billie Eilish martella nella testa di Giulia, a battiti ritmici. È una canzone che parla della fine di una festa e trasuda sangue e dolore. Giulia non riesce a capacitarsi, con i suoi diciassette anni, di essere finita in commissariato, sotto il fuoco di fila di domande dei due poliziotti. Non riesce proprio perché a Monchi, il piccolo e tranquillo paese dove abita - villette, giardini curati, famiglie che si riuniscono per celebrare compleanni - il sangue e il dolore sembrano appartenere a un universo lontano, ed è inconcepibile assistere alla corsa disperata di un'ambulanza che trasporta, in bilico tra la vita e la morte, un bambino di otto anni con il corpo dilaniato dalle coltellate. Giulia è davanti agli investigatori per aiutarli a individuare il responsabile: perché quel bambino, Filippo Costa, lei lo conosce e con la sua famiglia ha un legame speciale. Rispetto ai genitori "disastrosi" di Giulia, i Costa sono sempre stati un sogno: presenti per i figli, esemplari nel loro equilibrio tra sport, educazione e alimentazione sana, mai un litigio, mai un urlo, mai uno schiaffo. Un'ottima famiglia. Quando le indagini si concludono e la verità viene stabilita, di bocca in bocca, e sugli schermi di tutti, rimbalzeranno giudizi senza appello: "mostro", "diavolo", "segreti morbosi". Ma attraverso il racconto e lo sguardo di Giulia, Stefania Andreoli ci svelerà, come sempre senza fare sconti, una verità molto più complessa e inafferrabile. E molto più spaventosa. Perché, al di là delle etichette, il male può nascere dalle azioni che appaiono più innocue, può annidarsi tra ingranaggi lucidi e perfettamente oliati. L'unico modo per vederlo, e per prevenirlo ed evitarlo, è accorgersi del vuoto di gesti e di emozioni che può aprirsi dietro un'apparenza regolare, rassicurante, quasi banale.
©2026 Mondadori Libri (P)2026 Mondadori Librilettura monotona...
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Lettura non adeguata
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L' ipocrisia del nostro mondo performativo, contro la meravigliosa ludida verità che vedono gli occhi di un' adolescente come Giulia
La descrizione della verità
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La lettura non rende giustizia al testo
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Ha la capacità di toccare i punti giusti e di affrontare questioni di cui spesso nessuno ha interesse a parlare. Ma la cosa più importante di tutto quello che cerca di comunicarci è la riflessione che inevitabilmente ci porta a fare, al di là di quale schieramento di pensiero si abbia.
O forse solo per chi ha abbastanza intelligenza emotiva da mettersi in discussione. Quella che, come viene descritto molto bene nel libro, i Costa non hanno saputo avere, nonostante tutto.
Il punto che più mi ha colpita, da giovane adulta e da adulta sopravvissuta alla propria infanzia e ai propri genitori, è che nessuno nasce genitore. E che tutti dovremmo avere l’umiltà di capire che informarsi, istruirsi e mettersi in discussione dovrebbe essere fondamentale quanto respirare quando si hanno dei figli.
Troppo spesso ci preoccupiamo di ciò che c’è fuori nella società , di quale distrurbo, “malattia” nostro figlio potrebbe soffrire, dimenticando che la società siamo noi e i traumi e le ferite più profondi si creano dentro le mura di casa .
Forse perché ha risuonato in me ma la ferita silenziosa di uno dei protagonisti, l’ho sentita tutta come se avesse preso finalmente la voce che merita.
Una di quelle grida silenziose che i bambini si portano a casa ogni giorno, subendo l’incompetenza dei propri genitori senza avere la possibilità di chiedere aiuto a nessuno. Grida che spesso nessuno ascolta e che finiscono per accompagnarli fino all’età adulta.
All’inizio la voce di Stefania mi è mancata, perché nei suoi audiolibri precedenti per me era un plus, un valore aggiunto. Però devo dire che la lettrice è stata molto brava e, alla fine, l’ho trovata perfetta per il contesto e per la storia raccontata. Non mi sono staccata un attimo dalla sua voce. Ascoltato tutto d’un fiato.
Grazie Stefania, brava. Non vedo l’ora di sapere dove ci porterai la prossima volta. 💗🫂
Ascoltato tutto d’un fiato, e ti resta addosso
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