La lucina
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Letto da:
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Jerry Mastrodomenico
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Di:
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Antonio Moresco
A proposito di questo titolo
Lontano da tutto, tra i boschi, in un vecchio borgo abbandonato e deserto, un uomo vive in totale solitudine. Ma un mistero turba il suo isolamento: ogni notte, sempre alla stessa ora, il buio è improvvisamente spezzato da una lucina che si accende sulla montagna, proprio di fronte alla sua casa di pietra. Cosa sarà? Un abitante di un altro paese disabitato? Un lampione dimenticato che si accende per qualche contatto elettrico? Un ufo?
Un giorno l'uomo si spinge fino al punto da cui proviene la luce. Ad attenderlo trova un bambino, che vive anche lui solo in una casa nel bosco e sembra uscito da un'altra epoca o, davvero, da un altro pianeta. Nuove domande affollano la mente dell'uomo: chi è veramente quel bambino? E quale rapporto li lega? Lo scopriremo a poco a poco, avvicinandoci sempre più al cuore segreto di questa storia terribile e lieve, fino all'inaspettato finale.
Con questo suo "piccolo principe", Antonio Moresco mette in scena una meditazione commossa sul senso dell'universo e della vita. In un dialogo continuo con gli esseri che popolano i boschi, radici aeree, alberi, lucciole, rondini, Moresco come Leopardi riflette sulla solitudine e il dolore dell'esistenza, ma anche su ciò che lega uomini e animali, vivi e morti.
©2013 The Italian Literary Agency S.r.l. (P)2021 Audible Studiosbello e intimista
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Bello Bello
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Non me la sento di consigliarlo.
L'ho finito, ma ho un po' arrancato e poi, d'improvviso , quando mi stavo chiedendo come si sarebbe evoluto, si è concluso.
Molto descrittivo
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un libro affascinante
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Pagina dopo pagina, nell’oscurità della notte a cui gli occhi si sono abituati, lentamente si scivola dalla vita alla morte. È la scelta dell’esilio, un esilio che riguarda la vita stessa.
L’uomo, in una visione quasi onirica, incontra il se stesso bambino e lo prende per mano, quasi a volerlo salvare. O forse è il bambino a prendere per mano l’uomo che fugge, affinché uniti possano trovare un luogo dove andare.
Durante il racconto vengono descritti cani silenziosi o abbaianti, volpi, tassi, lucciole, farfalle, rondini schizofreniche in preda a uno stato mentale di agitazione.
Tutti questi esseri sono estremamente eloquenti nelle loro mosse, sempre capaci di parlare senza parole e di evocare sentimenti fortissimi.
Talvolta assediano, invadono e soverchiano letteralmente gli ambienti o i personaggi. I personaggi invece rappresentano un'umanità ridotta ai minimi termini, inerte, rinunciataria, immobile e soggiogata dalla supremazia della natura circostante.
«Dove posso andare per non vedere più questo scempio, questa irreparabile e cieca torsione che hanno chiamato vita?».
La natura appare in tutto il suo crudele e meccanico trasformarsi, esclusivamente volto al ripetitivo ciclo della vita che segue alla morte. Una natura matrigna, leopardiana, un dissolvimento che diventa pasto per quella nuova.
La lucina
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