Tutti i fuochi il fuoco
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Andrea Cirillo
Chi non si è mai trovato bloccato in un ingorgo? Chi non ha cercato di far passare il tempo osservando le macchine della fila accanto? E cosa succede se l'imbottigliamento dura giorni, settimane, mesi?
Ecco ciò che avviene in Autostrada del Sud, il primo racconto di questa raccolta di Julio Cortázar, l'autore che ha aperto nuove vie nel genere in cui è un riconosciuto maestro, sgranando le sue amatissime ossessioni: il tema del doppio, la discontinuità fra spazio e tempo, l'irrazionale come alternativa al quotidiano.
Perché nulla, come ci insegna il grande scrittore argentino, è più inquietante della realtà di tutti i giorni.
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Tra "L'isola a mezzogiorno" di Cortázar e "Blow-Up" di Antonioni corre un filo sottilissimo: in entrambi un'immagine apparentemente neutra — un oblò, un fotogramma — custodisce un'intera vita non vissuta, o vissuta altrove.
Nel racconto di Cortázar, lo sguardo ripetuto martedì dopo martedì sull'isola greca che appare sempre alla stessa ora nel finestrino dell'aereo finisce per caricare quell'immagine fino a farla esplodere in un destino parallelo: Marini che resta sull'isola, che vi vive, che vi muore. È un'accumulazione lenta, quasi liturgica, che a un certo punto rompe il vetro tra chi guarda e ciò che è guardato.
In "Blow-Up" il movimento è opposto ma speculare: non la ripetizione, ma l'ingrandimento progressivo della grana fotografica, che più si avvicina alla materia più la disfa in punti astratti — e proprio in quella dissoluzione affiora, forse, un cadavere, una storia intera che la pellicola aveva registrato senza che l'occhio se ne accorgesse.
Viene in mente l'immagine, cara ad Antonioni, dell'occhio dei gatti: un dispositivo capace di percepire ciò che la visione ordinaria scarta, velo sottile tra visibile e invisibile, veglia e sogno. L'isola e il fotogramma diventano la stessa cosa: non istanti fissati, ma involucri temporali che contengono già, in potenza, uno sviluppo narrativo completo — pronto a dispiegarsi non appena qualcuno continui, ossessivamente, a guardare.
il surreale germoglia dalle increspature della superficie del quotidiano
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