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Dies Irae

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Dies Irae

Di: Giuseppe Genna
Letto da: Gino La Monica
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A proposito di questo titolo

Giugno 1981: a Vermicino il piccolo Alfredo Rampi è incastrato in un pozzo artesiano. Diciotto ore di diretta televisiva raccontano la sua fine e lo trasformano in un'icona mediatica - Alfredino. L'Italia non lo dimenticherà più.

È l'alba di una nuova nazione, pronta a varare il suo decennio più patinato e contraddittorio, gli anni Ottanta. Percossi dalla Storia che stravolgerà l'Italia stessa e il mondo - la P2, la caduta del Muro, Tangentopoli, le guerre di Bush, la crisi - si muovono i protagonisti di questo libro.

Paola, in fuga da un trauma indicibile, attraversa il sottobosco tossico di Berlino e la scena psichedelica di Amsterdam. Monica vive la parabola della buona borghesia, prossima all'estinzione.

Lo scrittore Giuseppe Genna tiene a bada gli spettri della sua famiglia e quello di Alfredino, che lo condurranno al centro di un mistero impensabile. Romanzo epico, che porta in scena un teatro umano vastissimo, Dies Irae è la narrazione di un terribile trentennio italiano. Una resa dei conti letteraria e civile, che non fa prigionieri.

©2014 Piergiorgio Nicolazzini Literary Agency (P)2020 Audible Studios
Narrativa di genere Narrativa storica Politica

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Vissuto nella propria pelle, non intellettualismo da esercizio, targettizzato solo per il lato commerciale 👍 ottimo!

Un libro vissuto 👏🔝

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Magmatico e violento, con una ricchezza di linguaggio inarrivabile, Genna ci narra la biografia di questa Italia, martoriata e sudicia negli anni del passaggio dalla prima alla seconda repubblica. una prova vorticosa dell'autore che si denuda davanti al lettore portandolo alla profondità dell'anima... solo per lettori forti, che abbiano il coraggio di ascoltare l'orrore di quegli (di questi) anni. Genna si ama o si odia, non ci sono alternative.

Bellissimo!

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La cifra letteraria di questo interminabile romanzo starebbe tutta in un passaggio, nel quale Genna descrive la superficie argentea del Lago di Como, pensando però in maniera ossessiva ai morti che presumibilmente giacciono al di sotto...Il libro vorrebbe sfondare i generi letterari ma in realtà li mutua e mischia in un insieme poco coinvolgente. L'editore di poesie Crocetti (o meglio, il suo personaggio) a un certo punto del libro afferma, parlando dei poeti contemporanei, che "le loro sono malattie immaginarie, difettucci...tristezze psicotiche": ecco, così appare la controinformazione invocata dall'autore, in forma di ipnosi regressiva collettiva. Non penetra in profondità la favola verosimile, lascia attoniti e distratti. L'ossessione per la cura dei nostri mali stimola stereotipi, simmetrie, noia: perché dovremmo curarli? Il poeta Gozzano riassunse in un paio di versi ciò che Genna, scrittore e protagonista del romanzo, trascina per centinaia di pagine: non vivo, solo, gelido, in disparte, sorrido e guardo vivere me stesso. Ovviamente, la scrittura è eccelsa e la lettura paziente e sempre puntuale.

Argonautiche a guisa di zibaldone psicotico

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Il filo conduttore della morte di Alfredino, la P2 di Licio Gelli, le brigate rosse, dei manicomi, un viaggio su Marte immaginario, riesumazioni in cimiteri, dopo cinque ore di ascolto ho capito di non essere così intelligente da poter comprendere cosa lo scrittore ci voglia raccontare.

Delirante

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