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La principessa rovinata: la storia che non ci hanno mai raccontato (e che oggi pretende di essere ascoltata)

La principessa rovinata: la storia che non ci hanno mai raccontato (e che oggi pretende di essere ascoltata)

La principessa che incendiò l’Ottocento

La storia non è un mosaico immobile custodito nei libri di scuola, ma un campo di battaglia su cui per secoli hanno marciato quasi solo nomi maschili. Le donne, troppo spesso relegate ai margini del racconto, appaiono come comparse quando invece furono protagoniste decisive, coraggiose, scomode.

E proprio in questo terreno ingiusto e irregolare, Cristina Trivulzio di Belgioioso non ha mai smesso di combattere: ha inciso il suo percorso con una forza tale da attraversare due secoli e arrivare fino a noi, finalmente pronta a riprendersi lo spazio che le spetta nella memoria collettiva.

La principessa rovinata vuole rendere omaggio alla vita di questa donna straordinaria; grazie alla scrittura di Alessandra Selmi – autrice e voce narrante dell’Original Book – affiancata dalle interpretazioni di Irene Grazioli e Alberto Onofrietti, nasce un racconto vibrante di energia contemporanea, un’opera che restituisce dignità e complessità a una figura centrale del Risorgimento italiano, troppo spesso relegata nelle note a piè di pagina della storia ufficiale.

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Chi è stata davvero Cristina Trivulzio di Belgiojoso

Cristina Trivulzio di Belgiojoso non fu solo una principessa dell’aristocrazia milanese: fu una forza della natura in un secolo che avrebbe preferito vederla seduta e silenziosa. Nata nel 1808, cresciuta tra lutti familiari e un ambiente politico in ebollizione, capì presto che la sua intelligenza non sarebbe rimasta confinata nei salotti buoni.

A sedici anni si separò dal marito infedele — uno scandalo enorme per l’epoca — e da lì iniziò la sua vera vita: finanziò movimenti patriottici, sfidò la polizia austriaca, visse l’esilio, trasformò i salotti parigini in fucine di idee rivoluzionarie. Tornata in Italia, aprì scuole, sostenne contadini, scrisse articoli e saggi che anticipavano istanze femministe e sociali ancora lontane dall’essere accolte.

Cristina è stata una principessa scomoda: colta, indipendente, scandalosa per il suo tempo, allergica ai ruoli imposti e soprattutto pericolosa. Perché una donna che pensa, scrive, agisce e influenza è sempre stata una minaccia per l’ordine costituito. E La principessa rovinata non solo ricostruisce la sua vicenda umana, ma ce la restituisce nella sua potenza politica, emotiva e femminista.

Un viaggio narrativo di otto capitoli che si legge come un romanzo d’avventura, ma si ascolta come un atto di memoria collettiva.

Alessandra Selmi, la voce dietro le storie che riscrivono il passato

Alessandra Selmi è una scrittrice e professionista dell’editoria nata a Monza nel 1977. Dopo studi classici e una laurea in Scienze della Comunicazione, ha lavorato a lungo come editor e consulente editoriale, per poi fondare nel 2007 l’agenzia letteraria Lorem Ipsum. Parallelamente all’attività di editing, ha insegnato “scrittura editoriale” in master universitari, trasmettendo a nuovi autori la sua passione per la narrativa e per la cura del dettaglio.

Negli anni, Selmi ha affiancato all’attività editoriale una produzione letteraria intensa e variegata, capace di spaziare dal saggio professionale al romanzo storico, con un particolare talento per le saghe familiari e i ritratti di donne che hanno attraversato la storia con coraggio e anticonformismo.

Alcune sue opere disponibili su Audible

Selmi ha saputo trasferire la sua narrativa anche al formato audio: ecco tre titoli disponibili su Audible che confermano il suo stile — avvincente, ricco di intrecci e profondamente umano.

  • Al di qua del fiume – un’epica saga familiare ambientata nella Crespi d’Adda ottocentesca, che dipinge con cura il cambiamento sociale e industriale dell’Italia. Il romanzo intreccia speranze, drammi e aspirazioni di intere generazioni.

  • La prima regina – pubblicato nel 2025, è un romanzo storico in cui sino intreccia le vite di Nina, giovane sguattera catapultata nel cuore della corte sabauda, e Margherita di Savoia, destinata a diventare la prima regina d’Italia. Con grande cura storica, Selmi costruisce due ritratti femminili potenti e opposti, uniti però dalla stessa urgenza: sfuggire alle regole che vorrebbero limitarle e forgiare il proprio destino, anche quando tutto sembra congiurare contro di loro.

  • La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon – il suo primo romanzo, uscito nel 2015, si addentra in una Milano intima e brumosa, dove le vite ai margini si intrecciano con misteri insospettabili. Selmi costruisce un romanzo umano e avvincente, che mescola noir, empatia e un’ironia sottile, ricordandoci che ogni vita — anche quella che sembra più invisibile — contiene più di un capitolo.

Ciò che distingue Alessandra Selmi è la capacità di combinare rigore storico e narrazione contemporanea. I suoi romanzi non sono semplici ricostruzioni di un’epoca: sono ponti tra passato e oggi, costruiti con sensibilità verso i sentimenti, le ambizioni, le fragilità dei personaggi, ma anche con un’attenzione particolare alle dinamiche sociali, di genere e di potere.

In particolare, nelle sue saghe emerge spesso la figura femminile come protagonista: non più come comparsa, ma come centro di drammi, cambiamenti e rivendicazioni.

Leggi anche: Saghe familiari - i libri da non perdere

Capitolo dopo capitolo: la voce di Cristina che attraversa i secoli

La forza di La principessa rovinata sta nella sua struttura narrativa: Selmi intreccia il racconto biografico a estratti epistolari della stessa Cristina, interpretati da Irene Grazioli con una limpidezza che restituisce autenticità e carattere. Il tutto è accompagnato da una narrazione scenica, vivida, pensata per un pubblico colto e curioso, ma anche per chi si avvicina a questa figura per la prima volta.

Ecco un assaggio del viaggio, con una breve presentazione di ogni episodio.

1. “Voi dite che allora ero gaia e vivace”

La storia inizia nelle ville della nobiltà milanese, dove una bambina appassionata di pittura impara presto che la solitudine può essere una forza. La Milano post-napoleonica è un teatro politico in fermento: Cristina cresce dentro questo crocevia di entusiasmo e repressione, già segnata da un destino anticonvenzionale.

2. “E invano ti udirem gridare aiuto”

Il matrimonio con Emilio Belgioioso, affascinante e dissoluto, diventa subito una trappola sociale e fisica. Quando lui le trasmette la sifilide e le propone un matrimonio di facciata, Cristina fa ciò che nessuna donna del suo ambiente avrebbe osato: rompe, pubblicamente. La sua ribellione scuote Milano più di un proclama rivoluzionario.

3. “Mi attendo le più gravi conseguenze!”

Le conseguenze, infatti, arrivano. Sotto sorveglianza della polizia austriaca, Cristina finanzia movimenti carbonari, fugge, si reinventa. Torresani, il potente capo della polizia, la trasforma nel suo bersaglio personale. La perdita di beni e diritti non la ferma; anzi, acuisce la sua determinazione.

4. “Calunniate, calunniate e qualcosa resterà”

A Parigi, Cristina fiorisce. Fonda uno dei salotti più influenti della capitale e diventa un punto di riferimento per politici, intellettuali e rivoluzionari. Heine, Lafayette, Mignet: tutti passano da lì. È discussa, calunniata, amata, temuta. Una donna che parla e scrive con tale libertà non può che suscitare scandalo e ammirazione.

5. “La Princesse ruinée”

Il soprannome con cui la società parigina la etichetta – la Princesse ruinée – è insieme insulto e coronamento. Malata, sola, respinta dai mazziniani, attraversa un periodo di ombre in cui però continua a scrivere e misurarsi con la politica. Abbraccia ideali repubblicani e femministi, senza rinnegare la sua identità aristocratica.

6. “Gli è un cuore che saltella troppo”

La nascita della figlia Maria alimenta nuovi pettegolezzi: di chi è davvero? È sua? L’ipocrisia del tempo colpisce ancora. Persino Manzoni – figura simbolo della cultura italiana – le nega l’ingresso in casa. Cristina continua il suo percorso intellettuale all’estero, cercando in Europa ciò che la sua Milano repressa non può offrirle.

7. “Oh mia patria sì bella e perduta!”

Ritornata in Italia, trasforma il suo castello di Locate in un laboratorio sociale: scuole, accoglienza, agricoltura moderna. Incontra i protagonisti del Risorgimento e partecipa al sogno di un’Italia nuova. Ma il fallimento di quell’ideale e la morte di Gaetano Stelzi – collaboratore e amico – segnano un punto di non ritorno.

8. “Le donne felici e onorate dei tempi a venire”

L’ultimo capitolo è un crescendo epico e doloroso. Dopo l’assedio di Roma del 1849, Cristina si rifugia in Turchia, dove vive un episodio terribile: un disertore accolto nella sua fattoria accoltella lei e maltratta la governante della figlia. Cristina sopravvive, ma rientra in Europa provata nel corpo e nell’animo. Continuerà però a scrivere, a combattere, a immaginare un futuro migliore per “le donne felici e onorate dei tempi a venire”. Morirà nel 1871, accompagnata solo da pochi intimi. Una fine silenziosa per una vita rumorosa.

Perché ascoltare oggi la storia di Cristina

Perché La principessa rovinata non è un semplice racconto storico, è una mappa per orientarsi nelle battaglie del presente. Cristina parla di noi:

  • di come si resiste all’ingiustizia, anche quando il prezzo è altissimo;

  • di come si costruisce la libertà quando nessuno è disposto a concederla;

  • di quanto sia rivoluzionario il gesto, per una donna, di decidere da sé chi vuole essere.

La sua vita è un inno all’autonomia, alla competenza, all’audacia. E la narrazione di Selmi, sostenuta dalle voci di Grazioli e Onofrietti, riesce a restituire questa energia con un linguaggio contemporaneo e al tempo stesso rispettoso dell’Ottocento.

Il pubblico lo ha già percepito: l’audio ha una valutazione media di 4,6 su 5, con recensioni entusiaste che ne lodano la qualità narrativa, la ricerca storica e la potenza interpretativa. Molti ascoltatori parlano di un libro “stupendo”, “divinamente scritto e raccontato”, e soprattutto necessario per rendere giustizia a una figura troppo spesso ignorata.

Un Original che riscrive la memoria

C’è un filo rosso che attraversa tutto questo progetto: l’esigenza di riportare alla luce figure femminili che hanno plasmato la storia, ma di cui la storia non si è mai occupata abbastanza.

La principessa rovinata fa esattamente questo. Scrive una pagina che mancava.
E lo fa con la cura documentaria di Alessandra Selmi, con la forza della voce teatrale di Irene Grazioli, con il controcanto interpretativo di Alberto Onofrietti. Un lavoro che unisce emozione, qualità narrativa e rigore storico.

In un tempo in cui i diritti sembrano sempre negoziabili, la storia di Cristina Trivulzio di Belgioioso non è solo un racconto, è un invito a non lasciarsi rovinare da ciò che ci limita, ma a rovinare – con coraggio e consapevolezza – ciò che rende la vita più piccola di quello che potrebbe essere.