• 10 Il mondo incantato di Alea
    Jan 28 2026
    Sinossi
    In un mondo incantato dove la magia si intreccia con la vita quotidiana, vive Alea, una bambina che crede di essere una fatina. Dotata di uno sguardo curioso e di un cuore colmo di compassione, Alea possiede un dono speciale: diffondere gioia, alleviare il dolore e risvegliare negli altri la parte migliore di sé attraverso l’amore, la gentilezza e l’ascolto. La sua presenza trasforma persone, animali e luoghi, creando una comunità fondata su solidarietà, fiducia e condivisione.
    Consapevole che la sofferenza esiste anche oltre il suo paese incantato, Alea intraprende un viaggio per portare la sua luce nel mondo. Lungo il cammino ascolta i consigli di saggi, bambini e animali, scoprendo che la vera magia non risiede in poteri soprannaturali, ma nella capacità di scegliere il bene, di prendersi cura di sé e degli altri, e di compiere piccoli gesti concreti.
    La prova più difficile arriva quando Alea incontra un tiranno, simbolo di avidità, potere e violenza. Messa alla prova e derisa per la sua ingenuità, la bambina non rinuncia alla propria fede nell’amore. Grazie al sostegno delle persone che ha aiutato e alla forza della comunità, Alea riesce a fronteggiare il male non con l’odio, ma con la compassione, aprendo una breccia nel cuore del tiranno e conducendolo a una profonda trasformazione.
    La storia si conclude come una fiaba, tra sogno e realtà, lasciando un messaggio chiaro: il mondo può cambiare se si conserva lo sguardo dei bambini, la capacità di giocare, di sperare e di credere che l’amore e la gentilezza siano forze reali e contagiose, capaci di trasformare la vita.


    Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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    26 min
  • 09 La saggezza di una volpe
    Jan 8 2026
    In questa puntata vi racconto una fiaba ambientata in un bosco dove regnano armonia, amicizia e rispetto, fino a quando un incontro inatteso rompe l’equilibrio e apre la strada a una profonda trasformazione.
    È la storia di un cucciolo, di uno sguardo che smuove le coscienze e di una scelta che mette in discussione la violenza, restituendo valore a ogni forma di vita.
    Un racconto che parla di empatia, responsabilità e cambiamento, rivolto ai più piccoli ma capace di interrogare soprattutto gli adulti.
    Buon ascolto.


    Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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    17 min
  • 08 il giardino della Pace
    Dec 28 2025
    (00:00:00) 08 il giardino della Pace
    (00:02:57) Prologo
    (00:04:57) Capitolo I – L’Incontro con gli Erranti
    (00:09:11) Capìtolo II – La Foresta delle Voci Perdute
    (00:14:05) CAPITOLO III - IL PONTE ЅPEZZATO ЅUL FIUME
    (00:18:20) CAPITOLO IV - IL VILLAGGIO DELLA RABBIA
    (00:23:14) Capitolo V – La Montagna del Silenzio
    (00:28:38) CAPITOLO VI - La prova della compresenza
    (00:33:09) CAPITOLO VII - IL RITORNO
    (00:36:22) CHIUSURA Finale

    Sinossi – Il giardino della Pace
    "Il giardino della Pace" è un racconto di viaggio interiore e collettivo, una favola contemporanea in forma di parabola, in cui un gruppo di viandanti attraversa luoghi simbolici che corrispondono alle grandi fratture dell’essere umano di oggi.
    Il cammino inizia nella "Foresta delle Voci Perdute", dove gli alberi sussurrano rancori, paure e ferite non guarite. Qui il Viandante della Memoria insegna che il dolore, se accolto, può trasformarsi in racconto e diventare memoria viva, capace di generare compresenza invece che solitudine.
    Segue il "Ponte Spezzato sul Fiume", dove nessuno può attraversare da solo. La Pellegrina dell’Apertura stende il suo mantello, che regge solo se tutti accettano di camminare insieme, includendo anche chi era stato nemico. Il passaggio rivela che l’apertura non è un gesto individuale, ma un atto collettivo.
    Nel "Villaggio della Rabbia", il conflitto sembra inevitabile. Le parole sono armi e la violenza è imminente. Qui interviene il Cantore della Nonviolenza, che trasforma l’odio in melodia, mostrando che la nonviolenza non nega la rabbia, ma la traduce in linguaggio umano, capace di trasformare il conflitto in festa.
    La salita conduce alla "Montagna del Silenzio", dove mille preghiere diverse si sovrappongono. La Bambina del Futuro indica il cielo, e viene rivelata una visione di sacro aperto: non un recinto da difendere, ma uno spazio che accoglie, dove nessuno possiede la verità e tutti vi appartengono.
    La prova finale è il "Deserto della Compresenza", luogo della massima solitudine apparente. Qui i viandanti scoprono che nessuno è mai davvero solo: ogni passo è condiviso con chi c’è stato, con chi c’è e con chi verrà. Il deserto fiorisce e diventa giardino.
    Nel "Ritorno", i protagonisti tornano al villaggio portando con sé semi invisibili: memoria, apertura, nonviolenza, sacro aperto e responsabilità. Il racconto si chiude come si apre ogni vera favola: non con una fine, ma con un invito. Perché il giardino della Pace non è un luogo da raggiungere, ma un modo di camminare insieme.


    Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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    39 min
  • 07 Oltre il 2000
    Nov 19 2025
    L'episodio esplora temi esistenziali legati alla morte, al mare e alla solitudine. La struttura e il linguaggio riflettono un'introspezione profonda, con simboli potenti come il naufragio e il mare. Il testo si inserisce nella tradizione del monologo teatrale, con una forte connessione alla letteratura esistenziale.
    Il monologo teatrale si inserisce nella tradizione esistenziale, dove il protagonista si confronta con il proprio io interiore. La struttura del monologo, con il flusso di pensieri e riflessioni, richiama le tecniche utilizzate in opere teatrali moderne, come quelle analizzate da recitazione cinematografica, che esplorano la psiche del personaggio attraverso il dialogo interiore.
    Perdita e lutto, identità filiale, desiderio di morte vs. istinto di vita, memoria del primo amore e crisi di senso sono i nuclei tematici. L’approccio è esistenziale: la morte non è solo evento biologico ma problema di senso che rimette in discussione ruoli e relazioni, tema esplorato anche in riflessioni terapeutiche e letterarie sull’angoscia esistenziale.
    Personaggi e doppio identitario Sator e Rotor funzionano come due facce di un unico soggetto: Sator è il lato riflessivo, nostalgico e vulnerabile; Rotor è la voce cinica, violenta e performativa. Il fatto che siano interpretati dallo stesso attore crea un effetto di scissione psicologica sul palco, suggerendo conflitto interno, maschere sociali e la possibilità di autoannientamento o autodifesa. La trasformazione fisica (caduta, buio, rialzarsi con pistola) segna il passaggio da confessione a giudizio, da dolore a condanna.

    Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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    42 min
  • 06 Sigla cantata Ci sono favole che non racconterò
    Nov 16 2025
    In attesa della pubblicazione del prossimo brano che si chiama Oltre il 2000, mi sono dilettato a mettere in musica la parte iniziale degli episodi del podcast. Qui di seguito vi scrivo il testo da cui si intuisce il motivo per cui questo podcast lo ho chiamato "Le favole che non racconterò".

    Ci sono favole che si raccontano per far addormentare. E poi ci sono quelle che non si raccontano affatto. Perché fanno troppo male. Perché nessuno ha mai chiesto di ascoltarle. O perché non c’era più tempo.
    In questo piccolo spazio — fatto di voce, silenzi e memoria — io le raccolgo.

    Sono le favole che non racconterò.
    Le dedico a voi, chissà, nipoti che non vedrò mai, ma che ho amato già con la fantasia.

    A voi affido questi racconti, come si affida un segreto al vento.
    E se un giorno qualcuno vi parlerà di me, vi prego, ricordate così: che avevo ancora storie da donare, e un cuore troppo grande per restare in silenzio.
    Mi chiamo Giulio Antonello.
    Questo è il mio lascito. Questo è il mio podcast.
    Le favole che non racconterò.”

    Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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    2 min
  • 05 la città dei sapienti
    Oct 10 2025
    Abstract
    “La città dei cittadini sapienti” è un racconto distopico e filosofico che indaga il concetto di epistocrazia attraverso due scenari contrapposti. Da un lato, la Repubblica di Armonia propone un modello di cittadinanza attiva e consapevole, dove il sapere è condiviso e il voto è ponderato in base alla competenza civica. Dall’altro, un sistema più rigido e selettivo mostra i rischi di una democrazia condizionata dal sapere tecnico, che può trasformarsi in esclusione. Il racconto solleva interrogativi sulla giustizia, l’uguaglianza e il significato profondo della partecipazione democratica, offrendo una visione critica e stimolante del rapporto tra conoscenza e potere.

    Sinossi
    Nel racconto “La città dei cittadini sapienti”, si esplorano due modelli di epistocrazia — il governo dei competenti — attraverso le esperienze di Drusilla e Nellovaldo. Nella Repubblica di Armonia, il Rito della Conoscenza è un percorso formativo che culmina in una prova di maturità civica, dove ogni cittadino viene valutato non per essere escluso, ma per essere elevato. Il diritto di voto è universale, ma ponderato in base alla competenza dimostrata. Drusilla affronta il rito con serenità, consapevole del suo valore educativo e partecipativo.
    In un contesto opposto, ambientato in un Sud del Mondo, Nellovaldo si trova davanti a un esame rigido e selettivo, dove la mancanza di tempo per prepararsi lo condanna all’esclusione dal voto per cinque anni. Il sistema, pur dichiarandosi meritocratico, si rivela punitivo e discriminatorio. Il racconto mette a confronto due visioni dell’epistocrazia: una come patto educativo e inclusivo, l’altra come strumento di esclusione sociale. Il finale lascia aperta una riflessione profonda: può esistere una democrazia dove non tutti votano allo stesso modo?

    Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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    17 min
  • 04 La favola del paese Sempre a Posto
    Aug 25 2025
    RIASSUNTO
    Il racconto si apre con il ricordo affettuoso dell’autore da bambino, che ascolta le favole della nonna Anna, seduti insieme in un letto d’estate. Tra i tanti racconti, una sera lei narra la favola del “Paese Sempre a Posto”, un luogo immaginario dove gli abitanti sono convinti che tutto sia perfetto e non ammettono critiche. Il protagonista è **Rashiddu**, un saggio cantastorie e puparo che, attraverso le sue rappresentazioni con i pupi, racconta in chiave allegorica le storture e i problemi del paese: dai fuochi d’artificio notturni, ai roghi tossici nei campi, all’abbandono dei rifiuti, alla distruzione del patrimonio e alle scelte urbanistiche insensate.
    Ogni sua denuncia, però, viene respinta con fastidio: chi critica viene invitato ad "andarsene". E così, uno dopo l’altro, i più consapevoli lasciano il paese. Rashiddu resiste a lungo, portando avanti le sue battaglie artistiche, ma viene infine emarginato. Quando gli chiedono perché continui a parlare, risponde:
    “All’inizio parlavo per migliorare loro. Ora parlo per non far peggiorare me.”
    Alla fine, rimangono solo coloro che ripetevano «Va’ via!», ma non hanno più nessuno a cui dirlo. Il paese è davvero “Sempre a Posto”: un posto vuoto, senza anima, senza confronto, e senza futuro.

    Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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    18 min
  • 03 Il gallo di Ivan e l'oca di Boris
    Aug 21 2025
    Sinossi
    Nella gelida steppa russa, due vicini – l’orgoglioso Ivan e il permaloso Boris – vivono in isbe affiancate, separati solo da una vecchia staccionata. L’armonia si spezza quando un gallo rosso, dono magico della zia di Ivan, e un’oca bianca, comprata per ripicca da Boris, trasformano piccoli fastidi in una guerra di rumori, invidie e dispetti. Il villaggio si divide, finché la scomparsa del gallo porta tutti a scoprire una verità semplice: senza cooperazione, nessuno prospera. Una fiaba di orgoglio, amicizia ritrovata e canti all’alba… in duetto.

    Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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    19 min