Le favole che non racconterò copertina

Le favole che non racconterò

Le favole che non racconterò

Di: Giulio Antonello Santonocito
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A proposito di questo titolo

Ci sono favole che si raccontano per far addormentare. E poi ci sono quelle che non si raccontano affatto. Perché fanno troppo male. Perché nessuno ha mai chiesto di ascoltarle. O perché non c’era più tempo. In questo piccolo spazio — fatto di voce, silenzi e memoria — io le raccolgo. Sono le favole che non racconterò. Le dedico a voi, chissà, nipoti che non vedrò mai, ma che ho già amato con la fantasia. A voi affido questi racconti, come si affida un segreto al vento. E se un giorno qualcuno vi parlerà di me, vi prego, ricordate così: che avevo ancora storie da donare, e un cuore troppo grande per restare in silenzio. Mi chiamo Giulio Antonello. Questo è il mio lascito. Questo è il mio podcast. Le favole che non racconterò.”©Giulio Antonello Santonocito, 2025. Tutti i diritti riservati. Questo podcast è protetto dalle leggi sul diritto d’autore. È vietata la riproduzione, distribuzione, comunicazione al pubblico, modifica o utilizzo dei contenuti senza autorizzazione scritt Arte Storia e critica della letteratura
  • 09 La saggezza di una volpe
    Jan 8 2026
    In questa puntata vi racconto una fiaba ambientata in un bosco dove regnano armonia, amicizia e rispetto, fino a quando un incontro inatteso rompe l’equilibrio e apre la strada a una profonda trasformazione.
    È la storia di un cucciolo, di uno sguardo che smuove le coscienze e di una scelta che mette in discussione la violenza, restituendo valore a ogni forma di vita.
    Un racconto che parla di empatia, responsabilità e cambiamento, rivolto ai più piccoli ma capace di interrogare soprattutto gli adulti.
    Buon ascolto.


    Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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    17 min
  • 08 il giardino della Pace
    Dec 28 2025
    (00:00:00) 08 il giardino della Pace
    (00:02:57) Prologo
    (00:04:57) Capitolo I – L’Incontro con gli Erranti
    (00:09:11) Capìtolo II – La Foresta delle Voci Perdute
    (00:14:05) CAPITOLO III - IL PONTE ЅPEZZATO ЅUL FIUME
    (00:18:20) CAPITOLO IV - IL VILLAGGIO DELLA RABBIA
    (00:23:14) Capitolo V – La Montagna del Silenzio
    (00:28:38) CAPITOLO VI - La prova della compresenza
    (00:33:09) CAPITOLO VII - IL RITORNO
    (00:36:22) CHIUSURA Finale

    Sinossi – Il giardino della Pace
    "Il giardino della Pace" è un racconto di viaggio interiore e collettivo, una favola contemporanea in forma di parabola, in cui un gruppo di viandanti attraversa luoghi simbolici che corrispondono alle grandi fratture dell’essere umano di oggi.
    Il cammino inizia nella "Foresta delle Voci Perdute", dove gli alberi sussurrano rancori, paure e ferite non guarite. Qui il Viandante della Memoria insegna che il dolore, se accolto, può trasformarsi in racconto e diventare memoria viva, capace di generare compresenza invece che solitudine.
    Segue il "Ponte Spezzato sul Fiume", dove nessuno può attraversare da solo. La Pellegrina dell’Apertura stende il suo mantello, che regge solo se tutti accettano di camminare insieme, includendo anche chi era stato nemico. Il passaggio rivela che l’apertura non è un gesto individuale, ma un atto collettivo.
    Nel "Villaggio della Rabbia", il conflitto sembra inevitabile. Le parole sono armi e la violenza è imminente. Qui interviene il Cantore della Nonviolenza, che trasforma l’odio in melodia, mostrando che la nonviolenza non nega la rabbia, ma la traduce in linguaggio umano, capace di trasformare il conflitto in festa.
    La salita conduce alla "Montagna del Silenzio", dove mille preghiere diverse si sovrappongono. La Bambina del Futuro indica il cielo, e viene rivelata una visione di sacro aperto: non un recinto da difendere, ma uno spazio che accoglie, dove nessuno possiede la verità e tutti vi appartengono.
    La prova finale è il "Deserto della Compresenza", luogo della massima solitudine apparente. Qui i viandanti scoprono che nessuno è mai davvero solo: ogni passo è condiviso con chi c’è stato, con chi c’è e con chi verrà. Il deserto fiorisce e diventa giardino.
    Nel "Ritorno", i protagonisti tornano al villaggio portando con sé semi invisibili: memoria, apertura, nonviolenza, sacro aperto e responsabilità. Il racconto si chiude come si apre ogni vera favola: non con una fine, ma con un invito. Perché il giardino della Pace non è un luogo da raggiungere, ma un modo di camminare insieme.


    Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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    39 min
  • 07 Oltre il 2000
    Nov 19 2025
    L'episodio esplora temi esistenziali legati alla morte, al mare e alla solitudine. La struttura e il linguaggio riflettono un'introspezione profonda, con simboli potenti come il naufragio e il mare. Il testo si inserisce nella tradizione del monologo teatrale, con una forte connessione alla letteratura esistenziale.
    Il monologo teatrale si inserisce nella tradizione esistenziale, dove il protagonista si confronta con il proprio io interiore. La struttura del monologo, con il flusso di pensieri e riflessioni, richiama le tecniche utilizzate in opere teatrali moderne, come quelle analizzate da recitazione cinematografica, che esplorano la psiche del personaggio attraverso il dialogo interiore.
    Perdita e lutto, identità filiale, desiderio di morte vs. istinto di vita, memoria del primo amore e crisi di senso sono i nuclei tematici. L’approccio è esistenziale: la morte non è solo evento biologico ma problema di senso che rimette in discussione ruoli e relazioni, tema esplorato anche in riflessioni terapeutiche e letterarie sull’angoscia esistenziale.
    Personaggi e doppio identitario Sator e Rotor funzionano come due facce di un unico soggetto: Sator è il lato riflessivo, nostalgico e vulnerabile; Rotor è la voce cinica, violenta e performativa. Il fatto che siano interpretati dallo stesso attore crea un effetto di scissione psicologica sul palco, suggerendo conflitto interno, maschere sociali e la possibilità di autoannientamento o autodifesa. La trasformazione fisica (caduta, buio, rialzarsi con pistola) segna il passaggio da confessione a giudizio, da dolore a condanna.

    Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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    42 min
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