08 il giardino della Pace
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(00:02:57) Prologo
(00:04:57) Capitolo I – L’Incontro con gli Erranti
(00:09:11) Capìtolo II – La Foresta delle Voci Perdute
(00:14:05) CAPITOLO III - IL PONTE ЅPEZZATO ЅUL FIUME
(00:18:20) CAPITOLO IV - IL VILLAGGIO DELLA RABBIA
(00:23:14) Capitolo V – La Montagna del Silenzio
(00:28:38) CAPITOLO VI - La prova della compresenza
(00:33:09) CAPITOLO VII - IL RITORNO
(00:36:22) CHIUSURA Finale
Sinossi – Il giardino della Pace
"Il giardino della Pace" è un racconto di viaggio interiore e collettivo, una favola contemporanea in forma di parabola, in cui un gruppo di viandanti attraversa luoghi simbolici che corrispondono alle grandi fratture dell’essere umano di oggi.
Il cammino inizia nella "Foresta delle Voci Perdute", dove gli alberi sussurrano rancori, paure e ferite non guarite. Qui il Viandante della Memoria insegna che il dolore, se accolto, può trasformarsi in racconto e diventare memoria viva, capace di generare compresenza invece che solitudine.
Segue il "Ponte Spezzato sul Fiume", dove nessuno può attraversare da solo. La Pellegrina dell’Apertura stende il suo mantello, che regge solo se tutti accettano di camminare insieme, includendo anche chi era stato nemico. Il passaggio rivela che l’apertura non è un gesto individuale, ma un atto collettivo.
Nel "Villaggio della Rabbia", il conflitto sembra inevitabile. Le parole sono armi e la violenza è imminente. Qui interviene il Cantore della Nonviolenza, che trasforma l’odio in melodia, mostrando che la nonviolenza non nega la rabbia, ma la traduce in linguaggio umano, capace di trasformare il conflitto in festa.
La salita conduce alla "Montagna del Silenzio", dove mille preghiere diverse si sovrappongono. La Bambina del Futuro indica il cielo, e viene rivelata una visione di sacro aperto: non un recinto da difendere, ma uno spazio che accoglie, dove nessuno possiede la verità e tutti vi appartengono.
La prova finale è il "Deserto della Compresenza", luogo della massima solitudine apparente. Qui i viandanti scoprono che nessuno è mai davvero solo: ogni passo è condiviso con chi c’è stato, con chi c’è e con chi verrà. Il deserto fiorisce e diventa giardino.
Nel "Ritorno", i protagonisti tornano al villaggio portando con sé semi invisibili: memoria, apertura, nonviolenza, sacro aperto e responsabilità. Il racconto si chiude come si apre ogni vera favola: non con una fine, ma con un invito. Perché il giardino della Pace non è un luogo da raggiungere, ma un modo di camminare insieme.
Biografia dell’autore Giulio Antonello Santonocito è autore teatrale, attore, regista amatoriale, voce narrante e giornalista professionista. Nato a Barletta nel 1957, vive e opera a Casamassima (BA), dove dirige dal 1982 la compagnia teatrale H – Acca, con cui conduce laboratori teatrali per bambini e ragazzi. Ha una formazione ampia e articolata: laureato in Giurisprudenza e in Scienze e tecniche psicologiche, ha approfondito l’ambito dell’inclusione scolastica e dell’educazione speciale, affiancando alla sua carriera teatrale un costante impegno formativo. Ha studiato con maestri come Dario Fo e Franca Rame, e ha conseguito un Master in regia teatrale con Michele Monetta presso l’Icra Project. Nel campo vocale e performativo ha frequentato corsi di dizione e doppiaggio (fra cui l’Accademia nazionale del cinema di Bologna) e realizzato il podcast “Voci dal mito”, dedicato alle narrazioni del patrimonio mitologico e favolistico universale. È autore SIAE e ha scritto numerose commedie e monologhi, molti dei quali affrontano tematiche sociali, storiche e pedagogiche con ironia e profondità. Ha collaborato con festival, scuole e istituzioni culturali, tra cui Balafòn e il centro interculturale Abusuan. Cura il blog personale “Santonocito blog – maddeché” e continua a esplorare le potenzialità del teatro come strumento di coscienza e trasformazione.
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