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Di: Javier Cercas
Letto da: Matteo Brusamonti
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Un affascinante romanzo vero, ma allo stesso tempo una mirabile opera di finzione. La finzione, però, in questo caso non è frutto della fantasia dell’autore, ma è opera dello stesso protagonista, Enric Marco. Chi è Enric Marco? Un novantenne di Barcellona, militante antifranchista, che negli anni Settanta è stato segretario del sindacato anarchico – la CNT – e in seguito ha presieduto l’associazione spagnola dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, ricevendo numerosi riconoscimenti per il coraggio dimostrato negli anni e la testimonianza degli orrori del lager. In realtà, è un impostore.

Nel 2005 la sua menzogna è stata pubblicamente smascherata. Enric Marco, come ha rivelato uno storico, non è mai stato internato a Flossenbürg. E l’intera sua vita è un racconto intessuto di finzioni, dalla sua partecipazione alla guerra civile alla militanza antifranchista. Dieci anni dopo, la magistrale scrittura di Javier Cercas traduce in un romanzo audace che sfida le convenzioni narrative, l’enigma del personaggio, le sue verità e le sue bugie. In queste pagine intense si dipana un intero secolo di Storia, raccontato con la passione di un sovversivo della letteratura e un’ammirevole onestà dissacratoria.

©2014 Javier Cercas ©2015 Ugo Guanda Editore S.r.l., Via Gherardini 10, Milano (P)2023 Adriano Salani Editore
Narrativa di genere Narrativa letteraria

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Autofiction e romanzi senza finzione non sono il mio genere, ma la storia di Enric Marco è troppo interessante e assurda per non essere approfondita. Ho trovato il racconto molto ripetitivo, non solo per quanto riguarda eventi e citazioni (ho perso il conto di quante volte Cercas cita la definizione di passato secondo Faulkner), ma anche per quanto riguarda espressioni quali “[…] come Marco ricorda o come Marco crede di ricordare” volte a ricordare al lettore che siamo spesso nel campo delle supposizioni. Credo che questo stile di prosa mi sarebbe piaciuto anche meno se avessi letto il libro invece di ascoltarlo. In ogni caso ho apprezzato molto l’aspetto introspettivo e la qualità della ricerca che c’è dietro questo romanzo senza finzione, quindi sono contenta di averlo ascoltato. Ottimo narratore.

Affascinante ma ripetitivo

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Nonostante le abbondantissime citazioni ed i parallelismi spericolati, non assomiglia nemmeno un pochino al grande scrittore spagnolo. Alcune tematiche sarebbero molto interessanti, ma la trattazione resta in superficie, tenuta a galla da infinite ripetizioni e da una logorrea quasi patologica. Si fatica ad arrivare in fondo. Anche il narratore pare si sia trovato in difficoltà, infatti a tratti accelera fino a restare quasi senza fiato. Peccato, una occasione mancata, poteva essere un gran libro.

Avrebbe tanto desiderato essere come Cervantes

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Accurata ricostruzione del ben noto scandalo ma anche intensa e un po’ barocca riflessione sulla storia, la memoria e la letteratura (riguardo quest’ultima, anzi, quasi un’epitome). Lettura forse un po’ precipitosa ma affascinante.

“Romanzo senza finzione”

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Libro che poteva avere la metà delle pagine. Scritto benissimo, letto benissimo, ma noiosissimo. Ho dovuto saltare spesso avanti, ma mi sembrava di essere sempre ferma

Quanto è ripetitivo e noioso

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Lettura interessante, la storia vera di Enric Marco, un sindacalista spagnolo che ha mentito per tutta la sua vita, un impostore appunto come il titolo del libro. Tra i dati biografici su cui ha mentito quello più sconcertante è di essere stato prigionierio nel campo di concentramento di Mauthausen. Belle le considerazioni che scaturiscono da questa biografia su cosa sia la verità e cosa la finzione, sul ruolo dello scrittore e su cosa è possibile perdonare in onore della memoria storica. Lo stile di Cercas è sempre in bilico tra fiction e autofiction, il testo però risultata un po' ripetitivo, ridondante, l'avrei preferito più snello. In ogni caso un'opera di spessore per vicenda narrata e per riflessioni filosofiche ad essa connesse. Molto bravo il lettore.

Molto interessante

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