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La fine di Israele

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La fine di Israele

Di: Ilan Pappé
Letto da: Riccardo Mei
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A proposito di questo titolo

Dopo saggi considerati pietre miliari della storiografia del conflitto araboisraeliano, lo storico israeliano Ilan Pappé rivolge qui la sua analisi al futuro di Israele e della Palestina, riflettendo sui rischi e sulle opportunità che emergono dagli orrori di questo momento storico. Il libro è suddiviso in tre parti. Nella prima, "Il crollo", Pappé esamina le crepe fondamentali che minacciano la stabilità di Israele e gli indicatori che suggeriscono l'inizio della fine del progetto sionista, tra cui: il fallimento del processo di pace e l'incapacità di affrontare le ingiustizie subite dai palestinesi, l'ascesa del sionismo religioso e le crescenti divisioni all'interno della società israeliana, il sempre più diffuso sostegno globale alla causa palestinese, la messa in discussione dell'invincibilità militare israeliana e l'allontanamento delle giovani generazioni ebraiche dal sionismo. Nella seconda parte, "La via da seguire", Pappé discute le otto "mini rivoluzioni" necessarie per un futuro più giusto e pacifico per tutti gli abitanti della Palestina storica: da una nuova strategia unitaria per il movimento nazionale palestinese alla giustizia transitoria e riparativa (sul modello sudafricano), dal diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi alla ridefinizione dell'identità collettiva ebraica. Nella terza parte, "La Palestina postisraeliana del 2048", Pappé offre una preziosa visione di speranza e cambiamento, immaginando un domani in cui le mini rivoluzioni avranno avuto successo e descrivendo come potrebbe essere la vita in uno Stato palestinese democratico e decolonizzato, con il ritorno dei rifugiati, la coesistenza di ebrei e palestinesi come cittadini uguali e la guarigione delle ferite del passato.

©2025 Fazi Editore (P)2025 Audible GmbH
Guerra e crisi Libertà e sicurezza Medio Oriente Politica e governo

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“La fine di Israele” non è un pamphlet, né una provocazione gratuita: è una diagnosi spietata e lucidissima scritta da uno storico che ha scelto la verità come unico orizzonte, anche quando brucia. Ilan Pappé indaga il presente di Israele con l’ardore di chi ama un Paese al punto da non potergli più perdonare le sue illusioni.

Il suo punto di partenza è radicale nella forma, ma rigoroso nella sostanza: lo sionismo politico, nella sua declinazione contemporanea, è divenuto un sistema incapace di sostenersi senza violare sistematicamente i diritti di chi vive accanto o sotto il suo controllo. Da qui il “collasso”: non un crollo improvviso, ma una deriva lenta, quotidiana, fatta di scelte politiche, logiche securitarie e rimozioni collettive.

Pappé non giudica: analizza, documenta, decostruisce.
E lo fa con una prosa che non somiglia a un manuale storico, ma a un atto d’accusa morale che rimane in gola a lungo. Le pagine più potenti sono quelle in cui interroga la possibilità di una pace reale — non come utopia, ma come architettura politica che richiede coraggio, rinuncia e memoria condivisa.

Ciò che rende questo libro straordinario è la sua capacità di restare umano.
Nonostante la durezza delle tesi, ogni capitolo cerca un varco nella storia, un punto di contatto fra identità che sembrano inconciliabili. Pappé non celebra la “fine” di nulla: cerca, invece, di capire come qualcosa possa finalmente iniziare.

È un libro che non offre conforto: offre consapevolezza.
Ed è proprio questo che lo rende necessario, soprattutto oggi.

Sublime, profonda, scomoda. Necessaria.

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eccezionale. Una speranza x tutti. Amore tra i popoli. politici e governanti dovrebbero conoscere la storia e rifiutare violenza e ogni sorta di sopraffazione

saggezza

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Bella lettura. Il libro in sè offre buoni spunti. A tratti ripetitivo e dallo stile oracolare

Tesi e pronostico interessanti

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