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Sintesi dell'editore

Piero Cavallero è stato il protagonista di una vicenda che fu celeberrima negli anni sessanta. Figlio di uno dei quartieri più proletari della Torino operaia, giovane carismatico e politicizzato, comunista e ancor più a sinistra dei comunisti, Cavallero divenne il rapinatore di banche più famoso d'Italia.

Fu catturato nel corso della sua ultima rapina, in una caccia all'uomo spietata e tragica, durante la quale per le vie di Milano ci furono diversi conflitti a fuoco, il ferimento di decine di persone e la morte di tre passanti. Ma dietro questo scenario, che a posteriori sembra quello di un western o di un poliziesco americano, c'è un pezzo di storia d'Italia.

Dietro a Cavallero c'è una generazione che aveva visto esaurirsi la carica della lotta partigiana nel perbenismo dell'Italia democristiana. E dietro alla violenza metropolitana della banda di rapinatori si scorge il profilo della lotta armata che verrà.

Nel 1968, il giornalista Giorgio Bocca, anche lui arrivato dal Piemonte a Milano per lavorare al "Giorno", comincia la sua inchiesta su Cavallero "come non t'aspetti. Con Anita, la moglie del bandito. È riuscito a farsi aprire la porta. A differenza degli altri giornalisti, che non hanno bussato, e non ci hanno parlato", come puntualizza Piero Colaprico nella prefazione che accompagna questa nuova edizione.

>> Questo audiobook in edizione integrale vi è offerto in esclusiva per Audible ed è disponibile solamente in formato audio digitale.

©2016 Giangiacomo Feltrinelli Editore S.r.l. (P)2018 Audible Studios

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  • Franco F.
  • 04 05 2019

Bel racconto, letto con qualche pecca

La storia ha il suo fascino ed il racconto di Bocca (una ristampa con titolo cambiato) ha tutto il fascino di un instant book e, ignorando i recenti concetti di politicamente corretto, la storia ne guadagna. Si racconta della banda Cavallero, delle periferie e del sottoproletariato degli anni 60 e dell'immigrazione. Peccato per l'interpretazione, la voce è molto gradevole ed adatta ma i termini dialettali sono quasi tutti sbagliati e a volte salta anche la punteggiatura. La sensazione è una produzione audio "buona la prima", senza rifare i passaggi venuti male, senza preoccuparsi di cercare la consulenza di qualcuno che conosca il dialetto piemontese, che non sarà fra i più popolari ma non è ancora completamente estinto.

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  • Utente anonimo
  • 07 09 2018

attualità, dignità o sopravvivenza nel 66

mi è piaciuto sua la storia in sé che la riflessione che ne nasce. permette di capire la situazione del senso politico comunismo, della problematica dei gangster, dell'economia sotterranea. può forse risvegliare il nostro sguardo e critiche sulle pratiche attuale tra u nostri dirigenti di imprese nel sud del mondo. svegliamo e indignamoci !
voce con tono grave, affumicato, che sta bene in quella storia.
linguaggio fluido e preciso, con immagini.