In occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, Paolo Borzacchiello è venuto a trovarci allo stand Audible per incontrare ascoltatrici e ascoltatori. Un momento speciale, che abbiamo colto al volo per fare due chiacchiere con lui e parlare del successo di Restiamo intelligenti, il suo ultimo imperdibile Audible Original.
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Borzacchiello è oggi uno degli autori di crescita personale più amati su Audible e una delle voci più importanti in Italia quando si parla di comunicazione, linguaggio, neuroscienze applicate e consapevolezza. Nei suoi libri e nei suoi contenuti riesce a fare una cosa tutt’altro che semplice: trasformare concetti complessi in strumenti pratici, accessibili e subito utilizzabili nella vita quotidiana.
Con lui abbiamo parlato di cervello, istinto di sopravvivenza, comunicazione in un mondo sempre più connesso ma spesso meno capace di ascoltare davvero, del ruolo del destino e di ciò che possiamo fare ogni giorno per vivere con più metodo, lucidità e presenza.
Ecco cosa ci ha raccontato.
1. Restiamo intelligenti è un viaggio tra neuroscienze, psicologia cognitiva e meccanismi invisibili che influenzano emozioni, decisioni e percezione della realtà. Il grande successo ottenuto sembra raccontare un bisogno sempre più diffuso di capire come interpretiamo e costruiamo la nostra esperienza di vita. Qual è, secondo lei, il filo conduttore di questo crescente desiderio di consapevolezza?
Secondo me stiamo scoprendo, per fortuna, che forse conoscendo meglio il cervello possiamo anche risolvere molti dei problemi che il mondo in cui viviamo ci ha creato. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui vedo, anche nel mio lavoro, sempre più persone interessate a capire come affrontare determinate dinamiche: “Come si risolve questo?”, “Come posso gestire quest’altro?”. C’è una grande richiesta di strumenti pratici.
«Conoscere il cervello può aiutarci a risolvere i problemi che il mondo ci ha creato»
Io propongo un modello molto semplice, perché il mio obiettivo è divulgare in modo accessibile, ma allo stesso tempo scientificamente solido. Un modello che funziona. E credo che le persone lo abbiano capito.
2. Neuroscienze e psicologia cognitiva ci aiutano a comprendere quanto i nostri comportamenti e processi mentali siano radicati nella biologia e nei meccanismi di sopravvivenza. Che ruolo gioca, in particolare, l’istinto di sopravvivenza nella risposta dell’essere umano alla malattia?
L’istinto di sopravvivenza è alla base di ogni nostra azione nel mondo. Questo va detto. Siamo, in fondo, cavernicoli vestiti meglio: gli istinti di base sono ancora quelli.
Il grande problema è che l’istinto di sopravvivenza può essere confuso. In Restiamo intelligenti parlo anche dell’amigdala, che non riesce sempre a distinguere un pericolo reale da uno immaginario. L’istinto funziona molto bene; il problema è il mondo in cui ci troviamo, che spesso ci porta a confondere le situazioni in cui vale la pena attivarlo con quelle in cui, invece, quell’istinto finisce per rovinarci la vita. Per esempio, per istinto di sopravvivenza potrei avere una crisi di panico prima di parlare in pubblico. In un certo senso è una reazione naturale, ma completamente fuori contesto.
Restiamo intelligenti serve anche a fare luce su queste dinamiche: ci aiuta a capire perché viviamo certe reazioni che sono sane, naturali e utili in alcuni contesti, ma del tutto fuori luogo in altri.
3. Una parte dei suoi studi si basa sull’idea che le parole, il modo in cui pensiamo e comunichiamo siano fondamentali per plasmare la nostra vita e per “restare intelligenti”, cioè per adattarci e orientare consapevolmente le nostre scelte. Alla luce di questo approccio, che ruolo attribuisce al destino?
Secondo la visione scientifica più radicale, il libero arbitrio non esiste. È un passaggio importante: qualsiasi cosa accada intorno a noi, in questo preciso momento, contribuisce comunque ad alterare un po’ le nostre decisioni.
Che cos’è, allora, il destino? Essere qui per caso? Essere qui per qualche motivo? Io non credo molto nel destino, credo fortemente nella determinazione dell’essere umano.
Credo che a volte le cose brutte capitino. Ma se dovessi accettare l’idea del destino, dovrei accettare anche l’idea che, per esempio, la mia malattia mi sia stata data per qualche motivo. E io mi rifiuto. Il destino, in qualche modo, lo costruisco io. Non ho una visione del tipo: “Era destino”. Preferisco pensare che abbiamo un margine di azione, di responsabilità e di costruzione molto più forte di quanto a volte ci raccontiamo.
«Il destino, in qualche modo, lo costruisco io»
4. Restiamo intelligenti parla molto anche di relazioni e comunicazione come strumenti che possono migliorare — o peggiorare — il nostro benessere quotidiano. Nel momento storico che stiamo vivendo, stiamo imparando a comunicare meglio grazie a tutti gli strumenti che abbiamo, oppure stiamo perdendo la capacità di ascoltarci e comprenderci?
Non la stiamo “un po’” perdendo: l’abbiamo quasi già persa. Abbiamo moltissimi strumenti che, in linea di principio, potrebbero aiutarci a comunicare meglio. In realtà, spesso ci portano a comunicare peggio, o addirittura a non comunicare affatto. Se per comunicare intendiamo mettere un like o seguire qualcuno, allora no, quella non è comunicazione.
Per interagire davvero con un essere umano devi essere presente, sveglio, disponibile. Io non sono affatto antisocial: amo i social, li uso, ci lavoro. Però credo sia importante avere l’intelligenza di capirne i limiti. Oltre a usare i social, magari ascolto un audiolibro, leggo un libro, parlo con persone in carne e ossa.
Stiamo impoverendo la nostra capacità di comunicare perché deleghiamo sempre più spesso tutto a strumenti che comunicano al posto nostro. Per molti comunicare oggi significa fare copia e incolla di quello che ha scritto qualcun altro. Oppure rendiamo la comunicazione sempre più povera perché, per essere efficaci sui social, bisogna essere brevi, sintetici, immediati.
Siamo più connessi, ma non necessariamente più interconnessi. E invece è proprio l’interconnessione quella a cui dovremmo tendere, usando meglio il cervello.
«Siamo più connessi, ma non necessariamente più interconnessi»
5. Restiamo intelligenti è un prodotto pensato per l’ascolto. Quanto cambia, secondo lei, il modo in cui recepiamo i concetti ascoltando rispetto alla lettura?
Cambia sicuramente, perché vengono attivate aree diverse del cervello: l’area visiva quando leggiamo, la corteccia uditiva quando ascoltiamo.
Detto questo, stabilire quale modalità sia migliore non è così semplice. A volte leggiamo in un contesto in cui non siamo comodi, siamo pensierosi, ci distraiamo e ci accorgiamo di aver letto venti pagine senza averle davvero assorbite. Allo stesso modo, può succedere in macchina con un audiolibro: finisce un capitolo e ci rendiamo conto di non averlo seguito fino in fondo.
Io amo molto sottolineare i libri di carta, ma trovo che l’audiolibro sia uno strumento perfetto per certi tipi di contenuto. A volte non ho il tempo o lo spazio per leggere in altro modo, e l’ascolto diventa un momento di grande attenzione.
Io stesso ho imparato moltissimo con Audible. Prima ancora di essere autore, sono stato un grande appassionato e cliente Audible. Nei miei viaggi in macchina ho avuto l’opportunità di ascoltare tantissimi libri con estrema attenzione. Quindi per me l’audiolibro è stato, ed è ancora, un modo potentissimo per imparare.
«L’audiolibro è stato per me un modo potentissimo per imparare»
La cosa migliore, quando possibile, è combinare lettura e ascolto. Leggere un libro mentre una voce lo accompagna può diventare un’esperienza molto ricca: il cervello viene stimolato su più livelli.
6. Se chi ascolta Restiamo intelligenti potesse portarsi a casa una sola abitudine concreta per migliorare la propria vita quotidiana, quale sarebbe?
Direi: usare il cervello. Ma nel senso più pratico del termine: usarlo per le risorse e le capacità che ha davvero. Viviamo in un mondo in cui ci viene insegnato che dobbiamo essere motivati, seguire la passione, essere ispirati, seguire il cuore. Tutte cose che, prese da sole, possono diventare molto deludenti.
Il consiglio più importante, che è anche alla base del libro, è questo: costruisci una strategia. Se hai una buona strategia di apprendimento, di miglioramento, di crescita, quella strategia batte sempre la motivazione. Il metodo batte sempre la motivazione e l’ispirazione.
Leggi cinque minuti al giorno. Ascolta tre minuti al giorno. Fai qualcosa ogni giorno, in modo delicato e gentile. Usa un metodo. Così non sarai più schiavo dei momenti, dell’istinto, dei bisogni o degli sbalzi emotivi. Altrimenti rischi di essere continuamente in balia di te stesso.
«Usa un metodo, così non sarai più in balia di te stesso»
7. C’è un ascolto, un autore o un audiolibro che ha avuto un ruolo importante nel suo percorso e che consiglierebbe alle ascoltatrici e agli ascoltatori di Audible?
Quando mi fanno questa domanda, consiglio sempre Il conte di Montecristo, letto da Moro Silo.
Prima di tutto perché è una storia di vita straordinaria. Poi perché adoro Edmond Dantès. E infine perché ascoltare Moro Silo che legge Il conte di Montecristo è un’esperienza potentissima. È uno di quegli audiolibri che, pur durando moltissime ore, quando finisce ti viene voglia di ricominciare da capo. È un ascolto arricchente, anche a livello spirituale, in modo estremo.
Grazie Paolo!
Restare intelligenti, un ascolto alla volta
Dalle parole di Paolo Borzacchiello emerge con forza il cuore di Restiamo intelligenti: imparare a conoscere meglio il cervello non significa chiudersi nella teoria, ma trovare strumenti concreti per vivere con più lucidità.
In un’epoca in cui siamo sempre più connessi ma spesso meno capaci di ascoltarci davvero, fermarsi, capire come funzioniamo e costruire nuove abitudini può diventare un gesto rivoluzionario. Anche partendo da pochi minuti al giorno. Anche semplicemente premendo play.
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