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Sul Grappa dopo la vittoria

Di: Paolo Malaguti
Letto da: Mose Singh
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Italia, anni Venti. La Grande Guerra è finita da qualche anno, ma il Monte Grappa è ancora presidiato dall'esercito. Un giovane del contado si spinge sulla montagna in cerca dei resti di vettovaglie in scatola, di rame e di piombo da rivendere. A valle, infatti, la situazione è disperata, e i civili non sanno più come riuscire a campare. Sullo sfondo di uno sciacallaggio disperato e drammatico, però, la maestosità del Grappa sembra guardare alle quisquilie umane dall’alto in basso. Attorno al Monte, infatti, orbita un intero universo in sfacelo: una civiltà plurisecolare al tramonto, antiche economie che si scontrano con la più brutale modernità. Un romanzo struggente, che racconta in modo inedito una delle pagine più cupe della storia italiana.

Paolo Malaguti nasce a Monselice nel 1978. Dopo aver esordito, nel 2009, con Sul Grappa dopo la vittoria, pubblica il saggio Sillabario veneto: viaggio sentimentale tra le parole venete (2011). Da allora, la sua produzione si è distinta per l'alternanza fra libri di saggistica – sempre incentrati sul suo amato Veneto – e romanzi che spaziano dal genere storico al fantasy. Fra i finalisti sia del Premio Strega (2016) che del Premio Campiello (2019), si è aggiudicato il Premio Internazionale di Letteratura Città di Como con L'ultimo Carnevale (2019), il Premio Biella Letteratura e Industria con Se l'acqua ride (2021) e il Premio Mario Rigoni Stern con "Il Moro della cima" (2022). Al momento insegna lettere nelle scuole di Treviso e Vicenza.

©2023 SAGA Egmont (P)2023 SAGA Egmont
Intrattenimento e arti dello spettacolo Narrativa contemporanea Narrativa di genere Narrativa letteraria Narrativa storica

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Tutte le stelle
Più rilevanti
Premetto che ho preferito "il moro della cima", ma solo perchè era più concentrato sul Grappa e sulle vicende che si sono svolte sulla montagna.
Anche in questo romanzo lo scrittore affronta la vita degli abitanti della valle che vivono in simbiosi con la montagna. Ma questa volta la guerra è descritta solo di sfuggita, perchè i protagonisti sono proprio le persone che non vi partecipano, con le loro vite al contorno, prima e dopo la grande guerra.
Il ragazzo che racconta la sua storia è una persona differente dalle altre: è un ragazzo che va a scuola in città e studia.
E' interessantissima la dinamica che si snoda fra chi segue le tradizioni ( poca scolarizzazione, lavori duri manuali, accettazione passiva di quello che succede) e chi cambia (studiando, trasferendosi in città...) ma cerca al contempo di mantenere vivo il suo rapporto con il mondo originario e con la montagna.
Bello il rapporto fra padre e figlio , totalmente privo di parole per l'incapacità del padre di descrivere l'orrore ed esprimersi e forse anche di comunicare il proprio orgoglio per quel figlio che con la bicicletta si dirige in città per andare a studiare. L'immagine del padre nascosto nel portico che guarda il figlio nel primo giorno della sua nuova vita al ginnasio, ritengo racchiuda tutto l'amore possibile di un genitore per un figlio.
Ci sono tanti episodi degni di note, fra cui sicuramente la "correzione" della lapide di D'Annunzio che mi ha fatto sorridere. Sembra un monito ( perfettamente calato nell'epoca moderna) a non seguire chi urla più forte, spesso dicendo cavolate, ma a riscoprire idee, concetti e pensieri che sfuggono ai più perchè non di moda, non sbandierati...
e ancora il ragazzo che impara i paradigmi perchè ha apura che in letto di morte il prete sbagli la formula latina per l'estrema unzione. Persone semplici che cercano comunque di migliorarsi per affrontare almeglio una vita che diventa sempre più difficile.
E' un romanzo delicato e profondo.
Vale la pena di leggerlo

Paolo Malaguti è un ottimo scrittore

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Questo libro è semplicemente un’alchimia perfetta tra la perfidia della guerra e la poesia della gioventù e della rinascita! Malaguti nel cuore❤️
Peccato per la lettura che tradisce spesso le reali intenzioni del dialetto veneto

Speciale

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Crudo e a volte delicato. Ci ricorda quel tempo che noi non abbiamo vissuto se non nei racconti dei nonni o bisnonni. Un pensiero a tanti uomini e ragazzi che hanno perso la vita sulle montagne

una bella testimonianza

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Bellissimo libro e audiolibro di Malaguti! Sicuramente bravo il lettore ma scelta poco azzeccata per questo libro: una lettura più corretta dei termini dialettali avrebbe dato una nota più caratteristica al testo

Bellissimo il libro, poco appropriata la lettura

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Libro piacevole ma letto molto male con tutti gli accenti dialettali sbagliati. Facendolo leggere a qualcun altro meriterebbe una stella in più

Bene ma non benissimo.

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