Siamo ancora in tempo!
Come una nuova economia può salvare il pianeta
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Letto da:
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Antonino Jonathan Luzzi
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Di:
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Jason Hickel
A proposito di questo titolo
Questo è un libro sul surriscaldamento globale, sulla devastazione degli ecosistemi, sull’estinzione di massa ma non sull’Apocalisse. È, anzi, un libro sulla speranza. Possiamo ancora salvare il mondo, possiamo ancora cambiare il nostro destino, possiamo ancora sopravvivere all’antropocene. Dobbiamo però ripensare completamente il nostro modo di produrre e di consumare, abbandonando il paradigma della crescita economica infinita e dell’accumulazione, superando lo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali.
Jason Hickel descrive esattamente come potrebbe essere questo mondo nuovo e traccia le linee di un’economia che, superato il capitalismo, possa assicurare maggiore uguaglianza tra gli esseri umani e, al contempo, evitare il collasso sociale e ambientale. Un libro che è un grido d’allarme ma anche una luce in fondo al tunnel: siamo ancora in tempo. Ma dobbiamo sbrigarci.
©2021 Il Saggiatore S.r.l. (P)2023 Audible GmbHinterrssante
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illuminante
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Credevo di iniziare un libro ambientalista, visto il titolo italiano e la copertina.
Semplicemente, l’editore italiano ha fatto la pessima scelta di stravolgere il titolo per cercare di cavalcare un’onda ambientalista molto di moda alcuni anni fa, e purtroppo un po’ in declino.
Il titolo originale anticipa molto del contenuto: “Less is more”, citando già nel sottotitolo il concetto di decrescita.
Mi trovo, quindi, di fronte a uno snello trattato divulgativo di economia sociale, che tratta di ingiustizia economica globale e nazionale, capitalismo aggressivo, distribuzione della ricchezza e ricadute sulla società, sul benessere globale e ovviamente anche sull’ambiente.
È un ottimo testo per riassumere problematiche complesse, fornisce una visione snella, eppure completa, delle interconnessioni tra capitalismo rapace e problematiche ambientali e sociali, proponendo soluzioni difficili e necessariamente complesse, ma necessarie.
Spiega come il culto della crescita economica sia il problema e non la soluzione, e cosa nasconda dietro le sue apparentemente innegabili leggi.
Come spiega l’autore, “l’emergenza climatica ci costringe ad affrontare le stridenti disuguaglianze presenti nell’economia mondiale”; le emergenze di oggi, insomma, rientrano in un più vasto e meno visibile problema di giustizia distributiva, dov’è l’utilizzo, per decenni, del PIL come parametro di salute economica, ha peggiorato le cose. L’autore spiega in maniera esaustiva e approfondita come il Pil non sia un parametro di salute generale di una nazione, quanto di salute del capitalismo; “non tiene conto dei costi sociali ed ecologici, perché il capitalismo esternalitzza i costi sociali ed ecologici”.
Sono nozioni che, blandamente, molti di noi conoscono, per averle recuperate qua e là da qualche articolo o libro intervento, ma fa bene schematizzare e comprendere appieno il messaggio.
In questo, il libro è uno straordinario compendio perché, come già riscontrato nella lettura di Piketty, aiuta a vedere le trame nascoste e comprendere il macrosistema.
Molto interessante e informativo.
Qualche errore di lettura
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Interessante ma troppa retorica
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"Abbiamo tutto da perdere e un mondo da guadagnare"
idee e concretezza
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