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Psicologia delle folle

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Psicologia delle folle

Di: Gustave Le Bon
Letto da: Oliviero Corbetta
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Psicologia delle folle è uno dei libri più importanti del Novecento. Pubblicato nel 1895, ha anticipato il secolo, l'uso strumentale delle masse e l'epoca delle dittature con straordinaria capacità previsionale. Ha influenzato Freud, Theodore Roosevelt, Mussolini, De Gaulle e Le Monde lo include tra i testi più influenti del secolo. È un libro da leggere, perché purtroppo ancora attuale. Ha introdotto la presenza delle masse nella storia, la nozione di opinione pubblica e la produzione del consenso, aprendo la strada alla psicologia sociale e diventando un riferimento per la sociologia della comunicazione. Alla base, un'intuizione geniale: la logica dei comportamenti collettivi è totalmente diversa dalla psicologia individuale. Le folle sono una forza distruttiva, priva di visione d'insieme e indisciplinata, quindi facilmente orientabile. Il prestigio e il carisma del leader, tramite poche e semplici parole d'ordine ripetute e non argomentate, raggiungono il loro primitivo inconscio collettivo e permettono di manovrarle. Nell'anima collettiva, le attitudini intellettuali e le individualità si annullano.

©2025 Vizi Editore (P)2025 Vizi Editore
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Più rilevanti
Attendevo da parecchio questo libro, ma ascoltandolo sono rimasta delusa: è un libro figlio del suo tempo, quindi poco attuale. Mi aspettavo tutt'altro. Resta in ogni caso un libro interessante dal punto di vista storico e qualche riflessione degna di nota c'è: suggestioni, simboli e contagio emotivo vengono utilizzati per manipolare le folle. Ciò che proprio non si può apprezzare è la tipica narrazione di fine Ottocento, prolissa, poco strutturata e ripetitiva senza seguire una progressione logica.

Libro figlio della sua epoca

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Questo testo arrocca contenuti così superati da essere ormai a tratti surreali, e lo fa per di più con atteggiamento cocciutamente paternalista.
Conserva efficacia nell’esposizione e importanza storica, ovviamente va contestualizzato nell’epoca, ogni tanto azzecca qualcosa (non si può negare che molte intuizioni siano corrette e ancora applicabili), ma - per il lettore moderno che non stia facendo ricerca su aspetti storici della sociologia - non appare più rilevante, anzi addirittura fuorviante nell’esposizione di molte teorie ormai confutate. Tanto per fare un esempio, che la genetica di popolazione sia determinante al 100% nella psicologia delle masse, e la cultura e l’estrazione sociale non lo siano.
L’autore, come praticamente tutti i suoi contemporanei, si porta dietro irragionevoli e granitici bias, per i quali insiste sgradevolmente e senza prove sulla “razza”, che determinerebbe a suo giudizio la maggior parte delle problematiche sostenute.

Inoltre, manca di approccio scientifico e saggistico consapevole e moderno, poiché sostiene tesi senza alcuna documentazione o prova, dandole poi per assodate e procedendo da quel momento a utilizzarle in forma assiomatica. Capita, quindi, spesso di leggere “come dimostrato nel libro precedente”, riferendosi a tesi semplicemente enunciate.

L’autore scivola di continuo nel classismo, nel razzismo e nella peggior dottrina reazionaria; per esempio, quando sostiene che l’istruzione sia deleteria e pericolosa perché può ispirare in chi studia il disgusto della propria condizione e la voglia di migliorarsi. Ancora, quando va a descrivere i comportamenti delle folle latine rispetto a quelle anglosassoni, con pregiudizi un po’ comici e un po’ demoralizzanti.

Mi è capitato spesso di spegnere il cervello per interi capoversi, con frasi e tesi che mi rimbalzavano addosso nella noia più mortale, senza che riuscissi a trovare echi di stimolo o interesse.
Occasionalmente, ecco arrivare un concetto-rivelazione o un paragrafo da sottolineare, ma la sensazione prevalente durante la lettura è stata “perché sto leggendo questo libro?”, associata a un equipollente “leggi veloce e finiscilo in fretta”.


Destinato a mio parere a chi studia storia della sociologia, e pochi altri.

Non più attuale

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