Niente di vero
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Letto da:
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Cristina Pellegrino
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Di:
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Veronica Raimo
A proposito di questo titolo
La lingua batte dove il dente duole, e il dente che duole alla fin fine è sempre lo stesso. L'unica rivoluzione possibile è smettere di piangerci su. In questo romanzo esilarante e feroce, Veronica Raimo apre una strada nuova. Racconta del sesso, dei legami, delle perdite, del diventare grandi, e nella sua voce buffa, caustica, disincantata esplode il ritratto finalmente sincero e libero di una giovane donna di oggi.
Niente di vero è la scommessa riuscita, rarissima, di curare le ferite ridendo. "All'inizio c'è la famiglia. Veronica Raimo racconta che, specialmente se si è figlie, quell'inizio combacia con la fine" (Domenico Starnone).
"Leggere questo romanzo è una festa. Ma molte pagine sono ferite da medusa: bruciano alla distanza" (Claudia Durastanti).
Prendete lo spirito dissacrante che trasforma nevrosi, sesso e disastri famigliari in commedia, da Fleabag al Lamento di Portnoy, aggiungete l'uso spietato che Annie Ernaux fa dei ricordi: avrete la voce di una scrittrice che in Italia ancora non c'era. Veronica Raimo sabota dall'interno il romanzo di formazione. Il suo racconto procede in modo libero, seminando sassolini indimenticabili sulla strada. All'origine ci sono una madre onnipresente che riconosce come unico principio morale la propria ansia; un padre pieno di ossessioni igieniche e architettoniche che condanna i figli a fare presto i conti con la noia; un fratello genio precoce, centro di tutte le attenzioni.
Circondata da questa congrega di famigliari difettosi, Veronica scopre l'impostura per inventare se stessa. Se la memoria è una sabotatrice sopraffina e la scrittura, come il ricordo, rischia di falsare allegramente la tua identità, allora il comico è una precisa scelta letteraria, il grimaldello per aprire all'indicibile. In questa storia all'apparenza intima, c'è il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell'energia paralizzante che può essere la famiglia, dell'impresa sempre incerta che è il diventare donna. Con una prosa nervosa, pungente, dall'intelligenza sempre inquieta, Veronica Raimo ci regala un monologo ustionante.
"Veronica Raimo è l'unica che mi ha fatto ridere ad alta voce con un testo scritto in prosa da quando ero adolescente" (Zerocalcare).
©2022 Einaudi (P)2022 Einaudiè stupendo
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Assolutamente divertente, letto perfettamente, trasuda di una ironia pungente lasciando al lettore il compito di interpretare quanto sia faticoso riuscire a vivere in libertà.
tensioni per la ricerca della propria libertà
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tagliente e divertente
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Uno stile asciutto e scorrevole.
L’autrice trasmette con grande bravura
Tutte le sue emozioni, tutte le ferite lasciate da due genitori che non si amavano e a sua volta i suoi amori mai realizzati completamente.
Desideri di fuggire e di tornare.
Paura di essere, paura di sembrare, sempre alla ricerca di qualcosa di vero e forse mai afferrato!
Una lettura coinvolgente, ma è mancata una speranza.
Un po’ algida
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I nascosti risvolti dell'ironia
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