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La memoria fragile

Di: Nathacha Appanah, Cinzia Poli - traduttore
Letto da: Giusy Frallonardo
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Storni che disegnano suggestive forme nel cielo, mormorando messaggi indecifrabili: ogni anno questi uccelli migrano in cerca di un luogo piú adatto allo svernamento. È un'urgenza innata, insita nelle loro ali la direzione da prendere. Osservando quella misteriosa coreografia aerea, Nathacha Appanah ha l'impressione di comprendere finalmente il racconto di migrazione della sua famiglia. Una storia solo sfiorata: le sfugge tra i vecchi ricordi, tra i silenzi dei genitori, tra le righe dei romanzi che ha scritto.

Per Appanah una data, il 1º agosto 1872, segna il punto di partenza di un viaggio nel tempo alla ricerca delle radici. Per i suoi antenati quel giorno rappresenta invece un punto d'arrivo: sono appena approdati a Port Louis, capitale di Mauritius, dopo una traversata di molte settimane. Padre, madre e figlio undicenne hanno lasciato il loro villaggio dell'Andhra Pradesh, in India. Il padre è stato reclutato per coltivare i campi di canna da zucchero dell'Impero britannico. Sarà un lavoratore a contratto, un coolie. Le condizioni sembrano molto vantaggiose, la vita nella piantagione ha i colori del futuro sognato. Le illusioni, però, si scontrano presto con la realtà. Ingaggiati per sopperire alla mancanza di manodopera in seguito all'abolizione della schiavitú nelle colonie, i coolie, perlopiú provenienti dall'Asia, sono pesantemente sfruttati, vincolati da contratti disumani, retribuiti con la stessa miseria da cui scappano. Mauritius diventa per moltissimi indiani la nuova casa, anche per le generazioni successive. Ma il cuore conserva sempre la traccia delle origini. Come per i nonni paterni di Nathacha Appanah, nati e cresciuti sull'isola agli inizi del Novecento, che parlavano telugu e rispettavano le tradizioni indú senza aver mai conosciuto il paese degli avi. A loro l'autrice dedica un ritratto luminoso e toccante, a queste due figure che sono per lei dolcezza dei pomeriggi d'infanzia, anello di congiunzione con il passato, coraggio di aprirsi all'avvenire. Riflettendo su temi quali il colonialismo, il razzismo, le migrazioni, Appanah ripercorre i passi della sua famiglia con poetica delicatezza. Le sue parole hanno la forza di sconfiggere l'oblio a cui sono condannate le storie taciute.

©2025 Giulio Einaudi editore (P)2026 Giulio Einaudi editore
Narrativa biografica Narrativa di genere

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2 e mezzo circa.

Piccolo memoir familiare piuttosto fragile, proprio come da titolo.
L’autrice introduce un argomento particolarmente interessante e poco trattato nella cultura mainstream: la storia e condizione dei lavoratori sfruttati dalle potenze coloniali europee, ridiretti dalle vecchie alle nuove colonie durante il XIX secolo, gravati da contratti che andavano a mascherare una schiavitù legalizzata.
Sceglie di farlo attraverso la memoria della propria famiglia, che è una prospettiva più che valida.

Nel raccontare le vicende dal proprio punto di vista, attraverso il tentativo di ricostruzione documentale e di memoria familiare, indulge però a poeticismi e sentimento, relegando i fatti o la narrazione in secondo piano. Abbondano i sentimentalismi, le romanticherie, le spiegazioni didascaliche e sdolcinate.
In definitiva, il pathos inventato e insistito su avvenimenti che nemmeno conosce compiutamente, per sua stessa dichiarazione.
L’approccio è quindi ipotetico, emotivo e personale, molto interiore, e mi sembra perdere di slancio e di mordente; le scarse fonti reperibili, nel caso limitato alla propria famiglia, lasciano il libro breve e incompleto, senza soddisfare la necessità di conoscenza che l’argomento provoca (e impone).
L’autrice cita un altro libro precedentemente scritto da lei, in forma di fiction, a cui ha forse delegato questi compiti informativi. Non avendolo letto, non so valutare se il presente sia una sorta di commentario o approfondimento al precedente.
“La memoria fragile” non riesce a sostenere l’argomento come libro a stante, comunque, ma manca di spessore informativo e approfondimento.
Sicuramente non sono favorito dallo stile dell’autrice, lontanissimo dalle mie corde, per cui non penso leggerò altro.

Troppo emotivo e fiorito

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