La female man
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Irene Geronimi
A proposito di questo titolo
Romanzo di fantascienza e romanzo femminista, dopo cinquant'anni La female man (The Female Man, 1975) non ha perso il suo contenuto provocatorio. «La fantascienza è connaturata al pensiero radicale» ha dichiarato l'autrice: «è molto efficace se si vogliono presentare le preoccupazioni di un gruppo marginale, perché queste si collocano in un mondo in cui le cose sono diverse». E niente è più diverso della "female man", un essere che incorpora le caratteristiche di entrambi i sessi, protagonista di questa storia che fin dal titolo appare come un monstrum linguistico. Un testo postmoderno, lo presenta Oriana Palusci, «in cui mille schegge di linguaggio costituiscono nel loro insieme l'ossatura-trama della narrazione». Joanna (la stessa Russ) e i suoi alter ego Janet, Jeannine, Jael: ciascuno con un diverso ruolo, uno specifico linguaggio e una connotazione socioculturale, quattro personaggi femminili s'incontrano attraverso il tempo e i mondi. Uno di essi è Whileaway, dove gli uomini sono stati sterminati da un'epidemia, una realtà futura diversa dal nostro futuro così come il presente è un presente che non ha vissuto la Seconda guerra mondiale. Quando Janet da Whileaway si materializza negli Stati Uniti provoca e prova uno shock equiparabile all'apparizione dei marziani nella Guerra dei mondi di Wells: «La prima cosa che disse il secondo uomo che riuscì a visitare Whileaway fu: "Dove sono tutti gli uomini?". Janet Evason, quando apparve improvvisamente al Pentagono, con le mani in tasca e le gambe ben piantate per terra, disse: "Dove diamine sono tutte le donne?"». Dialogano e si raccontano, le quattro donne, scoprono analogie e immense differenze, danno vita a una sorta di creatura che racchiude tutte le altre, e al tempo stesso smascherano «l'atteggiamento maschilista, dell'uomo come della donna sottomessa».
©2024 Mondadori Libri (P)2026 Mondadori LibriC’è già tutto, in questo straordinario lavoro di science fiction, che è anche e soprattutto satira sociale e discorso femminista.
Che le femministe storiche del novecento fossero davvero sovversive e coraggiose rispetto allo status quo contemporaneo, è da tempo assodato.
Qui, l’espediente del viaggio fra mondi permette una narrazione in cui è il nostro vissuto ad essere surreale, con le sue infinite regole di comportamento imposte alle donne. Le tipologie di “femmina”, tutte volutamente con nomi simili, rappresentano i diversi archetipi della femminilità.
Si scontrano con il mondo che conosciamo, per poi confrontarsi - in una breve parentesi esilarante - con un universo alternativo fatto di maschi tossici, estremamente simili a quelli che conosciamo al giorno d’oggi.
L’autrice ha già studiato e identificato tutte le problematiche che limitano la libertà ed espressione del mondo femminile, e le utilizza nel suo racconto con l’espediente del sovvertimento divertente, sagace e molto tagliente.
Il libro risulta straordinariamente attuale, anzi molto coraggioso rispetto ai canoni attuali, e sorprendentemente contemporaneo. Rimango stupito addirittura dal riferimento alle microplastiche, per quanto di sfuggita.
Lo stile è disomogeneo e a tratti caotico, rende poco scorrevole la lettura, a volte favorisce un po’ di confusione. Analizzando la struttura proposta dall’autrice, mi sembra un obiettivo voluto, per quanto non del tutto gradevole. È l’unico motivo per cui non raggiunge le cinque stelle nel mio giudizio personale.
Da collezionare, non in quanto fantascienza, perché ne tratta veramente poca, ma come compendio femminista estremamente consapevole e arguto.
Straordinariamente contemporaneo
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