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La Signora Meraviglia

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La Signora Meraviglia

Di: Saba Anglana
Letto da: Saba Anglana
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A proposito di questo titolo

Nel 2015 a Roma, Dighei è una signora etiope dal carattere ribelle. Ha bisogno di prendere la cittadinanza. La nipote Saba aiuta la zia a muoversi nella burocrazia di una città faticosa e contraddittoria. Questo percorso frustrante alla ricerca della agognata signora Meraviglia – come in casa chiamano la cittadinanza italiana – si rivela decisivo per comprendere la natura di un turbamento che da nonna Abebech fino a Saba stessa ha infestato tutte loro. Un sentimento oscuro, un senso martellante e oppressivo di vuoto, forse un bisogno insoddisfatto di capire chi si è davvero, la paura raggelante di non essere niente e nulla.

La Signora Meraviglia è tra i 12 titoli candidati al Premio Strega 2025.

©2024 Sellerio editore, via Enzo ed Elvira Sellerio 50 - Palermo. Pubblicato in accordo con Grandi & Associati, Milano. In copertina: Saba Anglana. (P)2025 Emons Italia S.r.l.
Narrativa biografica Narrativa di genere

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2 e mezzo.

Molto interessante, ma poco riuscito, per il mio gusto personale mi sono appassionato poco e ho fatto molta fatica a terminarlo.

Ho iniziato invece con molto entusiasmo questa sorta di romanzo biografico, spalmato su più generazioni, ricordando con grande piacere il bello spettacolo “Mogadishow” di Saba Anglana, visto nel 2014 a Torino.
La storia è significativa, ma cade in alcuni errori che spesso riscontro nella scrittura italiana contemporanea: la ricerca di lirismo, di commozione, di spiritualità sentimentale.
La tendenza a dimenticare la lezione del passato, dove “less is more” (“and better”, aggiungerei).
Non che la scrittura debba essere sempre lineare, ho recentemente fatto ottimale recensioni ad autori decisamente arzigogolati.
Il fatto è che ci vuole straordinaria competenza ed equilibrio, molta misura e lavoro di limatura accorto, per gestire tanto sentimento e molte figure retoriche senza eccesso e maniera. Non è pane per tutti, insomma, ma per i molto molto esperti.

Quando indulge a queste tendenze simboliche e alle romanticizzazzioni, il libro si fa stucchevole e banale.
E purtroppo, nonostante l’autrice/attrice abbia tutte le carte in regola per scrivere della diaspora etiope e somala, cade in una tendenza occidentale a turistizzare e folcklorizzare il mondo africano: descrive in maniera concreta e compatta, senza sbrodolature, quando racconta le vicende contemporanee ambientate in Italia. Apre invece un florilegio lirico, misticheggiante, condiscendente quando poggia lo sguardo sul flashback ambientato nel corno d’Africa.
Verso la fine del libro, il tutto sfugge di mano ed ecco arrivare le cerimonie tradizionali, le frasi mistico-simboliche, tutto il corollario che l’occidentale si aspetta dal mondo africano.
Un po’ come quelle persone che si incontrano a un corso di yoga: che vivono interamente una contemporaneità occidentale, ma quando entrano nella Shala si sentono in dovere di assumere un atteggiamento che secondo loro corrisponde alla mistica indiana.

Anglana si focalizza talmente tanto sulle radici etiopi/somale e sulla vicenda della cittadinanza, da non dare ulteriore spessore ai personaggi. Non sappiamo nemmeno quale sia il lavoro della narratrice, non ha altro contesto o conoscenze o frequentazioni, apparentemente, al di fuori delle zie. Il romanzo è quindi monco e asfissiante.

Inoltre, che l’autrice dia una connotazione etica alle due realtà - in cui individua il lato negativo nell’Italia contemporanea e il lato idealizzato nel paese di provenienza della Zia etiope - è chiaro e forse anche umanamente comprensibile. Sarebbe però più efficace, da un punto di vista letterario, se lasciasse al lettore, in maniera più sottile, prendere la decisione e dare giudizi.
Anglana è invece sempre presente, rinuncia alle infinite possibilità date dal mezzo narrativo per abdicare alla moralizzazione diretta, fornendoci ripetutamente lo sguardo e il commento giudicante della narratrice.

In questo, paradossalmente, risulta vincente la più cinica narrazione del contemporaneo (effetto evidentemente contrario a quello che vuole ottenere), il che è un peccato, considerando che i due piani temporali alternati funzionano piuttosto bene.

Non ritengo questo sia un buon servizio alla tematica, anzi. Noi italiani abbiamo bisogno di storie concrete e descrittive, che ci facciano intraprendere un cammino di conoscenza e consapevolezza di quello che è stata l’effetto del nostro colonialismo, e come questo si ramifica sulle conseguenze attuali e sul razzismo sistemico del nostro paese.
Non abbiamo bisogno di una narrazione misticheggiante e poeticizzata del passato, ma dei crudi fatti e della nuda verità, su avvenimenti che conosciamo poco e male. In questo è estremamente importante la testimonianza delle voci reali dei colonizzati, dei deportati, dei loro discendenti e dalla loro diretta voce.

Non troppo riuscito e appassionante

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Una famiglia ricchissima di coraggio, legami, affetto e storia, oltre i confini che ci diamo.
Stupendamente letta. Grazie.

Da ascoltare

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Un capolavoro!!! Scritto e letto in maniera spettacolare . Mai una parola di troppo né una di meno

Ammirazione

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Questo è un libro che ho acquistato a una presentazione del tour del premio Strega, mi è molto piaciuta la scrittrice e il suo intervento.
Ho preferito ascoltarlo anche perché letto dalla stessa autrice, a me è piaciuto per diverse ragioni, trovo che la sua sia una scrittura calda e originale, per quanto riguarda il contenuto e il problema che ci pone per me è molto chiaro e sentito, in quanto madre adottiva di una ragazza completamente italiana che è riuscita ad avere la cittadinanza italiana a 26 anni, pur non sapendo nemmeno dove fosse il suo paese!
Brava Saba per la lettura!

Quanta sofferenza si poteva evitare!

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Peccato non abbia vinto il premio strega, lo avrebbe meritato assolutamente! Lei bravissima, sia nello scrivere che nel leggere. Complimenti! Lo consiglio vivamente! 

Molto bello

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