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Arturo Bandini, Vol. 3

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Di: John Fante
Letto da: Leandro Ravello
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A proposito di questo titolo

Pubblicato per la prima volta nel 1939 è uno dei primi romanzi dello scrittore italo-americano, riscoperto in Italia e in Francia alla fine degli anni Ottanta dopo un lungo periodo di dimenticanza. La saga dello scrittore Arturo Bandini, alter ego dell'autore, giunge in questo romanzo al suo snodo decisivo. L'ironia sarcastica e irriverente, la comicità di Arturo Bandini si uniscono alla sua natura di sognatore sbandato, che ne fa il prototipo di tutti i sognatori sbandati che hanno popolato la letteratura dopo di lui. Al centro della vicenda è il percorso di Bandini verso la realizzazione delle sue ambizioni artistiche e la sua educazione sentimentale dopo l'incontro con la bella e strana Camilla Lopez.

©2004 Giulio Einaudi editore (P)2025 Giulio Einaudi editore
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Come ho potuto arrivare ai miei quasi ragguardevoli anni senza avere mai letto qualcosa di John Fante, non so.
Chiusa questa perplessità, semplicemente me lo godo a dismisura.

Il viaggio nella mente di Arturo Bandini è uno strabiliante e straripante Luna Park di luci che si accendono e spengono; montagne russe di immaginazione, umorismo, stati di esaltazione e depressione, in cui a volte si fa fatica - volutamente - a distinguere tra il reale e l’immaginario.
Dopo l’esordio surreale e spensierato, il libro si trasforma lentamente e gradualmente in una narrazione più inquieta, dove il protesto romantico serve a intrecciare le inquietudini e l’istinto all’autodistruzione dei protagonisti.
Il malato rapporto sentimentale tra i protagonisti, la relazione disfunzionale con il mondo del lavoro, con il denaro,… tratteggiano un quadro psicologico e sociale più che mai sincero e realistico, che l’autore non cade mai nell’errore da dilettante di voler spiegare.


Ci vuole straordinaria maestria per creare un ottimo libro convoluto e psicologico, in cui la lente d’osservazione del protagonista narratore sia quella che filtra tutto, dai ragionamenti agli avvenimenti.
Di solito se ne ottiene un disastro arrovellato e artefatto, la dimostrazione che l’approccio va lasciato a chi veramente sa gestire la scrittura con adeguata esperienza o talento.

Il libro si legge solo in parte per la trama, solo in parte per l’occhiata interessante sul mondo degli aspiranti scrittori in una Los Angeles già carnivora all’epoca. Solo in parte per un’occhiata sul mondo degli immigrati e dei loro espedienti per vivere in un mondo di razzismo endemico.
Si legge più che altro per esperire una straordinaria, innovativa e geniale capacità di scrittura; per avere esperienza di un talento e di un controllo letterario dirompente, rimanendo sorpresi ogni pagina dalla modernità di un libro scritto ormai 86 anni fa (!?!).
Una disarmante onestà per raccontare le debolezze, le meschinità e l’istinto autodistruttivo dell’alter ego dello scrittore, che a volte sono anche quelli di tutti noi

Innovativo e dirompente

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chiamarlo romanzo è riduttivo. questo di Fante un capolavoro assoluto. in quest'opera c'è tutto. c'è poesia, lirica, sentimento, ironia, descrizione, visceralità. tutto. e il prologo è ugualmente bello, ma più triste. la volce di Ravello (che non cinoscevo) è perfetta. grazie per le emozioni.

Capolavoro

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Letteratura ruvida quella di John Fante, che ci descrive una realtà sporca e per niente borghese, senza pretese ideologiche. Romanzo del 1939, non risente del tempo che passa, ed ha uno stile suo, ma che fa ritrovare Steinbeck, Bukowski e Celine.

Attuale e scorretto

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