John Fante: chi era lo scrittore italo-americano che ha influenzato la letteratura americana (e non solo)
Se, nel tuo percorso di ascolto di audiolibri o nella tua esperienza di lettore appassionato, non hai ancora incontrato il leggendario Arturo Bandini, allora, parafrasando uno dei suoi romanzi più celebri, ti diciamo: chiedi a John Fante. Tu chiedi chi era John Fante? Scrittore italo-americano ancora troppo poco conosciuto nel panorama internazionale, Fante, con la semplicità della sua scrittura, ha creato pagine che rimangono impresse nella memoria di ogni lettore.
Sarebbe probabilmente lontano anni luce dalle politiche trumpiane, John Fante, data la sua abilità nel presentare personaggi sgraziati che parlano un broken English, la lingua inglese ciarlata da persone immigrate, come quelle che troviamo in La strada per Los Angeles, primo romanzo di Fante, ma pubblicato solo dopo la sua morte.
Ma chi era davvero John Fante?
Una dovuta premessa: se sei un lettore appassionato o una lettrice attenta, e hai un debole per tutto ciò che esula dal mainstream, per i protagonisti ai margini e per ambientazioni semplici, ma pur sempre “border”, potrai ritrovare un po’ di John Fante in Henry Miller, così come in Charles Bukowski, pure lui vicino alla semplicità della prosa fantiana. È come se esistesse un legame che unisce questi tre scrittori anticonformisti, capaci di raccontare l’America da una prospettiva fuori dagli schemi.
John Fante nacque l’8 aprile 1909 a Denver, Colorado, da Nicola Fante, un immigrato italiano di Torricella Peligna(in provincia di Chieti), e da Mary Capolungo, di origine italo-americana con radici lucane. Primo di quattro fratelli, trascorse gran parte dell’infanzia a Boulder, in un contesto familiare segnato dalla povertà e da un rapporto complesso con il padre, un muratore abruzzese dal “whiskey facile”, come direbbe Buscaglione, figura che sarà immortalata nel personaggio di Svevo Bandini. Dopo essersi diplomato, Fante frequentò brevemente l’università prima di abbandonare gli studi e iniziare una serie di lavori precari. Nel 1930 si trasferì a Los Angeles, città che avrebbe profondamente influenzato la sua produzione letteraria, dove si prese cura della madre e dei fratelli, giunti in California dopo che il padre aveva abbandonato la famiglia.
Durante questo periodo lavorò anche come sceneggiatore a Hollywood, attività che gli garantì un sostentamento economico sebbene non fosse il suo lavoro preferito. In quegli anni stabilì un legame importante con il critico H.L. Mencken, che lo incoraggiò e pubblicò i suoi primi racconti. All’età di 25 anni scrisse il suo primo romanzo, La strada per Los Angeles, pubblicato negli Stati Uniti solo dopo la sua morte, nel 1983, e in Italia nel 1992 nella traduzione di Francesco Durante (1952/2019), noto critico letterario che ha contribuito in modo significativo alla riscoperta e valorizzazione dell’opera di Fante nel panorama letterario italiano.
Negli anni ’30 John Fante cominciò a pubblicare racconti su varie riviste californiane. Tra il 1934 e il 1939 scrisse i suoi primi romanzi più famosi, tra cui Aspetta primavera, Bandini e Chiedi alla polvere. Nel 1937 sposò Joyce Smart, una ragazza di origini tedesco-irlandesi, dalla quale ebbe quattro figli. Durante la Seconda guerra mondiale affrontò un periodo di difficoltà creativa, diviso tra l’attività come collaboratore dei servizi d’informazione e la crescita della famiglia. Negli anni ’70, afflitto dal diabete e da problemi di salute che lo portarono quasi alla cecità, pubblicò La confraternita dell’uva e strinse un’importante amicizia con Charles Bukowski, che lo considerava un maestro e contribuì a far ripubblicare i suoi lavori. L’ultimo libro, Sogni di Bunker Hill, fu dettato alla moglie a causa della sua condizione fisica. Fante morì nel 1983 a Los Angeles.
Dopo la sua morte, è stato riconosciuto come uno degli autori più influenti della letteratura italo-americana. A lui sono stati dedicati due film tratti dai suoi romanzi e nel 2010 un’area di Los Angeles, Bunker Hill, è stata intitolata a suo nome, in onore della sua eredità letteraria. Infine, del Fante sceneggiatore ricordiamo titoli come: Un solo grande amore (1957), diretto da George Sidney con Kim Novak; Il mio uomo (1952), di William Wellman con Shelly Winters; I miei sei amori (1963), diretto da Gower Champion; Cronache di un convento (1962) e il più celebre Anime sporche (1962), entrambi firmati da Edward Dmytryk e Piena di vita (Full of Life) del 1956.
Cosa rende speciale la scrittura di John Fante (secondo noi)
Sarebbe troppo riduttivo citare solo Bukowski o Henry Miller, quando parliamo dei migliori romanzi di John Fante. Chi ha letto i coinvolgenti libri dello scrittore e poeta italiano Luigi di Ruscio, ad esempio, potrebbe notare una certa eco di Fante anche lì: nelle narrazioni vivide e spesso strampalate delle incredibili avventure dello scrittore italiano emigrato in Norvegia. Si tratta, in definitiva, di scrittori outsider del secolo breve, dotati di un talento narrativo capace di raccontare la marginalità “da dentro”, senza cadere nel dramma umano o nella vena melanconica (oggi tanto di moda), ma tingendola con un’ironia ineguagliabile, una sottile arguzia e una serie di situazioni rocambolesche che si trovano solo in contesti ancora non piegati alle regole del sistema capitalistico. Con azioni semplici e ordinarie, ma gravide di ironia e sfrontatezza, i protagonisti dei romanzi di John Fante sembrano sempre alle prese con una realtà dove l'assurdo e il bizzarro dominano la scena.
Affatto politically correct, John Fante caricaturizza, per esempio, il mondo femminile, come nel romanzo La strada per Los Angeles, dove le donne che lo fanno disperare sono donnine nude ritagliate da giornali porno oltre alle due donne che ha in casa: la madre e la sorella. Ma si capisce bene che il vero e autentico personaggio deriso, perché si crede migliore, è proprio lui: Arturo Bandini, l'aspirante scrittore che però si ritrova sempre a fare lavori da due soldi per sbarcare il lunario. I romanzi di John Fante, apparentemente semplici, sono in realtà il frutto di un lavoro di lima rigoroso: una scrittura che, come una statua, viene sbozzata, levigata e asciugata fino a far emergere solo l’essenziale. Ed è proprio questo nocciolo vivo che prende in scacco il lettore — soprattutto se si tratta di un avido lettore con un debole per i bassifondi.
La sua scrittura caricaturizza anche la società capitalistica americana del secolo scorso: come non sorridere — di un riso amaro — di fronte all’attaccabrighe Arturo Bandini (alter ego dell’autore), che già a quattordici anni ha intuito che qualcosa, nel sistema fordista, è profondamente marcio. E come biasimarlo? Fante racconta anche la realtà delle seconde generazioni italo-americane, nate negli Usa, ma divise tra le radici culturali della famiglia e la società in cui crescono. Questo doppio sguardo crea un continuo equilibrio tra distanza e vicinanza con la propria identità, mettendo in luce come l’appartenenza culturale sia qualcosa di dinamico e in costante evoluzione.
Sempre a proposito di identità e appartenenza: leggi anche l'articolo sui romanzi consigliati scritti dalle seconde generazioni.
Alcune curiosità su John Fante
Tanto è incredibile la vita di John Fante che a raccontarla tutta si rischia di passare per romanzieri:
Lo sapevi che due suoi romanzi sono diventati film? Aspetta primavera, Bandini è uscito nel 1989 con Ornella Muti e Joe Mantegna, prodotto da Francis Ford Coppola. Chiedi alla polvere è arrivato al cinema nel 2006 con Colin Farrell e Salma Hayek.
Lo sapevi che ogni anno a Torricella Peligna, paese natale della famiglia Fante in provincia di Chieti, si tiene il John Fante Festival “Il dio di mio padre”? Tra letture, musica, dibattiti e vino rosso, si celebra un autore che dovremmo tutti scoprire o riscoprire.
Lo sapevi che il cantautore italiano Vinicio Capossela ha dedicato a La confraternita dell’uva di John Fante il brano “L’accolita dei rancorosi” nell’album Il ballo di San Vito?
Tutti i romanzi di John Fante in ordine cronologico
La strada per Los Angeles (1933)
Aspetta primavera, Bandini (1938)
Chiedi alla polvere (1939)
Una vita piena (1952)
Bravo, Burro! (1970, con Rudolf Borchardt)
La confraternita dell'uva (1977)
Sogni di Bunker Hill (1982)
Un anno terribile (1985)
La serie di Arturo Bandini da ascoltare su Audible
Arturo Bandini è il protagonista indiscusso della serie di quattro romanzi di John Fante, ed è anche palese alter ego dello scrittore italo-americano. La saga segue la vita di Arturo in diverse fasi: da quattordicenne ribelle e sognatore in Aspetta primavera, Bandini, fino all'etè adulta alle prese con amori non corrisposti (quello per Camilla Lopez) e il difficile percorso da aspirante scrittore (sempre sull'orlo del fallimento, ma con la spocchia del grande autore), narrato in La strada per Los Angeles, Chiedi alla polvere e Sogni di Bunker Hill.
Con questo romanzo, pubblicato nel 1938, facciamo la conoscenza di Arturo Bandini, un quattordicenne italo-americano che vive in un sperduto paesino di montagna in America. Arturo possiede una slitta, ma sogna di chiamarsi John Jones, desiderando ardentemente essere americano nonostante le sue radici italiane. In famiglia, la nonna toscana disprezza il marito della figlia Maria, Svevo, padre di Arturo, considerandolo un fallito, e vede la figlia come una povera pazza per averlo sposato. È una famiglia non solo povera, ma profondamente segnata dalla miseria. Ma questo non dovrebbe farti pensare a una storia tragica: al contrario, la trama è vivace, fatta di sogni, lotte, piccole ribellioni e momenti pieni dell'adorabile umorismo amaro che è una delle cifre stilistiche di John Fante.
Proprio come scrive Niccolò Ammaniti nella prefazione italiana a Aspetta Primavera, Bandini:
“ Le sue storie erano fatte di cuore e stomaco. Attaccavi a leggere e ti scordavi di tutto.”
Nel 1939, un anno dopo la pubblicazione di Aspetta primavera, Bandini, John Fante rincara la dose pubblicando il suo secondo romanzo cult, Chiedi alla polvere. Qui, il nostro protagonista si trasferisce dal Colorado a Los Angeles in cerca di fortuna, proprio come fece lo stesso Fante. È a Los Angeles che inizia la sua odissea: quella sentimentale nei confronti della cameriera messicana Camilla Lopez, ma anche quella lavorativa, poiché dovrà sbarcare il lunario, cosa difficile visto che povertà e velleità da scrittore raramente vanno d’accordo.
Purtroppo Camilla, legata a un altro uomo, lo abbandona sparendo. Vera Rivken, donna ebrea segnata da ustioni e rifiutata dal marito, consola Arturo nonostante il suo amore per Camilla. Tra i personaggi secondari spiccano poi Hellfrick, un veterano alcolizzato che approfitta di Arturo, la severa padrona d’albergo Mrs. Hargraves e Sammy, rivale di Arturo, amore di Camilla, malato di tisi e aspirante scrittore di racconti western. Leggendo Chiedi alla polvere, chi non ha subito pensato alla leggendaria pensione dove Ugo Tognazzi, nel ruolo del protagonista de La vita agra di Luciano Bianciardi, lotta per sbarcare il lunario nella Milano del dopoguerra?
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La strada per Los Angeles, primo romanzo di John Fante, che, come abbiamo detto, venne pubblicato solo postumo, alza il tiro. Se Arturo Bandini ti ha conquistato nella sua adolescenza e nella tarda adolescenza, e se il suo amore non corrisposto a Los Angeles ti ha fatto battere il cuore, allora il Bandini che vive con la madre e la sorella, innamorato di donnine nude ritagliate da pezzi di giornale alle quali ha dato anche una personalità e ambientazioni quasi cinematografiche (prima di disperdele nell'acqua della vasca separandosi per sempre da loro), ti farà impazzire. Poetico, sprezzante e bizzarro (come dimenticare le lotte contro i granchi e quelle con le mosche?), il romanzo di Fante, ne siamo abbastanza certi, sarebbe piaciuto pure a Mark Twain.
Con questo audiolibro, narrato da Pierpaolo De Mejo, scoprirai un ritratto ironico e coinvolgente dell’alter ego di Fante alle prese con la puzza di pesce nella fabbrica dove viene mandato a lavorare, grazie a una dritta dello zio, nonostante il suo spirito da scrittore e non da operaio. Ma è forse questo il genio di John Fante, una scrittura semplice ma complessa, diretta ma senza l’atteggiamento altezzoso degli intellettuali snob, ai quali Fante fa il verso con le manie di grandezza di Bandini scrittore.
“ Tanto per provare che dopotutto, e senza alcun dubbio, non stavo scherzando, che c'era per davvero uno scrittore tra loro, uno scrittore vero, roba buona, mica un'imitazione.”
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