Roberto Saviano al Salone del Libro di Torino 2025
Sono stati davvero tanti gli appuntamenti ai quali Roberto Saviano ha partecipato durante l'ultimo Salone del Libro di Torino, giunto alla sua trentasettesima edizione. Sono stati giorni intensi e arricchenti, in cui Saviano ha avuto l'opportunità di confrontarsi con il pubblico su temi di grande attualità. Il 16 maggio si è svolta la presentazione del suo ultimo romanzo, L'amore mio non muore, con la partecipazione di David Baddiel e Luca Sofri, in un incontro che ha suscitato grande interesse e coinvolgimento tra il pubblico. Il giorno seguente, il 17 maggio, Saviano ha raccontato in modo appassionato la sua decisione di donare la sua biblioteca alla Fondazione San Bonaventura, condividendo con i presenti il significato profondo di questo gesto e l'importanza di preservare e condividere la cultura.
Infine, in Esclusiva per Audible, ha avuto luogo un evento indimenticabile sul tetto del Lingotto, presso La Pista 500 by Pinacoteca Agnelli, dove l'autore ha ripercorso tutti i suoi podcast Audible Original, offrendo un'esperienza coinvolgente e indimenticabile per il pubblico presente.
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“Leggere il presente”: Roberto Saviano in scena con i suoi Audible Original
Roberto Saviano ha intrattenuto il pubblico con un evento live di circa un'ora e mezza, sul tetto del Lingotto, nella panoramica Pista 500. Con il sole che stava lentamente tramontando e un'atmosfera di grande attesa, l'autore ha raccontato, uno ad uno, i suoi podcast Audible Original. I numerosi ascoltatori, visibilmente emozionati, hanno seguito con attenzione ogni parola di Saviano che ha saputo rendere il momento unico, coinvolgendo il pubblico con le storie e i temi trattati nei suoi podcast Audible Original che ti consigliamo di ascoltare subito (se non l'hai già fatto).
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Intervista a Roberto Saviano al Salone del Libro di Torino 2025

Buongiorno a Roberto Saviano, grazie per il tuo tempo dedicato ai lettori del Blog di Audible. Abbiamo preparato alcune domande sui tuoi podcast Audible Original. Cominciamo con 650 al minuto e la storia del Kalashnikov, partendo da un fatto di cronaca recente. Il 14 maggio 2025, una influencer messicana è stata tragicamente uccisa in diretta su TikTok durante una trasmissione in cui stava interagendo con i suoi follower. L'omicidio, avvenuto a Zapopan, ha scosso il paese, alimentando il dibattito sulla violenza crescente e sul ruolo dei social media nella sua diffusione. La domanda che ti poniamo è questa: di fronte alla crescente banalizzazione della violenza che irrompe nelle nostre vite in modo così virale, e di fronte all'indifferenza che troppo spesso la accompagna, come possiamo riscoprire una nuova umanità?
Forse quello che conta più di ogni altra cosa, è non considerare queste storie ordinarie o lontane. La parte maggiore del mondo vive in queste situazioni. Sono solo pochissime le nazioni dove si vive diversamente e in queste nazioni, penso all'Europa occidentale e al Nord America, comunque nelle periferie, questa è la regola: violenza, potere, controllo del territorio. Il mio consiglio è sempre quello di andare oltre la notizia di cronaca e approfondire, conoscere. E in questo lo strumento del podcast è fondamentale, laddove il podcast riesce a portare l'ascoltatore verso un tempo di approfondimento che altrove non troverebbe.
Parlando sempre di podcast, durante il tuo evento per Audible al Salone del Libro di Torino, un incontro che hai chiamato Leggere il presente, hai affrontato anche il concetto di omertà. Ci ha colpito molto quando, raccontando fatti di cronaca e criminalità organizzata, hai parlato di alcune madri che, di fronte agli assassini dei loro figli, rispondevano: 'No, mio figlio non è morto, non è mai morto.' Questo rifiuto della realtà, quasi come un atto di omertà, sembra essere una reazione protettiva, una negazione del dolore che deriverebbe dall'affrontare la verità. Secondo te, oggi esiste una sorta di omertà anche da parte del nostro governo, nel senso che si tende a minimizzare ciò che sta realmente accadendo, soprattutto riguardo alla criminalità organizzata in Italia?
La nuova omertà spesso si veste in una sorta di attacco costante al racconto e alla rappresentazione di queste realtà, cioè se racconti il crimine, stai diffondendo il crimine, stai ispirando i giovani alla violenza. L'altra omertà è quella che che relega queste storie alla cronaca nera, alla cronaca giudiziaria e non diventano dibattito politico. Quindi sento di dire sì che c'è un allarme omertà, cioè questi argomenti o servono solo lontanamente per intrattenere o sono relegati al margine della cronaca nazionale, salvo quando non ci sono grandi stragi, cioè devono, come è successo in Italia con Monreale (ndr: Nella notte tra sabato 26 e domenica 27 aprile, a Monreale, vicino Palermo, è avvenuta una sparatoria durante la quale hanno perso la vita tre ragazzi), cioè devono ammazzare tre persone, e allora a quel punto iniziano, seppur per pochissimo tempo, a interrogarsi sulla diffusione delle armi tra i ragazzi.
Oltre a Christian Poveda, di cui hai parlato durante l'evento per Audible al Salone del Libro e la cui storia è narrata, tra le altre, nel tuo podcast Le mani sul mondo, ci sono altri scrittori o giornalisti che si occupano di criminalità organizzata che puoi raccomandare di seguire. Poveda, lo ricordiamo per i nostri lettori, è stato un giornalista e documentarista francese, noto per il suo lavoro sulla violenza delle bande in El Salvador, tragicamente ucciso nel 2009. Altri oltre a Poveda? Ma sai, Lydia Cacho, una reporter meravigliosa, messicana. Poi c'è un libro che si intitola Narcotopia di Patrick Winn che mi piace molto, su questi temi sempre. E poi gli scritti di Daphne Caruana Galizia, giornalista uccisa a Malta, sono fiero di averli curati io questi questi scritti usciti in Italia.
La lettura più del vedere video, l'ascolto di queste storie può aiutare le persone a comprendere queste dinamiche perché, per comprenderle non serve solo avere l'informazione, ma trasformare la propria capacità logica, conoscere i simboli, le dinamiche, i riferimenti. E quindi noi quello dobbiamo fare: provare a conoscere sempre di più queste storie, perché se è vero che tutto quello che si affronta non viene risolto, è anche vero che quello che risolviamo l'abbiamo affrontato.
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Grazie a Roberto Saviano che non smette di sorprenderci e informarci sulle tante derive della criminalità organizzata e le sue infiltrazioni nella nostra quotidianità.
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