• Wish You Were Here e Animals: Aubrey Powell racconta l’immaginario dei Pink Floyd [INTERVISTA]
    Feb 16 2026

    Due uomini in abito elegante si stringono la mano. Uno dei due è in fiamme. Bastano queste poche parole per evocare, inevitabilmente, l'immagine di copertina di Wish You Were Here.

    Ed è possibile perché, prima che le copertine diventassero miniature su uno schermo, erano mappe.

    Indizi. Porte d’accesso. Oggetti da decifrare prima ancora di ascoltare una singola nota. Opere d’arte.

    Negli anni in cui il rock cercava un linguaggio adulto, Aubrey “Po” Powell ha contribuito a inventarlo come autore visivo.

    Con Hipgnosis, fondato insieme a Storm Thorgerson, ha trasformato il formato dell’LP in un territorio narrativo, firmando alcune delle immagini più potenti della cultura popolare: l’uomo in fiamme di Wish You Were Here, certo, ma anche il prisma di Dark Side of the Moon, il maiale sopra Battersea sulla copertina di Animals.

    Immagini nate senza computer, senza rendering, senza scorciatoie.

    Costruite con luce reale, corpi reali, rischio reale.

    In questa conversazione, Aubrey Powell ripercorre l’avventura di Hipgnosis come si racconta una stagione irripetibile: tra amicizie, intuizioni, incidenti sfiorati e libertà creativa totale.


    E su ciò che, nella sua carriera, ha resistito davvero alla prova del tempo.

    Perché oggi, dopo aver raccontato l'America attraverso gli occhi di Bruce Springsteen, entriamo nell'immaginario dei Pink Floyd a cavallo tra i cinquant'anni di Wish You Were Here (1975) e quelli di Animals (1977).

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    16 min
  • Springsteen's Highway - L'America vista con gli occhi del Boss
    Feb 2 2026

    Ogni volta che si parla di America, prima o poi, finiamo per parlare di Bruce Springsteen.
    Non perché sia stato il più grande. O meglio, non solo.
    Ma perché è stato quello che ha saputo guardare più a lungo.

    Springsteen non ha scritto solo canzoni.
    Ha tracciato percorsi.
    Mappe emotive e sociali per orientarsi dentro un Paese che cambia pelle, che si spezza, che promette e tradisce, che cade e poi, ostinatamente, prova a rialzarsi.


    Oggi affrontiamo un itinerario che attraversa Factory e Racing in the street (1978), My Hometown e Born in the U.S.A (1984), The River (1980), Youngstown (1995), The Ghost of Tom Joad (1995), Jungleland e Born to Run (1975), Land of Hope and Dreams (1999), The Rising (2002), Wrecking Ball (2012), American Skin (41 Shots) (2000), Chasin’ Wild Horses (2019, da Western Stars), Repo Man (2025), la cover di Chimes of Freedom (1988).


    Bruce Springsteen ha raccontato l’America come si racconta una persona amata e difficile. Senza sconti. Senza menzogne.


    Ogni sua canzone è un capitolo di un romanzo infinito. Un rifugio. E una promessa.


    L’America brucia. Ma, finché qualcuno la canta così,

    continua a sognare.

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  • Rock or Dust - Se qualcosa resta, non è polvere
    Feb 1 2026

    Non parliamo di musica per ricordare il passato.
    Parliamo di musica per capire chi siamo adesso.


    Ogni volta che si parla di rock oggi, la tentazione è sempre la stessa: decretarne la fine o celebrarne la sopravvivenza.
    Due riflessi ugualmente sterili.

    Il punto non è chiedersi se il rock sia vivo, ma come parla, a chi, e con quali posture.


    Rock or Dust racconta storie di dischi, artisti e canzoni per leggere il presente attraverso la musica.
    Perché certi dischi continuano a parlarci.
    E certi altri iniziano a farlo solo adesso.

    Rock or Dust.
    Se qualcosa resta, non è polvere.

    Un podcast di MentiSommerse.it


    🎤 Corrado Parlati

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    1 min