Wish You Were Here e Animals: Aubrey Powell racconta l’immaginario dei Pink Floyd [INTERVISTA] copertina

Wish You Were Here e Animals: Aubrey Powell racconta l’immaginario dei Pink Floyd [INTERVISTA]

Wish You Were Here e Animals: Aubrey Powell racconta l’immaginario dei Pink Floyd [INTERVISTA]

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Due uomini in abito elegante si stringono la mano. Uno dei due è in fiamme. Bastano queste poche parole per evocare, inevitabilmente, l'immagine di copertina di Wish You Were Here.

Ed è possibile perché, prima che le copertine diventassero miniature su uno schermo, erano mappe.

Indizi. Porte d’accesso. Oggetti da decifrare prima ancora di ascoltare una singola nota. Opere d’arte.

Negli anni in cui il rock cercava un linguaggio adulto, Aubrey “Po” Powell ha contribuito a inventarlo come autore visivo.

Con Hipgnosis, fondato insieme a Storm Thorgerson, ha trasformato il formato dell’LP in un territorio narrativo, firmando alcune delle immagini più potenti della cultura popolare: l’uomo in fiamme di Wish You Were Here, certo, ma anche il prisma di Dark Side of the Moon, il maiale sopra Battersea sulla copertina di Animals.

Immagini nate senza computer, senza rendering, senza scorciatoie.

Costruite con luce reale, corpi reali, rischio reale.

In questa conversazione, Aubrey Powell ripercorre l’avventura di Hipgnosis come si racconta una stagione irripetibile: tra amicizie, intuizioni, incidenti sfiorati e libertà creativa totale.


E su ciò che, nella sua carriera, ha resistito davvero alla prova del tempo.

Perché oggi, dopo aver raccontato l'America attraverso gli occhi di Bruce Springsteen, entriamo nell'immaginario dei Pink Floyd a cavallo tra i cinquant'anni di Wish You Were Here (1975) e quelli di Animals (1977).

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