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Di: LA BUSSOLA
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News LaBussola è la rassegna di alcuni articoli e interviste per professionisti e imprenditori che vogliono condividere saperi, notizie utili e far nascere nuovi spunti per i temi più attuali.Copyright LA BUSSOLA Politica e governo
  • #23-Metelli Donatella-L'onboarding che fa la differenza quando l'accoglienza diventa strategia di retention
    Jan 8 2026
    Costruire un percorso di inserimento efficace per trattenerei talenti e accelerare la produttività
    C’è un paradosso che caratterizza il mercato dellavoro italiano di questi anni: mentre le aziendelamentano una crescente difficoltà nel trovarepersonale qualificato — il 78% secondo l’ultimorapporto Talent Shortage di ManpowerGroup — spessosottovalutano cosa accade dopo l’assunzione.
    Investiamo tempo, energie e risorse nella ricerca delcandidato ideale, per poi lasciare che il primo pe-riodo in azienda scorra quasi per inerzia, come seil contratto firmato fosse già garanzia di successo.
    La realtà ci racconta una storia diversa.
    Il valore del primo incontroIl momento dell’ingresso in un’organizzazione rappresenta una fase critica, un crocevia dove si decidono destini professionali.
    I dati parlano chiaro:l’86% dei nuovi assunti decide quanto a lungoresterà in azienda già nei primi sei mesi di lavoro. Non è un’impressione passeggera, ma una valutazione profonda che si costruisce giorno dopo giorno,colloquio dopo colloquio, esperienza dopo esperienza.
    Il fenomeno del “talent shortage” che tanto preoccupa HR manager e imprenditori italiani — con un incremento del 120% negli ultimi dieci anni — non si combatte solo intensificando la ricerca di candidati.
    Si affronta anche, e forse soprattutto, curando chiè già entrato dalla porta dell’azienda.
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    11 min
  • #22-Metelli Donatella-Quiet-quitting-quiet-hiring il paradosso silenzioso che sta cambiando il lavoro in Italia
    Oct 14 2025
    Quando dipendenti e aziende disimpegnano contemporaneamente.
    Dati, cause e responsabilità per leader che vogliono invertire la rotta.
    C’è qualcosa di profondamente paradossale nelmondo del lavoro italiano di oggi.
    Da una parte, i dipendenti stanno “mollando in si-lenzio”, facendo solo il minimo indispensabile.
    Dall’altra, le aziende chiedono sempre di più allestesse persone, senza assumere nuove risorse.
    Due tendenze apparentemente opposte, eppureinterconnesse, che stanno ridefinendo il rapportotra persone e organizzazioni.
    Quiet Quitting e Quiet Hiring sono segnali di unatrasformazione strutturale: l’Italia si posiziona tra ipaesi peggiori d’Europa per engagement dei lavoratori, con conseguenze economiche e sociali chenon possiamo più ignorare.
    Questo articolo si rivolge a chi ha la responsabilitàdi prendere decisioni che impattano la vita lavora-tiva di altre persone, offrendo strumenti concretiper comprendere e agire.
    Perché quando il silenzio diventa la norma, qualcuno deve avere il coraggio di ascoltare.Il Quiet Quitting in Italia: dati allarmantiSecondo l’Osservatorio HR Innovation Practicedel Politecnico di Milano, il 14% della forza lavoroitaliana è composto da “quiet quitter”, ovvero unlavoratore su sette.
    Il report “State of the GlobalWorkplace 2024” di Gallup rivela che il 25% deilavoratori italiani è attivamente disimpegnato,contro una media europea del 16%. Solo l’8% sidichiara attivamente impegnato, facendo megliosolamente della Francia (7%).
    Le conseguenze sono tangibili: il 41% cerca atti-vamente un nuovo impiego, solo il 41% affermadi “stare bene” (vs 47% europeo), il 46% si sentestressato (vs 37% europeo) e il 25% si definisce“triste” sul lavoro.
    Secondo Gallup, il basso impegno dei dipendenti costa all’economia globale 8,9trilioni di dollari, pari al 9% del PIL mondiale.La ricerca del Politecnico di Milano evidenzia cheanche nel 2024 il 12% dei lavoratori si identificacome quiet quitter, dimostrando che non siamo difronte a un trend passeggero ma a una realtà consolidata che attraversa trasversalmente il mercatodel lavoro italiano.
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    14 min
  • #21-Metelli Donatella-Comunicazione Efficace e Value Proposition Interna: Guida Strategica per Manager e HR 2025
    Jul 2 2025
    Iniziamo dalle basi: perché oggi parlare di Employee Value Propositionnon è più un “nice to have” ma una necessità assoluta.
    Partiamo dall’inizio: cos’è davvero una Employee Value Proposition?
    Se lavori nelle risorse umane o nel management,avrai sicuramente sentito parlare di EmployeeValue Proposition (EVP) - in italiano, Proposta diValore per i Dipendenti.
    Ma facciamo chiarezza:non stiamo parlando del solito elenco di benefitaziendali che leggiamo sui siti web delle aziende.
    L’EVP è qualcosa di molto più profondo e strategico.
    È l’ecosistema completo di valore che la tuaorganizzazione offre in cambio del talento, dellecompetenze e dell’impegno delle persone.
    È la risposta alla domanda che ogni potenziale dipendente si fa: “Perché dovrei scegliere proprioquesta azienda?”
    L’Employer Branding nel 2025: non è più solomarketing delle HR
    Ricordi quando l’Employer Branding era considerato solo un “fronzolo” del marketing HR?
    Bene,quei tempi sono decisamente finiti.
    Dal 1996,quando Ambler e Barrow hanno introdotto questo concetto, abbiamo assistito a una vera rivoluzione.
    Oggi l’Employer Branding è diventato unprocesso strategico che coinvolge tutta l’organizzazione.
    E i numeri parlano chiaro: l’84% delleaziende riconosce che un employer branding efficace attrae candidati di qualità, mentre l’88% deicandidati considera il brand del datore di lavoroquando deve decidere dove lavorare.
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    13 min
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