Episodi

  • AstraZeneca scommette sulla ricerca clinica made in Italy: 66,2 milioni nei prossimi tre anni
    Sep 29 2026

    AstraZeneca, multinazionale biofarmaceutica anglo-svedese, ha annunciato un piano di investimenti da oltre 66 milioni di euro in Italia nei prossimi tre anni per la ricerca clinica e l'innovazione, nel corso di una conferenza stampa alla presenza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) alla presenza del ministro Adolfo Urso. ll programma, che vede un cofinanziamento di 20 milioni del Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico del Mimit, spazia dalla ricerca clinica alla digital health e coinvolgerà oltre 200 centri sul territorio nazionale. Ne parliamo con Claudio Longo, Country President di Astrazeneca.

    Shein crolla dell'11,7% a Hong Kong dopo il calo degli utili

    Le azioni di Shein sono crollate dell'11,7% alla Borsa di Hong Kong dopo che il gruppo cinese della moda online ha comunicato un forte calo degli utili trimestrali, NEI SUOI PRIMI RISULTATI FINANZIARI SUCCESSIVI ALLA QUOTAZIONE (avvenuta il 1 settembre), alimentando le preoccupazioni degli investitori per la pressione sui margini e il rallentamento della crescita. Interviene Giulia Crivelli, Il Sole 24 Ore.

    Price cap carburanti. Chi è tagliato fuori

    Autotrasporto, industria, agricoltura, pesca, cantieri e gli altri utilizzatori che acquistano carburante attraverso il canale all’ingrosso continuano oggi a pagarlo alle normali condizioni di mercato e non beneficiano della calmierazione. Ne parliamo con Cristian Maretti, Presidente Legacoop Agroitticoalimentare.

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  • Intervista al Presidente di Confindustria Emanuele Orsini
    Oct 1 2026

    La nautica cresce con i superyacht, il fatturato sale a 8,7 miliardi

    Taglio del nastro, alzabandiera e il saluto “alla voce” delle navi in rada: si è aperta così, questa mattina, la 66esima edizione del Salone Nautico Internazionale di Genova, in programma fino al 6 ottobre, dove FOCUS ECONOMIA è IN DIRETTA allo stand SR17 vicino al Teatro del Mare. Oltre 1.000 imbarcazioni, 215 novità, 45 Paesi rappresentati nei cinque continenti e un layout in acqua in crescita del 4% sono i numeri della manifestazione, organizzata da Confindustria Nautica a Genova dall’1 al 6 ottobre, che riunisce l’intera filiera dell’industria nautica da diporto italiana e internazionale. Presenti, alla cerimonia inaugurale, la premier Giorgia Meloni, accolta sulla Terrazza Blu dal governatore della Liguria Marco Bucci, con il quale ha avuto un breve colloquio, e la sindaca di Genova Silvia Salis (Ma al taglio del nastro solo Meloni, Bucci e Formenti). Presenti anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il viceministro Edoardo Rixi, il presidente nazionale di Confindustria Emanuele Orsini e il presidente di Confindustria Nautica Pietro Formenti. Per un’industria fortemente orientata all’export, la dimensione internazionale resta una funzione centrale del Salone. Nel 2026 ICE Agenzia raddoppia il proprio impegno nel programma di incoming, portando da 70 a 180 i buyer esteri, tra acquirenti, importatori, distributori e concessionari. Complessivamente, operatori e media internazionali arriveranno da 35 Paesi. Il commento è di Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica.

    I costruttori: «saldare i ristori alle imprese bandi crollati, i cantieri rischiano lo stop»

    Dal 30 settembre al 2 ottobre 2026, Roma ospiterà la Conferenza “Città nel futuro 2030-2050”, promossa da Ance, con la direzione di Francesco Rutelli e realizzata in collaborazione con importanti partner. E PROPRIO DA QUI ARRIVA UN ALLARME: Due miliardi di ristori per il caro materiali ancora da incassare e bandi di gara in caduta libera che mettono in allarme le imprese di costruzione: per il 2025 l’Ance, l’associazione guidata da Antonio Ciucci, indica una «pericolosa contrazione» quantificata in -90% per Rfi e -30% per Anas in termini di valore (non in quantità). E alla vigilia della legge di bilancio, quando i motori iniziano a scaldarsi, i costruttori chiedono di saldare gli arretrati del caro materiali e di assicurare continuità agli investimenti dopo la fine del Pnrr. Il rischio, avverte l’associazione, è lo stop dei cantieri.
    «Città nel futuro 2030-2050», è l'occasione di confrontarsi con governo, Parlamento e istituzioni che parte dalle due grandi emergenze delle costruzioni - quella abitativa e quella climatica - per affrontare il fabbisogno immobiliare, i consumi energetici e l’adattamento delle città ai cambiamenti climatici. Di questo parliamo con Antonio Ciucci, Presidente dell’Ance in diretta da MAXXI di Roma.

    Istat, tasso di inattività agosto scende al 32,7%, minimo storico dal 2004

    Ad agosto il tasso di inattività tra i 15 e i 64 anni scende al 32,7%, al minimo dall'inizio delle serie storiche (2004). Lo rileva l'Istat segnalando che in questa fascia di età sono inattive 12 milioni 124mila persone con un calo di 21mila unità su luglio e 381mila su agosto 2025. Il tasso di inattività diminuisce di 0,1 punti su luglio e di 0,9 punti su agosto 2025. In generale dai dati Istat emerge che ad agosto il numero di occupati, pari a 24,352 milioni, è stabile rispetto al mese precedente. La crescita dei dipendenti permanenti (16,669 milioni) è compensata dal calo dei dipendenti a termine (2,391 milioni) e degli autonomi (5,292 milioni). Secondo Istat la crescita dell’occupazione rispetto ad agosto 2025 (+291 mila occupati in un anno) è sintesi dell’aumento dei dipendenti permanenti (+370 mila) e degli autonomi (+78 mila), e della diminuzione dei dipendenti a termine (-157 mila). Su base mensile il tasso di occupazione e quello di inattività sono in calo al 63% e al 32,7%, rispettivamente; il tasso di disoccupazione sale al 6,2%. Su base annua il tasso di occupazione aumenta di 0,6 punti, quello di disoccupazione di 0,4; quello relativo all’inattività si riduce di 0,9 punti. Francesco Seghezzi, presidente fondazione ADAPT.

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  • Puntata del 02/10/2026
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  • Crisi industriali al bivio: Electrolux ritira i licenziamenti mentre per l'Ex Ilva la Corte d'appello di Milano conferma lo stop agli altiforni
    Oct 5 2026

    Oggi è una giornata decisiva per il futuro della manifattura italiana, segnata da sviluppi cruciali su due dei dossier industriali più caldi del Paese Electrolux: Svolta al Mimit, ritirati i licenziamenti unilaterali Ex Ilva: La Corte di Milano conferma lo stop agli altiforni.
    Facciamo il punto con Paolo Bricco, Il Sole 24 Ore.

    Delfin appoggia Intesa i soci della holding trovano l’accordo su Mps

    Luigi Lovaglio è messo nell'angolo. Ha schivato in questi mesi i colpi di Carlo Messina come un pugile d'esperienza, ma l'attacco sferrato sabato da Ca' de Sass limita all'improvviso il suo raggio d'azione. Il primo effetto del rilancio di Intesa Sanpaolo, vincolato alla bocciatura della doppia Ops del Monte, può già essere determinante: il Cda di Delfin domenica pomeriggio ha deciso che seguirà il progetto di Carlo Messina. L'adesione all'Opas di Delfin è confermata da una nota al mercato di Intesa Sanpaolo. La holding degli eredi Del Vecchio il 29 ottobre voterà contro il piano di Lovaglio, per poi accettare l'Opas di Ca' de Sass che offre 1,6 azioni e 1,25 euro per ogni adesione. Per Delfin significa ottenere quasi il 4% di Intesa Sanpaolo e 665 milioni in contanti. Ci racconta gli sviluppi del caso: Luca Davi, Il Sole 24 Ore.

    Istat, nel secondo trimestre cala potere d'acquisto delle famiglie

    Nel secondo trimestre 2026, a fronte di un incremento dell'1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. Lo rende noto l'Istat diffondendo le stime sul Conto trimestrale delle AP, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società. Ne parliamo con Stefano Manzocchi, Prorettore alla ricerca Università Luiss e Ordinario di Economia internazionale.

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  • Il governo spiazzato dagli aumenti del gasolio, il taglio delle accise torna sul tavolo
    Oct 6 2026

    La Repubblica scrive che dopo la mancata proroga alla scadenza di mezzanotte, ora l’esecutivo pensa ad allungare gli sconti sui carburanti. L’adeguamento al rialzo dei prezzi da parte di Eni manda il governo in fibrillazione. Avviene tutto nel giro di poche ore. Prima la decisione, ieri sera. Poi il ripensamento, al mattino. Prima lo stop al taglio delle accise sul diesel da 6,1 centesimi al litro, scaduto quindi a mezzanotte. Poi la scelta di valutarne un nuovo allungamento. Dietro il pasticcio del governo c’è una clausola che Eni aveva reso noto il 25 settembre, quando aveva annunciato l’introduzione di un tetto ai prezzi (1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il diesel) a partire dal 28 e per un mese. Questa clausola lega il tetto del diesel a 2,19 euro al taglio delle accise. Stamattina, in assenza della proroga, la compagnia petrolifera ha alzato il price cap a 2,25 euro. ’automatismo ha creato scompiglio a palazzo Chigi, al punto che ora l’esecutivo sta valutando una retromarcia. Sul tavolo, quindi, ritorna proprio la riduzione delle accise. A confermare i lavori in corso è il viceministro dell’Economia Maurizio Leo: sull’attivazione del meccanismo delle accise mobili, che allungherebbe lo sconto sul diesel, “ci stiamo ragionando, non c’è una decisione presa, ci stiamo lavorando”. Facciamo il punto con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore.

    Trump lancia la Task Force sulla "Super Intelligence" mentre cresce l'allarme sulla sicurezza dei sistemi AI

    Donald Trump, dopo aver inaugurato, la scorsa settimana l'era della "Super Intelligenza", ha annunciato nel weekend l’istituzione di una “Forza per la Super Intelligence” (SIF), una task force incaricata di esaminare rischi e opportunità legati all’intelligenza artificiale e di formulare raccomandazioni sul ruolo che il governo federale dovrebbe svolgere nella supervisione della tecnologia. La nuova struttura lavorerà insieme alle aziende del settore per individuare i principali rischi, dalle minacce informatiche al possibile utilizzo dell’AI per scopi militari o biologici, e valuterà l’attuale quadro legislativo e le eventuali misure che il Congresso potrebbe adottare, cercando allo stesso tempo di evitare una regolamentazione che possa frenare innovazione e concorrenza. La SIF dovrà presentare un rapporto entro 120 giorni e avrà l’obiettivo, nelle parole di Trump, di garantire che gli Stati Uniti mantengano la propria leadership mondiale nella Super Intelligence. Il commento di Alessandro Plateroti, Direttore editoriale Ucapital.com

    Emergenza abitativa: dalla Spagna all'Italia

    L’emergenza abitativa riguarda tutta l’Europa e colpisce soprattutto le grandi città. Il 7,7% della popolazione europea vive in condizioni di stress abitativo, mentre in Italia sono circa 3 milioni di persone, pari al 5%, che spendono più del 40% del reddito disponibile per l’affitto o il mutuo. Dal 2013 i prezzi delle case in Europa sono aumentati in media del 60%, mentre meno del 7% delle abitazioni è destinato all’edilizia pubblica. Inoltre, tra il 2018 e il 2024 gli Airbnb sono raddoppiati e circa il 20% delle case europee risulta vuoto. Dal 2013 i prezzi medi al metro quadro in Europa sono saliti del 60%, e molto più nelle aree urbane. Meno del 7% dello stock abitativo europeo è edilizia pubblica e tra il 2018 e il 2024 gli Airbnb sono raddoppiati. Nel frattempo il 20% delle case è vuoto, perché in aree interne dove nessuno vuole vivere o perché di proprietà di chi non ha bisogno di affittarle. In Italia oltre il 70% delle famiglie vive nella propria abitazione. Cresce però la pressione sul mercato dell’affitto, dove l’offerta è scarsissima e i prezzi in costante rialzo. «Questo sta rendendo alcuni territori e aree metropolitane inavvicinabili per un crescente numero di persone», scrive Nomisma nel suo Osservatorio. Ne parliamo con Massimo Bricocoli, professore di Urbanistica al Politecnico di Milano.

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  • Allarme Gimbe: 18,8 miliardi di tagli invisibili alla sanità tra 2023 e 2026
    Oct 7 2026
    Anche se nominalmente è cresciuto, dal 2023 al 2026 il Fondo sanitario ha perso quasi 19 miliardi di euro per effetto della contrazione della quota di finanziamento in rapporto al Pil. Per il futuro le cose non sembrano cambiare e si prevede che per il prossimo triennio saranno necessari 32 miliardi aggiuntivi per finanziare la sanità senza gravare sui cittadini. Sono alcuni dei dati salienti del Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato questa mattina presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati. Nel periodo 2023-2026, illustra il rapporto, il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil; negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l'eccezione del 6,14% del 2026. Questo calo ha prodotto una perdita 'virtuale' per la sanità di 18,8 miliardi. "Il finanziamento nominale è certamente aumentato ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn", dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. "È il fenomeno dei 'tagli invisibili': non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022". A rosicchiare ulteriormente le risorse per la sanità, inoltre, è intervenuta l'inflazione, che ha praticamente annullato la crescita nominale di 37,5 miliardi del Fondo sanitario tra il 2010 e il 2026. Per il futuro, secondo Gimbe, le cose non sembrano cambiare. Facciamo il punto con Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE.Energia, allarme inverno della Ue: flessibilità sul tavolo dell’EcofinLa decisione di interrompere la lunga catena delle proroghe al taglio delle accise sui carburanti ha retto meno di 24 ore. Il ripensamento è maturato fin dalle prime ore del pomeriggio di ieri. E salvo sorprese sarà tradotto a breve nella pubblicazione di un nuovo decreto interministeriale per riattivare le «accise mobili». Che possono contare su una dote un po’ più consistente rispetto alle ultime volte, perché più alti sono stati i prezzi sostenuti dagli automobilisti a settembre. Sul piano economico, la variazione non è enorme. Ma sul terreno politico è sufficiente a scatenare la polemica intorno a un price cap su cui il Governo ha puntato molto proprio per alleggerire il carico degli interventi sul bilancio pubblico. La vera partita italiana però è europea in vista dell’Eurogruppo di domani e dell’Ecofin di venerdì in Lussemburgo. I due temi più rilevanti sul tavolo sono: una tassazione comunitaria sugli extraprofitti, chiesta dall’Italia insieme a Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia, e una “flessibilità” sulle valutazioni relative al rispetto dei tetti di spesa imposti dal nuovo Patto di stabilità, chiesta da Roma insieme alla Grecia ma discussa in questi giorni anche con altri Paesi. Per quanto riguarda la flessibilità la partita è aperta. Ed è cruciale anche in vista di una legge di bilancio che, tabelle del Documento programmatico di finanza pubblica alla mano, oggi non prevede margini di bilancio dal deficit per le misure centrali nell’agenda del Governo per l’ultima legge di bilancio prima del voto, dal taglio Irpef alla proroga delle tassazioni agevolate. Sulla regola della spesa, la richiesta italiana non attiva “extradeficit” come accade con la clausola di salvaguardia per energia e difesa. Ma proponendo una valutazione flessibile sulla regola della spesa può aiutare ad aprire qualche spazio per gli interventi: non amplissimo, perché con un deficit tendenziale al 2,8% (al netto della clausola) il crinale per evitare rischi ulteriori sulla procedura per disavanzi eccessivi resta minimo. Ma in tempi difficili tutto aiuta. Il commento di Adriana Cerretelli, editorialista de Il Sole 24 Ore Bruxelles. Borse in rosso, nuova tempesta sui bond. Milano torna sotto 50mila puntiSegno meno per le Borse europee, colpite su più fronti dal petrolio in salita all'euro in calo sui minimi da maggio 2025 sul dollaro e soprattutto dai rendimenti obbligazionari in rialzo. Il greggio ha ripreso a salire anche a causa delle tensioni in Medio Oriente, con i nuovi attacchi alle infrastrutture saudite da parte dei ribelli yemeniti Houthi, e le offensive contro le navi nello Stretto di Hormuz. Una tensione che si riflette sull'obbligazionario, dove i rendimenti sono ancora in rialzo: il BTp italiano al 4,66% (spread a circa 116 punti base); l'Oat francese al 4,9% (in questo caso lo spread col Bund è di circa 139 punti, viste le preoccupazioni per i conti pubblici e le elezioni in vista). Sui titoli di Stato europei incidono pesantemente le crisi politiche: i dubbi sul piano francese per il deficit e le elezioni anticipate in Spagna allargano gli spread e spingono l...
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  • Raffinerie, oggi vertice al Mimit: operatori pronti all’aumento ma serve piano strategico
    Oct 8 2026
    Mentre le polemiche sulla rimozione del taglio delle accise vanno avanti accompagnate dagli allarmi lanciati da diverse categorie (agricoltori e autotrasporto in fondo al blocco). In queste ore il governo incontra le aziende della raffinazione. Aziende che si dicono pronte ad aumentare la produzione di gasolio sulla scia della lettera inviata, nei giorni scorsi, dal presidente francese Emmanuel Macron alla Commissione Europea con cui l’inquilino dell’Eliseo sollecita risposte urgenti, chiedendo di intervenire, dove possibile, sulle specifiche tecniche dei carburanti per permettere alle raffinerie europee di alzare l’asticella. Ma l’impegno che le aziende porranno oggi sul tavolo del vertice - convocato, nel pomeriggio, dai ministri Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Sicurezza Energetica) e Adolfo Urso (Imprese e Made In Italy) per valutare le possibili misure da adottare in modo da mitigare gli effetti dell’attuale scenario internazionale -, sarà accompagnato dalla richiesta di un piano di lungo termine che, è il messaggio forte con cui gli operatori si presenteranno alla riunione, deve essere considerato strategico in primis dall’Europa. Quest’ultima, invece, ha ridotto in modo poco lungimirante la sua capacità di raffinazione (si veda anche Il Sole 24 Ore del 29 agosto), chiudendo 40 impianti dal 2009 (il 20% in meno), soprattutto tra la Francia - la cui coperta, particolarmente corta, ha spinto il presidente Macron lanciare l’alert a Bruxelles - e la Germania. Ne parliamo con Celestina Dominelli, Il Sole 24 Ore.Mps, da Crédit Agricole no all’offerta su Banco Bpm: tramonta il contro-piano di Siena. Via libera a Intesa anche da Caltagirone e BenettonL'amministratore delegato di Crédit Agricole, Olivier Gavalda, respinge l'offerta di Monte dei Paschi di Siena su Banco Bpm. «Abbiamo deciso» di non conferire le azioni nell'ambito dell'offerta, ha affermato Gavalda, secondo quanto riporta Bloomberg, in una conferenza stampa a Francoforte. La Banque Verte ha poco meno del 30% di Piazza Meda. La mossa dei transalpini complica le prospettive dell’ad di Siena, Luigi Lovaglio, di bloccare la proposta di acquisizione avanzata da Intesa Sanpaolo modificando il perimetro di Mps. In Borsa il titolo di Montepaschi ha subito reagito alla notizia con una flessione del 2,5%. Il gruppo Caltagirone, che detiene circa il 13% di Mps, intanto ha ufficializzato il voto contrario nell'assemblea straordinaria di Mps in calendario IL 29 OTTOBRE che dovrebbe varare, tra l'altro, le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali e l'operazione di riduzione del capitale finalizzata al pagamento del dividendo straordinario in parte con azioni Generali. IERI anche Edizione, holding della famiglia Benetton, aveva annunciato l’intenzione di aderire all’offerta, conferendo l’1,45% di Mps. Al termine dell’operazione, tale quota dovrebbe trasformarsi in circa lo 0,7% di Intesa, di cui Edizione diventerebbe azionista stabile. Delfin, già azionista di Mps con il 17,6%, aveva precedentemente espresso il proprio sostegno all’operazione di Intesa. Anche Praude Asset Management, azionista di Mps con circa lo 0,72%, ha annunciato che voterà contro i punti relativi al piano difensivo di Lovaglio e aderirà all’Opas di Intesa Sanpaolo. Il fronte degli azionisti di Mps favorevoli all’Opas di Intesa supera quindi il 32%. Il commento di Martina Soligo, Radiocor.Ue, via libera alla clausola su difesa e energia. All’Eurogruppo la richiesta di extra flessibilitàVia libera di Bruxelles all’attivazione della clausola di salvaguardia su difesa e energia da parte dell’Italia. Una procedura che vale circa 28 miliardi in due anni e che consentirà già nel 2027 di spendere per l’energia circa 8 miliardi. Ovviamente per interventi strutturali e non per le bollette o il caro-benzina. “Abbiamo ricevuto una richiesta di attivazione dall'Italia l'11 settembre e la nostra valutazione – ha spiegato un portavoce della Commissione europea - ha concluso che, nel caso dell'Italia, l'attivazione della clausola non mette effettivamente a rischio la sostenibilità fiscale nel medio termine. La nostra valutazione è positiva”. Per il disco verde definitivo bisogna aspettare il voto del Consiglio e già domani all’Ecofin potrebbe essere questo passaggio formale. Questa clausola permette di deviare temporaneamente dal percorso di controllo del deficit con uno scostamento di bilancio. "L'Europa – ha detto il ministro per le politiche Ue, Tommaso Foti - riconosce le ragioni dell'Italia, dando l'ok alla clausola di flessibilità su energia e difesa fortemente voluta da Giorgia Meloni. E’ un passaggio politico cruciale e conferma come questo Governo abbia saputo portare a Bruxelles le priorità nazionali con chiarezza e autorevolezza". Oggi nella riunione dell’Eurogruppo(i ministri finanziari dei Paesi che hanno adottato l’euro) e domani in Ecofin (i 27 ministri) discuteranno anche della richiesta italiana e greca di ...
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  • La classifica degli sprechi
    Sep 25 2026

    Itinerari previdenziali: il 30% dei contribuenti paga quasi l’80% dell’Irpef

    È stato presentato ieri al Cnel, nel corso di un convegno promosso in collaborazione con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità, l’ultimo Osservatorio di Itinerari Previdenziali, che analizza i redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 e fotografa un’Italia caratterizzata da una forte “asimmetria” fiscale: il 30% dei contribuenti italiani, quelli che hanno redditi da 29mila euro a salire, si fa carico di quasi il 79% dell’Irpef, che vale complessivamente poco più di 216 miliardi considerando anche le addizionali. Il carico è concentrato soprattutto sugli 8 milioni di contribuenti che dichiarano nell'aliquota a partire da 35mila euro all’anno – più o meno 2mila euro netti al mese – e versano da soli il 65% di tutta l’imposta. Su 58,9 milioni di abitanti, nel 2024 hanno presentato la dichiarazione dei redditi 42,8 milioni di persone, ma solo 34,1 milioni hanno versato almeno un euro di Irpef. Circa 8,7 milioni, dunque, dichiarano ma non pagano l’imposta perché hanno redditi nulli o molto bassi, oppure perché deduzioni e detrazioni azzerano il conto. Rispetto ai 58,9 milioni di residenti, altri 16,1 milioni non presentano invece alcuna dichiarazione: dentro questa platea ci sono anche minori, familiari a carico e persone senza obbligo dichiarativo. Sommando i due gruppi si arriva ai 24,8 milioni di italiani che non versano Irpef. Gli italiani con redditi fino a 29mila euro rappresentano il 69,78% del totale dei contribuenti e pagano il 21,33% di tutta l’Irpef. Il rapporto evidenzia infine forti anomalie tra le categorie: un gioielliere dichiara meno di un insegnante, un ristoratore meno di uno sportellista delle poste e gestire un bar rende meno che guidare un autobus. Tra gli autonomi soggetti agli Isa, oltre la metà della platea ha un punteggio inferiore a 8, la soglia per accedere ai benefici fiscali e premiali dell’Agenzia delle Entrate. Questo non significa automaticamente essere evasori o sotto-dichiaranti, ma indica livelli di affidabilità fiscale inferiori a quelli ritenuti ottimali dall’amministrazione finanziaria. Interviene Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali.

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