Episodi

  • La filosofia oltre i confini culturali - Intervista a Alfredo Tomasetta
    Feb 9 2026

    In questo episodio di Filosofia Talk parliamo con Alfredo Tommasetta del suo libro Io e mondo nella filosofia indiana (Carocci 2025). Una chiacchierata sul superamento della distinzione tra Oriente e Occidente, sullo statuto filosofico del pensiero indiano e sul rigore teorico di scuole come l’Abhidharma e il Nyāya, per ripensare che cosa intendiamo davvero per filosofia.

    Alfredo Tomasetta è Professore Associato di Filosofia e Teoria dei Linguaggi presso la Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia. Ha studiato filosofia presso l’Università degli Studi di Milano, il King’s College London e l’Università Vita Salute San Raffaele dove ha conseguito il dottorato in Filosofia e Scienze Cognitive. E’ stato assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Bergamo, assegnista e ricercatore presso la Scuola Universitaria Superiore IUSS Pavia, e ha insegnato corsi di Semantica Formale, Filosofia della Mente e Filosofia della Scienza presso l’Università Vita-Salute San Raffaele. Specializzato in filosofia della mente, filosofia delle scienze cognitive e metafisica analitica, tra le sue aree di competenza ci sono la logica formale, la filosofia del linguaggio e la filosofia classica indiana. Oltre a vari articoli su riviste italiane e internazionali, ha pubblicato quattro libri: Esistenza necessaria e oggetti possibili (Cuem 2008), Coscienza e modalità (Aracne 2012), Persone umane (Carocci 2015) e, con Michele Di Francesco e Massimo Marraffa, Filosofia della mente (Carocci 2017).

    https://www.iusspavia.it/it/rubrica/alfredo-tomasetta

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    48 min
  • Il sacrificio vedico: origini di un mondo spezzato
    Jan 6 2026

    In questo episodio di FilosofIndia Pop entriamo nel cuore del mondo vedico per esplorare il significato profondo del sacrificio, pratica centrale dell’India antica e origine di molte riflessioni filosofiche successive. Dalle origini storiche dei Veda al mito del sacrificio primordiale del Puruṣa, il rito emerge come gesto cosmico capace di tenere insieme un mondo fragile e spezzato. Seguendo l’interpretazione di Jan C. Heesterman, analizziamo il sacrificio come atto di rottura e di riparazione, in cui violenza, linguaggio e simbolo si intrecciano. Il sacrificio non è solo offerta agli dèi, ma una macchina che produce ordine, tempo ed efficacia attraverso la ripetizione rituale. Da qui nascono temi cruciali della filosofia indiana: il rapporto tra azione e conoscenza, tra parola e realtà, fino alla crisi del rito e alla sua interiorizzazione nelle Upaniṣad. Un viaggio tra mito, rituale e pensiero, per capire perché il sacrificio vedico ci riguarda ancora oggi.

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    14 min
  • Atomi, immagini e unità: Śubhagupta contro i Vijñānavādin
    Dec 15 2025

    In questo episodio di FilosofIndia esploriamo il dibattito buddhista sulla percezione e sulla realtà degli oggetti, tra atomismo e idealismo. A partire dall’articolo di Margherita Serena Saccone, “Śubagupta on the Cognitive Process” (Journal of Indian Philosophy, 2014), ricostruiamo il confronto tra Śubhagupta e la tradizione vijñānavāda (Vasubandhu, Dignāga, Śāntarakṣita, Kamalaśīla) sul ruolo delle immagini mentali (ākāra) e sull’unità dell’esperienza percettiva.

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    18 min
  • Il campo di battaglia interiore: Arjuna e la scelta impossibile
    Dec 2 2025

    In questo episodio di FilosofIndia Pop ci affacciamo sul campo di battaglia Kurukṣetra, dove Arjuna, guerriero irreprensibile, cede alla crisi interiore e non riconosce più il proprio dharma (il proprio dovere di guerriero). Nel dialogo tra lui e il dio Kṛṣṇa, la Bhagavadgītā — uno dei testi spirituali più profondi dell’India — esplora paura, visione cosmica e Bhakti Yoga. Un viaggio nel cuore del conflitto interiore e nella possibilità di trasformarlo in consapevolezza.

    La Bhagavadgītā (II secolo a. C. - II secolo d. C.), "Il canto del Beato (Kṛṣṇa)", è un testo sacro dell’India, parte del poema epico Mahābhārata. Presenta il dialogo tra Arjuna e Kṛṣṇa, che offre insegnamenti su dharma, azione, conoscenza e devozione.

    La Bhagavadgītā ha avuto enorme fortuna in Occidente sin dal XIX secolo: tradotta e commentata da filosofi, filologi e mistici, ha influenzato pensatori come Schopenhauer, Emerson e Gandhi. Apprezzata per la sua profondità etica e spirituale, è diventata uno dei testi indiani più letti, ispirando movimenti culturali, studi accademici e percorsi di meditazione.

    Il Mahābhārata ("La grande [storia] dei Bhārata") non è nato in un solo momento, né da una sola mano. È un testo stratificato, cresciuto lentamente nel corso dei secoli. Gli studiosi oggi concordano che le sue radici affondano tra il IV e il II secolo a.C., quando le prime storie eroiche dei Kuru circolavano oralmente fra cantori e bardi. Era un nucleo ancora fluido, fatto di genealogie, duelli, racconti di re e guerrieri. Tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C., questo materiale si espande enormemente: vengono aggiunti episodi, dialoghi filosofici, miti, dottrine e sezioni rituali. È in questo periodo che si inserisce anche la Bhagavadgītā, come un insegnamento spirituale incastonato nel cuore del poema. Il Mahābhārata diventa così un’opera enciclopedica che riflette la complessità religiosa dell’India antica: il brahmanesimo, le correnti yogiche, il buddhismo e le tradizioni popolari.




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    9 min
  • Śunyatā, storia di un'idea. IV Candrakīrti non era un Prāsaṅgika (e forse i Prāsaṅgika non esistono)
    Nov 18 2025

    In questo episodio di Filosofindia affronteremo uno deitemi più enigmatici, e più fraintesi, dell’intera storia del Buddhismo filosofico: la distinzione tra Prāsaṅgika e Svātantrika. Una distinzione che tutti ripetono, che compare nei manuali e nei dibattiti, che sembra antichissima e profondissima… e che invece, come vedremo, è un’invenzione relativamente recente dei commentatori tibetani, proiettata a ritroso in un passato che non l’aveva mai concepita.Candrakīrti, maestro della scuola del vuoto vissuto nel VII secolo d. C.— considerato il campione dei Prāsaṅgika — non si vedeva come Prāsaṅgika. E ancor più radicalmente: né lui né nessun altro autore indiano riconosceva l’esistenza di due correnti distinte all'interno della scuolaMadhyamaka.

    Questo episodio è basato sul bel saggio: “Was Candrakîrti a Prāsangika?” (Wisdom Pub, Boston 2003) di C. W. Huntington Jr., grande studioso di buddhismo indiano e tibetano, scomparso nel 2020.

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    18 min
  • La danza dell’universo: il gioco divino tra Vedānta e Śivaismo
    Nov 10 2025

    In questo episodio di FilosofIndia Pop esploriamo l'idea che la creazione dell'universo sia un gioco: līlā, il 'gioco' divino. Sin dall'epoca vedica, infatti, il pensiero indiano ha sostenuto che dio crei l'universo senza un perché, per puro piacere. Più tardi, sia il Vedānta di Śaṅkara che lo Śivaismo del Kashmir, in linea con la tradizione vedica, sosterranno - pur con significative differenze - che la creazione è un atto spontaneo di autoespressione dell'Assoluto, che non necessita di una motivazione o di una giustificazione.

    FilosofIndia Pop è lo spin-off di FilosofIndia. E' uno spazio dove parliamo di filosofia indiana in maniera divulgativa, semplice e narrativa, riflettendo sulle tematiche più note del pensiero indiano antico.



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    8 min
  • Bhartṛhari e il mistero degli universali linguistici
    Oct 28 2025

    Ci sono domande che sembrano semplici finché non proviamo arispondere. Per esempio: perché possiamo dire che due cosediverse — due fiori, due persone, due suoni — condividono unastessa qualità? Che cosa vuol dire che due oggetti sono “rossi”?O che due parole sono “uguali”? Dietro questa domanda, apparentemente innocente, si nasconde uno dei grandi nodi della filosofia di ogni tempo: il problema degli universali.

    In questo episodio di FilosofIndia racconteremo come, tra il V e il VI secolo della nostra era, un pensatore indiano—grammatico,poeta e filosofo—propose una soluzione tanto audace quantoraffinata al problema degli universali. Il suo nome era Bhartṛhari.

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    20 min
  • Il Sāṃkhya-Yoga è davvero realista? L'interpretazione fenomenologica di Burley
    Oct 4 2025

    In questo episodio di FilososfIndia affrontiamo una domanda che, alla prima impressione, suona accademica, ma che porta con sé conseguenze pratiche profondissime: che cosa intendono, davvero, Sāṃkhya e Yoga quando parlano di realtà, esperienza e liberazione?

    Per molti la risposta è semplice e familiare: Sāṃkhya e Yoga descrivono un universo che nasce da una materia primordiale —prakṛti — e da un principio cosciente separato — puruṣa — e il loro sistema sarebbe una sorta di cosmologia antica, una «storia» dell’emergere delle cose.

    Mikel Burley, però, nel suo bel libro “Classical Saṃkhya and Yoga. An Indian Metaphysics of Experience” (Routledge 2007) ci invita a cambiare radicalmente prospettiva: e se Sāṃkhya e Yoga fossero, prima di tutto, una metafisica dell’esperienza —un’analisi delle condizioni che rendono possibile l’esperienzastessa — più che una mera descrizione di un mondo là fuori?


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    23 min