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Sintesi dell'editore

A che serve il latino? È la domanda che continuamente sentiamo rivolgerci dai molti per i quali la lingua di Cicerone altro non è che un'ingombrante rovina, da eliminare dai programmi scolastici.

In questo audiolibro personale e appassionato, Nicola Gardini risponde che il latino è - molto semplicemente - lo strumento espressivo che è servito e serve a fare di noi quelli che siamo. In latino, un pensatore rigoroso e tragicamente lucido come Lucrezio ha analizzato la materia del mondo; il poeta Properzio ha raccontato l'amore e il sentimento con una vertiginosa varietà di registri; Cesare ha affermato la capacità dell'uomo di modificare la realtà con la disciplina della ragione; in latino è stata composta un'opera come l'"Eneide" di Virgilio, senza la quale guarderemmo al mondo e alla nostra storia di uomini in modo diverso.

Gardini ci trasmette un amore alimentato da una inesausta curiosità intellettuale, e ci incoraggia con affabilità a dialogare con una civiltà che non è mai terminata perché giunge fino a noi, e della quale siamo parte anche quando non lo sappiamo. Grazie a lui, anche senza alcuna conoscenza grammaticale potremo capire come questa lingua sia tuttora in grado di dare un senso alla nostra identità con la forza che solo le cose inutili sanno meravigliosamente esprimere.

©2016 Garzanti (P)2019 Adriano Salani Editore

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  • Enrico
  • 02/10/2019

un libro che esce un po' (troppo) dal seminato

Mi è piaciuto questo libro? tutto sommato sì.
Rispecchiava le mie aspettative? decisamente no.
il testo è ben scritto, fa percepire la passione dell'autore per l'argomento ed è letto magnificamente; fin qui nulla da eccepire.

il mio disappunto è sul contenuto che si riduce un po' troppo unicamente alla sistematica trattazione delle opere di autori classici. è qualcosa si male? in senso assoluto certo che no. Ma con un titolo quale "viva il LATINO" questo diventa riduttivo. Mi spiego: con un titolo del genere ci si aspetterebbe un libro che parli del latino in sé e per sé, come LINGUA, delle sue bellezze, del suo lascito e della sua importanza, appunto, in quanto LINGUA. cosa si trova invece? letteratura, letteratura e ancora letteratura: il latino-lingua passa quasi in secondo piano mentre fa da padrone l'esposizione di Cicerone, Orazio ect e di come LORO usino la lingua. E non si fa nemmeno una menzione ad "altri latini" al di fuori di quello letterario degli autori (per esempio al latino giuridico, filosofico, botanico e scientifico, medico,...) e al loro lascito. tutto è incentrato sulla letteratura, come fosse l'unica eredità di questa lingua. faccio un parallelismo: se scrivessi un libro intitolato "il piacere di guidare" e poi parlassi quasi unicamente dei vari modelli di auto e case automobilistiche, sarei pertinente? se scrivessi "la bellezza della musica" e poi passassi in rassegna dei musicisti e le loro opere senza concentrarmi su pregi e bellezze della musica in quanto tale, sarei pertinente? trattare duenque la letteratura e gli autori non è sbagliato a prescindere, ma non può occupare i 3/4 del libro, a meno che non si voglia reintitolarlo e chiamarlo "viva la letteratura latina, storie e bellezze di una letteratura inutile".

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  • Marco D.
  • 01/10/2019

Una arriga utile, ma non necessaria<br />

stimola l'interesse a conoscere ma non insegna molto. un pelo di storia in più avrebbe permesso di costruire migliori basi per qualsiasi interesse da maturare.


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  • michele
  • 06/09/2019

semplicemente meraviglioso!

interessante e coinvolgente panoramica sui principali autori, con frequenti letture in latino e successiva traduzione.

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  • silvia
  • 22/08/2019

Infusione di conoscenza

Mi sono avvicinata da profana a questo testo. Sebbene l'argomento fosse estremamente accademico ha catturato il mio interesse capitolo per capitolo. Lo consiglio a chi vuol farsi ispirare nuovi argomenti di studio

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  • Tina
  • 03/07/2019

Splendida apologia

L'autore riesce perfettamente nel suo intento di trasmettere la sua grande passione per la lingua latina. Brani letterari accuratamente scelti sono proposti a testimonianza del genio e della vitalità del latino e della cultura che continua a veicolare. Molto consigliato.

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  • Maria R.
  • 15/06/2019

Spettacolare

Un libro che mi ha fatto rivivere l'emozione della cultura classica, un viaggio spettacolare in una lingua tutt'altro che morta. Un grazie all'autore narratore. Sicuramente un testo che andrebbe letto da tanti insegnanti per essere davvero veicoli di cultura.

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  • Utente anonimo
  • 14/06/2019

Un’occasione persa

Ho deciso di leggere questo libro dopo aver visto ben due encomiastiche ed entusiastiche recensioni sulla Domenica del Sole 24 Ore. In realtà, a convincermi è stato principalmente il titolo. Di fatto, però, bisogna capire se questo titolo è una svista, o un riuscito caso di esca editoriale efficace. Che un emerito accademico, rinomato latinista, definisca il latino come ‘inutile’, può far pensare che - almeno in parte - la trattazione sia dedicata alle ragioni per cui il latino non è una lingua inutile. A parte il capitolo finale, invece, il contenuto tradisce queste logiche aspettative. Si tratta, di fatto, di un piacevole trattato di letteratura e antologia latina, nel quale l’autore ci spiega le ragioni soggettive del suo amore per questa lingua. Mi sono anche posto il dubbio di aver frainteso completamente, sviato da cotanta titolazione: eppure nell’introduzione, e poi nelle conclusioni, l’autore ritorna - in tutta evidenza - sulla diatriba a proposito dell’utilità del latino, e del perché studiarlo a scuola. Si tratta però di generiche, e laconiche, accuse al sistema scolastico e alla politica, con qualche sintetico accenno - giusto - al valore fondante, e soprattutto distintivo rispetto alle altre culture nazionali, della lingua latina. Un libro da centomila copie ha, così, perso l’occasione di avere un impatto concreto su un tema di interesse nazionale.

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  • Luca Ferraris
  • 12/06/2019

Soporoso

Se voleva essere un saggio utile ad aiutare la riscoperta del latino ottiene un effetto opposto. Interi capitoli di auto celebrazione, verbosità ed erudizione pura.